Il calcio continua a piacervi da impazzire, nonostante tutto? E allora tenetevi completamente liberi il sabato e la domenica, e pure il lunedì sera. Lasciate perdere mogli, mariti, fidanzate, compagni e compagne, ma anche figli, nonni e nipoti, e costruitevi dieci nicchie di solitudine: perché, appunto, nel prossimo campionato vi attendono dieci partite di serie A in dieci orari diversi. Se la Lega Calcio approverà dopodomani la richiesta di Dazn, che ha acquistato i diritti televisivi di 7 gare in esclusiva per ogni turno, l’unità di spazio e tempo già pesantemente compromessa salterà del tutto. Nell’agenda resterà posto, forse, per un paio di soste in bagno e qualche ora di nanna (finché, almeno, non s’inventeranno la partita alle tre del mattino per abbonati insonni). La Lega Calcio: quel tavolo sbilenco dove Claudio Lotito non ha un solo voto ma due (perché la proposta passi, serviranno 14 sì),…
Il calcio continua a piacervi da impazzire, nonostante tutto? E allora tenetevi completamente liberi il sabato e la domenica, e pure il lunedì sera. Lasciate perdere mogli, mariti, fidanzate, compagni e compagne, ma anche figli, nonni e nipoti, e costruitevi dieci nicchie di solitudine: perché, appunto, nel prossimo campionato vi attendono dieci partite di serie A in dieci orari diversi. Se la Lega Calcio approverà dopodomani la richiesta di Dazn, che ha acquistato i diritti televisivi di 7 gare in esclusiva per ogni turno, l’unità di spazio e tempo già pesantemente compromessa salterà del tutto. Nell’agenda resterà posto, forse, per un paio di soste in bagno e qualche ora di nanna (finché, almeno, non s’inventeranno la partita alle tre del mattino per abbonati insonni). La Lega Calcio: quel tavolo sbilenco dove Claudio Lotito non ha un solo voto ma due (perché la proposta passi, serviranno 14 sì), essendo presidente di Lazio e Salernitana, appena promossa in A. Lo faranno votare doppio? Pure questa è un’anomalia italiana.
Addio a Tutto il calcio minuto per minuto, dovrete accontentarvi di Diletta Leotta. La reazione social dei tifosi, o di quanto resta di loro, è già abrasiva. Sono furenti. Perché è come se i grandi del calcio, o soltanto i grandi interessi e il grandissimo deficit, continuassero a inventare sistemi per scoraggiare la gente, per allontanarla dagli stadi. Prima la Superlega esclusiva ed escludente, peraltro abortita in 48 ore (ma troveranno modo di riproporla a pezzetti, un po’ come il campionato sushi, cambiandone il nome), poi questa frantumazione che ha due motivi. Il primo è economico, perché i diritti tivù del calcio si vendono meglio atomizzandolo. Il secondo è tecnico, visto che i potenti mezzi di Dazn rischiano di “impallarsi” in caso di flusso eccessivo, è la famigerata rotellina che all’inizio bloccava le dirette. Così, Juve-Inter da zio Ignazio era già al 24’ del primo tempo (1-0), mentre noi eravamo soltanto al 18’ ( sullo 0-0). Poi si è un po’ aggiustata la baracca, ma il senso di improvvisazione rimane: prima si va da Dazn per prendere 840 milioni di euro a stagione, poi ci si chiede se il pubblico potrà vedere il calcio senza intoppi. Fare il contrario, troppo difficile? La chimera di un’unica piattaforma per il pallone, o al massimo due, è svanita per sempre.
Del resto, in Europa è già quasi così. Anche perché è ovunque drammatica la necessità di trovare denaro fresco da parte dei club. In Spagna non esiste la contemporaneità, invece in Germania hanno deciso che il lunedì sera è meglio passarlo in birreria e non in curva. Ma se il calcio tratta i tifosi come clienti, poi dev’essere in grado di vendere benissimo il prodotto, altrimenti il mercato si sgretola. Il disamore è già molto diffuso, tra i più giovani specialmente: guardano solo i gol e le più belle azioni dei diversi campionati, non hanno più il tifo nel sangue, si divertono online anche con altri sport e mai si sobbarcherebbero una trasferta faticosa e costosa per sventolare una bandiera. Se passa questo nuovo progetto, è pensabile che lo faranno ancora meno. Sembra peraltro incredibile che i signori del calcio abbiano deciso una cosa del genere dopo quasi due campionati senza pubblico, dunque con le persone più lontane dal cuore, dagli spalti e dal portafoglio. Come se, dopo il lockdown, i ristoranti avessero detto: okay, riapriamo ma solo per i clienti vestiti di grigio, mancini e con un cane di nome Asdrubale, servendo l’antipasto alle 19, gli spaghetti alle 21, l’arrosto alle 23 e il dolce lunedì.
Possiamo chiamarlo “tutto il calcio sminuzzo per sminuzzo”. Ma se il calendario viene diviso, le spese si moltiplicano. Il tifoso che non vuole perdersi nulla dovrà dunque abbonarsi a Dazn (29,99 euro al mese), poi a Sky Calcio (16 euro) e a Sky Sport (30,90 euro). Fanno più di 76 euro. E per lo streaming serve Internet, che mica è gratis. E dove li mettiamo Amazon e Mediaset Infinity? Un salasso assurdo, una paranoia da telecomando, ma anche la forte tentazione di abbandonarsi alla pirateria. Non sia mai. Ma se sarà, poi nessuno si stupisca.