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Il Covid, Mazzini e il principio del Dovere

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Due notizie – l’accelerazione dell’economia e la diminuzione del contagio - si intrecciano e si rafforzano a vicenda, illuminando questi giorni di primavera. L’Istat ha certificato ieri gli ottimi dati che i principali centri studi del Paese avevano anticipato nei giorni scorsi. Quest’anno si stima una crescita sostenuta del Pil pari a +4,7%, che non rallenterà se non di poco nel 2022. Aumenta la domanda interna, gli investimenti sono “in decisa accelerazione” e ancora non si è visto l’effetto volano dei soldi del Pnrr, dato che i primi assegni verranno staccati per l’Italia non prima di agosto. Anche dalle famiglie italiane - che durante questo anno come formichine hanno tenuto i risparmi al sicuro nell’incertezza riguardo al futuro - giungono notizie di una ripresa dei consumi e delle spese troppo a lungo rimandate. Stiamo uscendo insomma dalla più grave recessione dalla seconda guerra mondiale. Come ha…

Due notizie – l’accelerazione dell’economia e la diminuzione del contagio - si intrecciano e si rafforzano a vicenda, illuminando questi giorni di primavera. L’Istat ha certificato ieri gli ottimi dati che i principali centri studi del Paese avevano anticipato nei giorni scorsi. Quest’anno si stima una crescita sostenuta del Pil pari a +4,7%, che non rallenterà se non di poco nel 2022. Aumenta la domanda interna, gli investimenti sono “in decisa accelerazione” e ancora non si è visto l’effetto volano dei soldi del Pnrr, dato che i primi assegni verranno staccati per l’Italia non prima di agosto. Anche dalle famiglie italiane - che durante questo anno come formichine hanno tenuto i risparmi al sicuro nell’incertezza riguardo al futuro - giungono notizie di una ripresa dei consumi e delle spese troppo a lungo rimandate. Stiamo uscendo insomma dalla più grave recessione dalla seconda guerra mondiale. Come ha confermato il governatore Visco nelle sue considerazioni finali, “nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un’accelerazione della ripresa”.

Alla schiarita sull’economia corrisponde una sensazione generale di ritorno alla vita. La liturgia delle conferenze stampa dell’Istituto superiore di Sanità, con la consueta carrellata di morti e contagiati, ieri ha lasciato spazio a una buona notizia che non è passata inosservata. "Per la prima volta”, ha detto il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, con un tono di voce che tradiva l’emozione, “il bianco emerge in modo significativo dalla mappa nazionale". Non siamo più la pecora nera d’Europa, la circolazione del virus rallenta. E migliorano tutti i numeri legati all’emergenza. L’incidenza, il numerino che di fatto ha sostituito il famigerato RT, si attesta a 32 casi su 100mila abitanti e quasi tutte le regioni sono sotto il valore critico di 50. Scende l’età dei ricoverati, 58 anni rispetto ai 60 della settimana precedente, e quelli che finiscono in ospedale non sono più così gravi. I nostri vecchi sono quasi tutti vaccinati: dai settantenni agli ultra ottantenni hanno tutti una copertura alta, ma in tutte le classi di età c’è una crescita veloce. La metà dei cinquantenni, una delle classi più numerose, ha già superato il traguardo della doppia dose. Ancora Brusaferro: “Non c'è alcuna regione a rischio, le proiezioni sono serene". Dopo le polemiche dei mesi scorsi sul caos organizzativo, sui furbetti, sulle dosi mancanti, sui sistemi di prenotazione in tilt, sulle regioni inadempienti, tutto sembra filare liscio. Quasi non si direbbe di essere in Italia quando si arriva in un centro Covid e si esce, dopo pochi minuti, tra i sorrisi dei volontari e senza perdite di tempo, con il certificato di avvenuta vaccinazione. 

Il problema ora è non farsi prendere troppo la mano. Come se ci fossimo soltanto risvegliati da un brutto sogno e non fosse invece tutto vero. E’ già accaduto qualcosa di simile la scorsa estate e l’alibi del vaccino non ci deve far precipitare nell’euforia sconsiderata e nella caduta di tutte le cautele. Proprio ora che ci sentiamo ed effettivamente siamo più liberi, è il momento di esercitare la nostra massima responsabilità. Un senso del dovere e del rispetto delle regole che deve venire da noi stessi, perché non ci sarà imposto da nessuna divisa di Stato. Certo, sarà difficile che il buon esempio venga dall’alto, da una politica che ha fatto a gara nel sollecitare i nostri istinti, con due partiti di destra – la Lega e Fratelli d’Italia – impegnati da un anno nella gara a chi la spara più grossa contro la “dittatura” sanitaria. Proprio per questo la responsabilità deve essere nostra, esercitando quello che Giuseppe Mazzini chiamava il principio del Dovere. Che viene prima, anzi è il presupposto per esercitare i nostri diritti.