"Vincono tutto, questi italiani". L'allora presidente Albert Lebrun aveva accompagnato le sue parole con un gesto di stizza. Era il 1938, e dopo la vittoria dell'Italia ai mondiali di calcio, Gino Bartali conquistava il Tour de France. Facile sorridere davanti ai francesi che, ancora, s'incazzano perché esclusi dal loro tempio del tennis già nella prima settimana del Roland-Garros. Dal 1928 al 2020 compreso c'era sempre stato un giocatore transalpino al terzo turno. Adesso la scena è occupata da nuovi moschettieri che si chiamano Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini. Giovani, e italiani. L'onda azzurra, come ha scritto Le Parisien, arriva in un momento in cui il tennis d'Oltralpe deve capire dove ha sbagliato, mentre quello maschile in Italia può contare su un inedito serbatoio di talenti, che andranno gestiti con cura e attenzione. Al contrario di quanto ha fatto la Francia, che rappresenta un esempio da …
"Vincono tutto, questi italiani". L'allora presidente Albert Lebrun aveva accompagnato le sue parole con un gesto di stizza. Era il 1938, e dopo la vittoria dell'Italia ai mondiali di calcio, Gino Bartali conquistava il Tour de France. Facile sorridere davanti ai francesi che, ancora, s'incazzano perché esclusi dal loro tempio del tennis già nella prima settimana del Roland-Garros. Dal 1928 al 2020 compreso c'era sempre stato un giocatore transalpino al terzo turno. Adesso la scena è occupata da nuovi moschettieri che si chiamano Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini. Giovani, e italiani. L'onda azzurra, come ha scritto Le Parisien, arriva in un momento in cui il tennis d'Oltralpe deve capire dove ha sbagliato, mentre quello maschile in Italia può contare su un inedito serbatoio di talenti, che andranno gestiti con cura e attenzione. Al contrario di quanto ha fatto la Francia, che rappresenta un esempio da non imitare. La sua generazione precedente, composta da Jo-Wilfried Tsonga (1986), Richard Gasquet (1987) e Gilles Simon (1984) e altri, ha sempre fallito le prove importanti perché schiacciata dalle aspettative di un Paese che si sente tra padri fondatori del tennis ma, come l'Italia, non vince uno Slam maschile da tempo immemorabile. Era il lontano 1983 quando Yannick Noah sollevò il trofeo di Roland-Garros. E il trionfo di Adriano Panatta risale al 1976.
E' altrettanto facile stuzzicare l'eterna rivalità sportiva, Bleus contro Azzurri, citando il coup de boule di Zidane a Materazzi, mai dimenticato. Ma ora, a parità di digiuno di trofei, l'Italia è diventata il modello a cui ispirarsi. La Federazione ha rinunciato al sogno del grande centro federale che diventa fabbrica di campioni, capendo che il sistema pubblico deve accompagnare e aiutare il privato (i circoli, i giocatori) affiancando mezzi e persone, sviluppando una collaborazione tra due sistemi, e non una sterile competizione. I giovani italiani possono giocare mezza stagione in casa senza viaggiare o spendere soldi, grazie a un ricco calendario di tornei Futures e Challenger. Oltralpe invece il sistema competitivo è ancora ingessato, la Federazione guarda con sospetto i potenti centri privati, come quello di Patrick Moratoglu o Jean-René Lisnard che nota: "Prima gli italiani passavano il tempo a piangersi addosso, ora sono diventati dei guerrieri". A lagnarsi sono i francesi, che forse hanno la pancia troppo piena, si sono "imborghesiti", come denuncia L'Équipe parlando di chi non vuole uscire dalla propria zona di conforto, non è mentalmente attrezzato per resistere a una concorrenza mondiale sempre più feroce.
Per la rivincita nazionale bisognerà concentrarsi sugli europei di calcio con il trio Benzema-Griezmann-Mbappé, ma intanto sta arrivando l'inverno nel tennis francese, con qualche lezione da imparare. Uno Stato ultraprotettore non è sempre una garanzia per costruire il futuro quando la crisi inizia a mordere e deve venir fuori l'istinto di sopravvivenza. Nel dopoguerra, l'Italia del miracolo economico era guardata con sospetto e invidia da De Gaulle che profetizzava il rischio di passare da "pays pauvre, à pauvre pays". Quel povero Paese, invece, entrò nel ristretto club delle grandi potenze.