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La Rai che l'Italia merita

La sede Rai di viale Mazzini a Roma 

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La tv pubblica ha un problema di gestione, amministrazione e bilancio che va al di là della composizione del suo Cda. Il confronto con la Bbc fa riflettere
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Entro il 14 giugno il governo dovrà nominare i nuovi vertici della Rai. Come sempre in questi casi si scatena il totopoltrone. Questa volta però, almeno per le posizioni di vertice, i partiti saranno esclusi dalle scelte. Meno male. Questo dovrebbe risparmiarci lo spettacolo di una Rai presieduta per tre anni da una persona come Marcello Foa. Tra le sue numerose attività, ne ricordiamo alcune: sposa la storia propagata dai complottisti americani di QAnon di una Hillary Clinton satanista, e scrive una introduzione entusiastica a un libro della giornalista complottista Enrica Perucchietti, secondo la quale (ma sono solo alcuni piccolissimi esempi) il consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter era in combutta con Bin Laden e Pearl Harbor fu una messinscena americana. Tutto questo, e molto altro, è documentato nel libro di Claudio Gatti I demoni di Salvini.


La Rai, ovviamente, non è Marcello Foa e si sbaglierebbe a pensare che escludendo i …

Entro il 14 giugno il governo dovrà nominare i nuovi vertici della Rai. Come sempre in questi casi si scatena il totopoltrone. Questa volta però, almeno per le posizioni di vertice, i partiti saranno esclusi dalle scelte. Meno male. Questo dovrebbe risparmiarci lo spettacolo di una Rai presieduta per tre anni da una persona come Marcello Foa. Tra le sue numerose attività, ne ricordiamo alcune: sposa la storia propagata dai complottisti americani di QAnon di una Hillary Clinton satanista, e scrive una introduzione entusiastica a un libro della giornalista complottista Enrica Perucchietti, secondo la quale (ma sono solo alcuni piccolissimi esempi) il consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter era in combutta con Bin Laden e Pearl Harbor fu una messinscena americana. Tutto questo, e molto altro, è documentato nel libro di Claudio Gatti I demoni di Salvini.


La Rai, ovviamente, non è Marcello Foa e si sbaglierebbe a pensare che escludendo i partiti dalle nomine di vertice i problemi della Rai saranno in gran parte risolti. La Rai ha un problema di gestione, amministrazione e bilancio che va al di là della composizione del suo Cda. Si può obiettare che in questo periodo di vacche grasse, inondati come siamo dai soldi del Pnrr, non è il momento di fare le pulci ai bilanci della Rai, o di qualsiasi altro ente pubblico: questo è il momento di dare, non di risparmiare qualche decina o centinaia di milioni qua o là. Ci permettiamo di dissentire: rilassare il controllo sugli enti pubblici non porta solo a perdite economiche magari irrilevanti da un punto di vista macroeconomico, ma anche a una cattiva gestione della cosa pubblica che, se non fermata, inciderà per anni sulla nostra cultura e sulla nostra collettività.


Il modo più semplice per comprendere i problemi della Rai è raffrontarla alla Bbc, che per giudizio pressoché unanime è considerata uno dei modelli di servizio radiotelevisivo pubblico. Nel 2019 il gruppo Rai ha avuto entrate per 2,65 miliardi, circa il 55 per cento delle entrate Bbc. Anche il numero dei dipendenti Rai è circa il 55 per cento dei dipendenti Bbc. La differenza sta nella voce salari e stipendi: il 36 per cento delle entrate alla Rai, il 22 per cento alla Bbc.


Poiché in Gran Bretagna non c'è il tetto dei 240.000 euro alla remunerazione, presidente, amministratore delegato, consiglieri e alcuni dirigenti sono meglio remunerati alla Bbc che alla Rai. Ma anche se dal 2012 la Rai ha opportunamente cessato di pubblicare questo dato, sappiamo che in quell'anno un giornalista su cinque era dirigente, una percentuale incredibile che sospettiamo oggi non sia cambiata di molto (ma sollecitiamo la Rai a fornire i dati al riguardo). Il lettore interessato può andare sul sito della Rai per l'elenco dei 93 dirigenti e giornalisti con uno stipendio superiore ai 200.000 euro, inclusi il direttore generale della radiotelevisione di San Marino e alcuni giornalisti con responsabilità irrisorie; nella Bbc, che è circa il doppio per dimensioni, i dirigenti e giornalisti che guadagnano più di 200.000 sterline (equivalenti quasi esattamente a 200.000 euro una volta tenuto conto dei diversi costi della vita) sono meno di 90, e di ciascun giornalista è elencato il programma e il numero di apparizioni.


Questa non può essere tutta la spiegazione della differenza di costi tra Rai e Bbc, ma è indice di un certo modo di gestire l'azienda. C'è poi l'annosa questione dei compensi delle superstar: una piccola parte del bilancio totale, ma indicativa di una certa cultura. Come è noto, la Rai non fornisce questi dati, a meno che non sia forzata a farlo da qualche commissione parlamentare, come avvenne nel 2017. Abbiamo ricostruito da varie fonti i compensi nel 2018 o 2020, a seconda dell'anno disponibile. Benché la Rai sia circa la metà della Bbc, almeno 10 suoi collaboratori guadagnano 500.000 euro o più; nella Bbc sono tre. Quello delle superstar televisive è un mercato speciale, in cui non c'è un prezzo di riferimento più o meno ovvio come quello di un chilo di pasta di una certa qualità. Proprio perché mancano riferimenti ovvi, è opportuno fare un raffronto con un'altra emittente pubblica che gode di un indubbio prestigio. E il confronto dovrebbe fare riflettere.


Non si tratta di imporre a tutti i costi l'austerità dei conti pubblici. Si tratta di imporre il principio che le aziende pubbliche, soprattutto quelle di diritto privato che hanno maggiori leve gestionali, vanno gestite bene nell'interesse della collettività, anche e soprattutto quando, come nel caso del canone Rai, i fondi a disposizione non dipendono dalla qualità del servizio prodotto.