Cinquestelle, lo spartiacque di Di Maio
di Stefano Folli , di Stefano FolliLa lettera di Luigi Di Maio al Foglio è probabilmente la novità politica più interessante emersa negli ultimi due anni in quella che era un tempo l'area giacobina dei Cinquestelle. C'era stato, è vero, il cambio di alleanze dell'estate 2019, l'astuto passaggio di Conte dalla destra alla sinistra. Ma si trattava pur sempre di una manovra di palazzo nel solco del trasformismo parlamentare.
Stavolta invece un esponente di primo piano del movimento ormai ex "grillino" - peraltro non il suo leader ufficiale, che non si sa bene chi sia al momento - cambia lo scenario e impartisce ai suoi vecchi compagni, ma in verità non solo a loro, una sorprendente lezione di etica politica e di senso delle istituzioni. Le scuse che il ministro degli Esteri porge all'ex sindaco di Lodi, Uggetti, travolto cinque anni fa da accuse da cui è stato ora del tutto prosciolto sul piano giudiziario, sembrano molto più di un manierismo.…
La lettera di Luigi Di Maio al Foglio è probabilmente la novità politica più interessante emersa negli ultimi due anni in quella che era un tempo l'area giacobina dei Cinquestelle. C'era stato, è vero, il cambio di alleanze dell'estate 2019, l'astuto passaggio di Conte dalla destra alla sinistra. Ma si trattava pur sempre di una manovra di palazzo nel solco del trasformismo parlamentare.
Stavolta invece un esponente di primo piano del movimento ormai ex "grillino" - peraltro non il suo leader ufficiale, che non si sa bene chi sia al momento - cambia lo scenario e impartisce ai suoi vecchi compagni, ma in verità non solo a loro, una sorprendente lezione di etica politica e di senso delle istituzioni. Le scuse che il ministro degli Esteri porge all'ex sindaco di Lodi, Uggetti, travolto cinque anni fa da accuse da cui è stato ora del tutto prosciolto sul piano giudiziario, sembrano molto più di un manierismo. Esse vanno al fondo di un metodo - il linciaggio mediatico preventivo dell'avversario politico (salvando invece l'amico, inutile precisarlo) - che i Cinquestelle non hanno certo inventato, ma di cui hanno fatto un cardine della loro azione.
Di Maio parla di "imbarbarimento del dibattito, associato ai temi giudiziari"; sottolinea "il diritto delle persone di vedere rispettata la propria dignità fino a sentenza definitiva e anche successivamente"; giudica "grottesche e disdicevoli" le modalità con cui non solo i 5S, ma un ampio spettro di forze politiche aggredì cinque anni fa Uggetti, contribuendo a destabilizzarne l'esistenza. Oggi il ministro fa ammenda dei suoi comportamenti di allora con parole molto nette che altri, anche tra gli alleati del M5S, non hanno saputo trovare. In tal modo segna uno spartiacque rispetto alla storia del movimento.
È, se si vuole, una prova di maturità che obbliga parlamentari e simpatizzanti "grillini" a decidere da quale parte stare. Contro "l'imbarbarimento" e quindi a favore di un sistema di garanzie che la riforma Cartabia della giustizia si propone di consolidare dopo anni di ambiguità. Ovvero chiudendo gli occhi sul caso Uggetti e altre vicende analoghe che hanno scandito la storia giudiziaria del paese, fino ad arroccarsi contro la riforma. Lungo questa faglia il M5S può e forse deve dividersi, perché una forza di governo credibile non potrà che abbracciare la linea anticipata da Di Maio. Nella quale non sembra esserci alcun ammiccamento al lato opaco della politica, secondo il tipico argomento che presto sarà scagliato contro il revisionista.
Difficile immaginare a questo punto che il leader presunto dei 5S, Conte, possa rimanere sospeso tra le due sponde. Dovrà anch'egli dire una parola chiara su certi metodi e forse interrogarsi se non toccasse a lui prendere l'iniziativa "garantista", prima di essere bruciato sul tempo da Di Maio. Il quale avrà anche impugnato la penna per opportunismo, ma di fatto ha smosso le acque e ha dimostrato di capire la politica meglio di altri.
Ci sono infatti segnali di smottamento dei vecchi schieramenti che qualcuno è più svelto di altri a cogliere. I 5S sono sempre più divisi in fazioni, Forza Italia affronta una scissione, altri segmenti del Parlamento sono inquieti. Si avvicina il semestre bianco e s'intravedono i contorni del grande gioco del Quirinale, in gennaio. Tutto o quasi avviene in funzione di questi due passaggi cruciali.