Saman Abbas: siamo tutte Saman
di Natalia Aspesi , di Natalia AspesiLa vita di una ragazza non vale nulla, quella di una figlia ancora meno, se rifiuta il ruolo di merce che serve a uno scambio vantaggioso, non per lei certo che non ne ha diritto, ma per i suoi genitori, o meglio per suo padre, il padre padrone (anche gli italiani sino a cent'anni fa) per la grande famiglia lontana distribuita nel loro Paese, per mantenere una tradizione patriarcale che nessuno, donna ma anche uomo, riesce a infrangere, per rafforzare l'Islam, per non scomparire cancellati da una cultura per loro esecrabile.
Tante, nel tempo, le cose-donna come Saman, che disubbidendo alla legge del Padre perdono il diritto di vivere, qui nel Paese dove le hanno portate per trovare loro, i padri, lavoro e vita, ma non per lei, che resta rinchiusa nella prigione dentro cui è arrivata, sotto gli occhi feroci dei guardiani della fede, il padre e la madre, suddita anche lei, quindi impossibilitata a difendere la figlia come non può difendere se stessa.
Quali pens…
La vita di una ragazza non vale nulla, quella di una figlia ancora meno, se rifiuta il ruolo di merce che serve a uno scambio vantaggioso, non per lei certo che non ne ha diritto, ma per i suoi genitori, o meglio per suo padre, il padre padrone (anche gli italiani sino a cent'anni fa) per la grande famiglia lontana distribuita nel loro Paese, per mantenere una tradizione patriarcale che nessuno, donna ma anche uomo, riesce a infrangere, per rafforzare l'Islam, per non scomparire cancellati da una cultura per loro esecrabile.
Tante, nel tempo, le cose-donna come Saman, che disubbidendo alla legge del Padre perdono il diritto di vivere, qui nel Paese dove le hanno portate per trovare loro, i padri, lavoro e vita, ma non per lei, che resta rinchiusa nella prigione dentro cui è arrivata, sotto gli occhi feroci dei guardiani della fede, il padre e la madre, suddita anche lei, quindi impossibilitata a difendere la figlia come non può difendere se stessa.
Quali pensieri aveva Saman, quanta paura e rassegnazione e orrore e disperazione e odio e impossibile speranza aveva mentre la conducevano al patibolo, alla lapidazione delle sue leggi, a una morte certa? Ma anche mi chiedo cosa succede nella testa di un padre, non un padre pazzo, ma un padre nel suo diritto tribale, che dopo il misfatto per lui irrinunciabile non avrà più gli sguardi e le carezze e i sorrisi di quella ragazza senza colpa se non quella di essere giovane e di volere una cosa inaudita, essere felice.
Sperando che gli assassini vengano rintracciati, perché non può essere altrimenti, arrestati, processati e duramente condannati, che ricordi avranno quel padre, quella madre, della loro figliolina arrivata in Italia adolescente, in Pakistan già in età da marito, piena di curiosità, affascinata dal nuovo, dai modi amichevoli dei compagni di scuola, dall'italiano da imparare in fretta per studiare e fare amicizia? Non ne sentiranno la mancanza, si sentiranno senza colpa, soddisfatti di aver compiuto il loro dovere o forse capiterà talvolta di sentire il peso della sentenza criminale, l'orrore di quella esecuzione?
Immagino che ci siano differenze culturali e di vita tra i Paesi islamici e il Pakistan è tra i più popolosi e poveri e oscurantisti: buona parte dell'economia è retta dalle rimesse dall'estero, e in Italia i suoi migranti sono almeno 150 mila. Shabbar, il padre di Saman, è arrivato qui 15 anni fa, lei 5 anni fa.
Io non ne so niente di tutte queste vite che non vediamo, di cui non sappiamo nulla, che lavorano per noi restando stranieri in tutto, che difendono l'esclusione con i loro miti, la loro cucina, le loro usanze, usando questo Paese che li usa, incapaci o contrari a cambiare, ad accettare regole per loro inaccettabili, per non perdere il legame con ciò che noi chiameremmo patria e loro non so, forse terra, forse Islam, forse legge, forse vita vera.
Ma i giovani, soprattutto credo le giovani con la loro innocenza, sottomissione e velo che entrano bambine nelle nostre scuole, diverse in tutto e ansiose di capire, non so se di integrarsi, come possono continuare a portare con sé un Pakistan che qui non c'è, dove ogni gesto è diverso, dentro altre inferriate, quelle della disobbedienza, dei generi, dei padri e delle madri molto fragili?
Mi faccio due domande a cui non so rispondere: perché queste famiglie che arrivano in Europa per lavorare non si rendono conto che qui il mondo è altro, anche se non nemico, che non possono isolarsi nelle loro tradizioni, che le leggi sono diverse e anche i rapporti tra persone? Perché pretendono che la giovinezza del loro Paese non abbia altre strade a contatto di un mondo allettante con tutti i suoi errori, che la libertà è di tutti anche di una figlia e di un figlio educati all'Islam, anche se difficile per tutti, compresi gli italiani?
La seconda domanda la rivolgerei ai nostri amministratori, che pure nel caso di Saman hanno cercato in ogni modo di difenderla. Forse maggiori controlli, forse davvero imporre una diversità di regole, se no via. Qui i padri non ammazzano le figlie disobbedienti (in passato sì, per la minigonna per esempio) anche se i compagni non hanno ancora smesso di far fuori la compagna, per la ragione di sempre, la libertà che non è implicita nella vita di una donna. Le ragazzine che a 12-13 anni andranno a scuola con il velo, volendolo oppure no, forse hanno bisogno di una assistenza particolare, di rispetto, di affetto, di cura da parte nostra.
Una mattina nell'atrio di un ospedale mi sono seduta vicino a una bambina bellissima che stava accanto al padre, in attesa di un referto. Le ho rivolto la parola e lei mi ha subito risposto: 11 anni, ha raggiunto a Milano il padre, assieme alla mamma e alla sorella, l'anno scorso. In un anno ha imparato un italiano perfetto, adora studiare, le piace la scuola, legge molto: la mamma è già in attesa di un fratellino, al babbo che pure è qui da anni, lei fa da interprete. È una bambina davvero speciale, mi sento in colpa per non averla seguita, potrebbe diventare, credo, qualsiasi cosa, se i suoi l'ameranno davvero: sperando che un lontano cugino non la chieda in moglie e suo padre acconsenta privandola del suo avvenire che potrebbe essere interessante anche per noi.