I risvolti sul piano europeo del possibile patto tra Salvini e Berlusconi sono ancora da scandagliare, messi in ombra dalle questioni domestiche. Ma non è difficile immaginare che siano destinati a occupare un posto centrale nel prossimo futuro, al punto da condizionare tutto il resto. E si capisce perché: Forza Italia rappresenta una componente significativa di quel Partito popolare che ha avuto in questi anni Angela Merkel come punto di riferimento. Adesso il declino del partito berlusconiano attenua il suo ruolo in Europa, eppure in Italia i democristiani continentali - tedeschi in primo luogo - non hanno un altro interlocutore paragonabile a Forza Italia.
Viceversa la Lega di Salvini è collegata da tempo alle formazioni della destra nazionalista, senza troppe distinzioni. Ancora di recente, l'ex ministro dell'Interno ha cercato di promuovere - non si sa con quanta convinzione - una sorta di internazionale conservatrice, senza in apparenza rendersi co…
I risvolti sul piano europeo del possibile patto tra Salvini e Berlusconi sono ancora da scandagliare, messi in ombra dalle questioni domestiche. Ma non è difficile immaginare che siano destinati a occupare un posto centrale nel prossimo futuro, al punto da condizionare tutto il resto. E si capisce perché: Forza Italia rappresenta una componente significativa di quel Partito popolare che ha avuto in questi anni Angela Merkel come punto di riferimento. Adesso il declino del partito berlusconiano attenua il suo ruolo in Europa, eppure in Italia i democristiani continentali - tedeschi in primo luogo - non hanno un altro interlocutore paragonabile a Forza Italia.
Viceversa la Lega di Salvini è collegata da tempo alle formazioni della destra nazionalista, senza troppe distinzioni. Ancora di recente, l'ex ministro dell'Interno ha cercato di promuovere - non si sa con quanta convinzione - una sorta di internazionale conservatrice, senza in apparenza rendersi conto della questione di fondo. Vale a dire che il problema non è arginare Giorgia Meloni in Europa, quanto colmare la contraddizione tra la Lega che in Italia cerca l'intesa con Berlusconi, uomo del Ppe, e la stessa Lega alleata oltre confine di forze opposte ai Popolari.
Si tratta, come è noto, di formazioni contro cui la Cancelliera Merkel ha combattuto senza tregua, in quanto minano alla base il blocco sociale e i consensi su cui si regge il "popolarismo". Ora è vero che Salvini di recente ha un po' attenuato il rapporto con l'estrema destra di AfD (cioè Alternativa per la Germania), ma come si dice in questi casi, troppo poco e troppo tardi. Se mai il patto (o la federazione o addirittura il partito unico) con quel che rimane di Forza Italia prenderà forma, non è pensabile che i due contraenti si attestino su posizioni divergenti in Europa. O che resti una riserva mentale da parte leghista. D'altra parte il passaggio di Salvini dalla sponda cosiddetta "sovranista" alla riva di una sostanziale ortodossia europea, simboleggiata proprio dal Ppe, non sarebbe indolore: comporterebbe un'adesione al disegno sempre coltivato da Giorgetti e Zaia, ma contrastato dal leader che ha inseguito per anni il miraggio di un'Unione diversa da quella di Bruxelles.
Si dirà che oggi quel che conta è il supporto al governo Draghi e quindi a un premier che si avvia a essere protagonista in Europa. Sotto tale profilo Salvini nella sua ultima versione sembra già parlare come il portavoce del patto Lega-Forza Italia, garantendo un sostegno pieno a Palazzo Chigi. Del resto, l'Europa di domani potrebbe essere diversa da quella pre-pandemia, con le sue intransigenze rigoriste. Potrebbe... tuttavia nessuno ha certezze. Molto dipende da come evolverà la situazione a Berlino. Per paradosso persino l'intesa nel centrodestra italiano finirà per essere condizionata dai futuri equilibri tedeschi.
Domenica 6 giugno in Sassonia la Cdu ha ottenuto un risultato migliore delle aspettative a scapito dell'estrema destra duramente sconfitta. Gli osservatori vedono in questo il segnale che in settembre, nel voto nazionale, la cancelleria potrebbe restare ai democristiani del dopo-Merkel, limitando gli scossoni politici. Tuttavia è presto per dire dove andrà la Germania senza la sua storica Cancelliera. Le recenti parole di Schäuble circa il rientro dai debiti della stagione Covid lasciano intendere che il futuro è ancora tutto da scrivere. Anche di questo dovrà tener conto Salvini nel suo percorso di conversione.