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I tre limiti della destra

Matteo Salvini e Giorgia Meloni 

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La possibilità di una affermazione elettorale pone problemi di rivalità, credenziali democratiche e contraddizioni
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Il ceto politico giallorosso vince il Covid - nell'ultima fase della lotta con la guida influentissima di Draghi, e con l'apporto della Lega - ma pare destinato, secondo i sondaggi, a perdere le elezioni politiche, quando si terranno. E a consegnare l'Italia alle destre, che alla guerra alla pandemia hanno preso parte, ma senza entusiasmo. E anzi avanzando dubbi e contestazioni rispetto alle strategie ufficiali (a loro volta non certo impeccabili).


L'attuale incombere delle destre non è un fenomeno inspiegabile né un'emergenza inattesa. Molti umori antisistema circolavano già da tempo prima della pandemia; sopiti durante i mesi più duri, privati di un loro importante referente, il M5S, che non ha retto davanti alla politica reale, mentre la Lega ha fornito una prova contraddittoria, si ripresentano oggi: euroscetticismo, estraneità a una buona parte del discorso politico mainstream (dall'accoglienza ai migranti alla rilevanz…

Il ceto politico giallorosso vince il Covid - nell'ultima fase della lotta con la guida influentissima di Draghi, e con l'apporto della Lega - ma pare destinato, secondo i sondaggi, a perdere le elezioni politiche, quando si terranno. E a consegnare l'Italia alle destre, che alla guerra alla pandemia hanno preso parte, ma senza entusiasmo. E anzi avanzando dubbi e contestazioni rispetto alle strategie ufficiali (a loro volta non certo impeccabili).


L'attuale incombere delle destre non è un fenomeno inspiegabile né un'emergenza inattesa. Molti umori antisistema circolavano già da tempo prima della pandemia; sopiti durante i mesi più duri, privati di un loro importante referente, il M5S, che non ha retto davanti alla politica reale, mentre la Lega ha fornito una prova contraddittoria, si ripresentano oggi: euroscetticismo, estraneità a una buona parte del discorso politico mainstream (dall'accoglienza ai migranti alla rilevanza della questione ecologica alla messa in discussione di radicate certezze identitarie), sfiducia verso le istituzioni. Sono umori che attraversano vari ceti: dagli esclusi e dai meno garantiti a coloro che, fin troppo inclusi, non vedono oltre il proprio particolarismo corporativo.


A ciò si deve aggiungere una somma di risentimenti, rabbie, rancori, desideri di rivalsa, paure, elaborate e coltivate durante il Covid; di sofferenze reali (la crisi economica ha colpito la società duramente, e in modo differenziato) e di insofferenze simboliche, nonché di sospetti dietrologici, verso le restrizioni delle libertà personali (nel senso più lato del termine) che le autorità hanno imposto o fortemente raccomandato (le vaccinazioni). L'individualismo già largamente circolante nella società ha assunto una postura aggressiva - il Covid ha aumentato la percezione di vulnerabilità, e quindi la reattività - : la società si è disunita ulteriormente. Tanti disagi, vecchi e nuovi, chiedono un capro espiatorio: che non può essere altro che la classe di governo.


A queste pulsioni, infatti, il centrosinistra non ha potuto né saputo prestare attenzione, se non tentando un'alleanza con il più debole dei contenitori dello scontento, il M5S. Mentre le destre - che derivano da partiti strutturati, ben più efficaci dei "movimenti" - sono state pronte a raccoglierle, che ne avessero titolo o no: tanto la Lega, che ha scelto di essere di lotta e di governo - scelta astuta e preveggente, ma non molto pagante in termini di consenso - , quanto FdI, che ha optato per l'opposizione "patriottica", premiata da un successo quasi imbarazzante.


La possibilità di una loro affermazione elettorale pone ora tre ordini di problemi, uno più grave dell'altro. Il primo è la rivalità fra le due destre, che è una delle cause delle loro difficoltà a individuare le candidature per le amministrative d'autunno, e che proseguirà nel tempo. Il secondo è costituito dalle non impeccabili credenziali democratiche di una parte dei sostenitori di FdI, un partito al quale inoltre manca, con poche eccezioni, una classe dirigente sperimentata. Il terzo, infine, è una contraddizione strutturale. Come si vede dal rapporto (molto interessato) che continuano a intrattenere con FI, nessuna delle due destre potrà permettersi, in un'ottica di governo - soprattutto se al Quirinale siederà un convinto europeista - , di ignorare i vincoli esterni della Ue e dell'euro (che verranno riproposti, anche se c'è da augurarsi in modo meno rigido che in passato). Un'evoluzione verso il modello Cdu-Csu, partito conservatore ordoliberista, è quindi possibile, soprattutto da parte della Lega. Mentre FdI potrebbe essere più attirata dagli esempi di Polonia e Ungheria: due Paesi interni alla Ue ma, a differenza del nostro, esterni all'eurozona.


Le destre, in ogni caso, dovranno scendere a compromessi difficili da far digerire a una parte dei loro elettorati, costretti a ingoiare logiche e poteri non amati. Una frustrazione che cercheranno di lenire con risarcimenti simbolici, come politiche identitarie di non alto profilo e normative improntate a esclusione e a repressione. Le contraddizioni delle destre al governo si scaricherebbero così sulla società: nessun problema strutturale troverebbe soluzione, ma nel Paese si aprirebbero lacerazioni anche più gravi delle attuali. E si rivelerebbe una volta di più la natura profonda della destra: presentarsi come forza d'ordine, ed essere portatrice di conflitto.