Il secondo capitolo del governo Draghi
di Stefano Folli , di Stefano FolliMario Draghi non era mai stato così esplicito nel parlare di futuro. A Modena ha descritto l'opportunità della ripresa in modo vivace e coinvolgente, con il tono dell'uomo delle istituzioni che vuole creare fiducia in un Paese frustrato da mesi di incertezza. Un tono più da politico che da tecnico, si potrebbe dire, in cui risuonava quella punta di retorica che in certi momenti è persino necessaria per scuotere le coscienze e segnare un cambio di scenario. Il maestro di questo tipo di esternazioni era il presidente americano Franklin Delano Roosevelt con i suoi discorsi "del caminetto" trasmessi via radio: ebbero una funzione determinante per spingere l'America sulla via della rinascita dopo la grande depressione, accendendo quello stato d'animo collettivo senza il quale i risultati sarebbero stati più lenti e incerti.
È solo un esempio, ovviamente. Le differenze tra l'Italia di oggi e gli Stati Uniti di allora …
Mario Draghi non era mai stato così esplicito nel parlare di futuro. A Modena ha descritto l'opportunità della ripresa in modo vivace e coinvolgente, con il tono dell'uomo delle istituzioni che vuole creare fiducia in un Paese frustrato da mesi di incertezza. Un tono più da politico che da tecnico, si potrebbe dire, in cui risuonava quella punta di retorica che in certi momenti è persino necessaria per scuotere le coscienze e segnare un cambio di scenario. Il maestro di questo tipo di esternazioni era il presidente americano Franklin Delano Roosevelt con i suoi discorsi "del caminetto" trasmessi via radio: ebbero una funzione determinante per spingere l'America sulla via della rinascita dopo la grande depressione, accendendo quello stato d'animo collettivo senza il quale i risultati sarebbero stati più lenti e incerti.
È solo un esempio, ovviamente. Le differenze tra l'Italia di oggi e gli Stati Uniti di allora sono immense e i sistemi politici non sono paragonabili. Tuttavia si avverte la stessa volontà di parlare al Paese profondo; nel nostro caso a quel reticolo di piccole e medie imprese, fondate sull'entusiasmo e la buona volontà degli imprenditori e dei lavoratori, che dovranno essere nei prossimi mesi lo strumento principale della risalita. Draghi ha lasciato intendere che l'emergenza della pandemia sta finendo e ora comincia, in un certo senso, la parte più difficile del lavoro. La ripresa richiede, certo, uno Stato più efficiente e semplificato, capace di essere amico e non avversario delle energie individuali, della vocazione liberale a intraprendere. Ma è proprio questo Stato che troppo spesso è mancato, sostituito da un'istituzione arcigna e soffocante, al tempo stesso assente e invadente - secondo un paradosso di cui non è difficile cogliere la logica perversa.
È stato dunque inaugurato il secondo capitolo del governo. Alcuni temi li aveva anticipati il giorno prima il governatore della Banca d'Italia, Visco, attento a inserire in una prospettiva europea la situazione del debito italiano, problema immane e principale minaccia a una stabile crescita. Una sintonia evidente con Palazzo Chigi. Del resto, il presidente del Consiglio non ha parlato come capo di un governo provvisorio o di mera emergenza. Il secondo capitolo o secondo tempo di questa esperienza equivale a un disegno via via più ambizioso: la rinascita del Paese, per come viene tratteggiata, sembra voler essere morale e politica, non solo economica. Di qui l'appello all'unità, cioè a uno sforzo concorde dei gruppi che sostengono l'esecutivo (senza escludere, sembra di capire, l'opposizione responsabile di cui si è fatta paladina Giorgia Meloni).
Lo sforzo convergente a cui sono invitati i partiti non è un manierismo, semmai è una pre-condizione indispensabile per far sì che il governo realizzi i suoi obiettivi. Al tempo stesso è anche la strada più lineare per rendere possibile la rigenerazione del sistema. Si è sempre detto che all'ombra del governo Draghi si possono ricostruire le varie identità politiche su basi rinnovate. Finora non si è visto granché, ma si deve sperare che l'esaurirsi della pandemia inneschi un circuito virtuoso. I commenti positivi di Salvini e di altre figure del teatro politico romano all'intervento del premier lasciano immaginare che il prossimo futuro, nonostante il semestre bianco, possa essere meno turbolento del previsto. Magari è solo un'illusione, ma un po' di ottimismo non guasta.