Due riforme necessarie
di Luciano Violante , di Luciano ViolanteNegli ultimi venti anni i nostri comportamenti migliori sono stati determinati dall’emergenza e non dalla virtù. Parti politiche che sembrava avessero smarrito l’idea di un interesse comune della nazione hanno messo a tacere le divergenze per corrispondere a vincoli europei, a decisioni del presidente della Repubblica, a governi composti da personalità non selezionate dai partiti. Un sistema politico all’origine fortemente partitizzato, paradossalmente, si è salvato spoliticizzandosi. Quelle decisioni sono state considerate la prova della incapacità del sistema dei partiti.
Tuttavia la consapevolezza dei propri limiti in una specifica contingenza politica potrebbe anche costituire prova di senso di responsabilità. Oggi i partiti sono chiamati a dimostrarlo perché approvare le misure del Recovery è necessario ma non basta. Uno sviluppo duraturo non dipende dai fondi europei ma dalla liberazione di società e isti…
Negli ultimi venti anni i nostri comportamenti migliori sono stati determinati dall’emergenza e non dalla virtù. Parti politiche che sembrava avessero smarrito l’idea di un interesse comune della nazione hanno messo a tacere le divergenze per corrispondere a vincoli europei, a decisioni del presidente della Repubblica, a governi composti da personalità non selezionate dai partiti. Un sistema politico all’origine fortemente partitizzato, paradossalmente, si è salvato spoliticizzandosi. Quelle decisioni sono state considerate la prova della incapacità del sistema dei partiti.
Tuttavia la consapevolezza dei propri limiti in una specifica contingenza politica potrebbe anche costituire prova di senso di responsabilità. Oggi i partiti sono chiamati a dimostrarlo perché approvare le misure del Recovery è necessario ma non basta. Uno sviluppo duraturo non dipende dai fondi europei ma dalla liberazione di società e istituzioni da vincoli irragionevoli che impediscono il dispiegamento pieno delle nostre capacità. Ne indico i due principali.
Il primo vincolo irragionevole riguarda la giustizia penale. Gli imprenditori e coloro che operano nella pubblica amministrazione, vivono con l’angoscia di un processo le cui regole, di natura autoritaria, sono ancora oggi orientate al sospetto che dietro ogni cittadino possa nascondersi un criminale e all’idea che l’imputato sia colpevole sino a sentenza definitiva di assoluzione. In coerenza con questo pregiudizio, le regole sono costruite in modo tale da posporre al massimo la decisione favorevole all’imputato, come dimostrano le regole sulla prescrizione.
Nel frattempo, sin dalle prime indagini, scaturiscono aggressioni mediatiche, discredito sociale, blocco della carriera, problemi con le banche, sospensione dalla partecipazione a gare pubbliche. Alla fine, dopo anni, se si sarà assolti, come il sindaco di Lodi, il danno non verrà recuperato. La Commissione istituita dalla ministra Cartabia propone di rivedere complessivamente la materia seguendo i principi propri di un paese civile: a) la notizia di reato può essere iscritta nell’apposito registro solo se contiene “specifici elementi indizianti” e non “meri sospetti”; b) la semplice iscrizione nel registro non determina effetti pregiudizievoli sul piano civile e amministrativo; c) l’azione penale va esercitata solo quando gli elementi raccolti siano tali da poter ragionevolmente condurre alla condanna dell’imputato; d) il pubblico ministero deve chiedere l’archiviazione quando gli elementi acquisiti non risultino tali da determinare la condanna; e) il giudice dell’udienza preliminare deve pronunciare sentenza di non luogo a procedere quando emerga che gli elementi acquisiti non siano tali determinare la condanna in giudizio.
Il secondo vincolo irragionevole riguarda il Parlamento, che oggi opera con difficoltà tra Dpcm, monocameralismo di fatto, decreti legge, maxiemendamenti e fiducie. Si tratta di disfunzioni che minano la fiducia nelle istituzioni e ricadono direttamente sui cittadini. Nella prossima legislatura, senza riforme, potrebbe essere peggio perché il Senato con soli duecento componenti non sarà in grado di funzionare. Un gruppo di parlamentari propone il monocameralismo: al posto di una Camera con quattrocento deputati e di un Senato con duecento senatori, una sola Camera con seicento componenti.
La proposta merita di essere presa in considerazione, se accompagnata da un forte irrobustimento della Commissione per le questioni regionali prevista dall’articolo 126 della Costituzione, sul modello del Bundesrat tedesco. Altrimenti si potrebbe potenziare il ricorso al Parlamento in seduta comune, o assegnare alla sola Camera dei deputati il voto di fiducia e il voto finale su tutte le leggi meno quelle costituzionali. L’ emergenza potrebbe riattivare le virtù sopite; ma non c’è molto tempo.