Il destino segnato dei sindaci
di Lavinia Rivara , di Lavinia RivaraUna volta fare il sindaco era l'ambito trampolino di lancio per una carriera politica prestigiosa. È stato così per Walter Veltroni, Francesco Rutelli e Matteo Renzi, ma anche per Antonio Bassolino o Enzo Bianco. Alla fine degli anni '90 erano i sindaci delle Centocittà, guidati da Massimo Cacciari e dagli stessi Rutelli e Bianco, a brandire il loro potere per condurre la battaglia ulivista. Oggi i primi cittadini sono di nuovo in prima fila, ma perché costretti a una battaglia tutta in difesa di una categoria assediata da vincoli burocratici e alti rischi giudiziari, situazioni debitorie spesso ingestibili e stipendi spesso sproporzionati rispetto alla mole di responsabilità.
Non ci si stupisce dunque se il caso della sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, indagata perché un bimbo si è schiacciato due dita nella porta tagliafuoco di un asilo nido, diventa l'emblema di un mestiere diventato ormai quasi impossibile: il mestier…
Una volta fare il sindaco era l'ambito trampolino di lancio per una carriera politica prestigiosa. È stato così per Walter Veltroni, Francesco Rutelli e Matteo Renzi, ma anche per Antonio Bassolino o Enzo Bianco. Alla fine degli anni '90 erano i sindaci delle Centocittà, guidati da Massimo Cacciari e dagli stessi Rutelli e Bianco, a brandire il loro potere per condurre la battaglia ulivista. Oggi i primi cittadini sono di nuovo in prima fila, ma perché costretti a una battaglia tutta in difesa di una categoria assediata da vincoli burocratici e alti rischi giudiziari, situazioni debitorie spesso ingestibili e stipendi spesso sproporzionati rispetto alla mole di responsabilità.
Non ci si stupisce dunque se il caso della sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, indagata perché un bimbo si è schiacciato due dita nella porta tagliafuoco di un asilo nido, diventa l'emblema di un mestiere diventato ormai quasi impossibile: il mestiere del sindaco. Bonaldi ha dato la notizia dell'avviso di garanzia durante la riunione del consiglio comunale, mettendo il dito nella piaga. Cioè invocando una correzione di rotta e nuove tutele giuridiche per chi guida una città. "Se oggi per trovare candidati disponibili è necessario un lunghissimo percorso di persuasione è perché servire la propria comunità - ha spiegato - è diventato troppo rischioso".
È recente, e ha fatto rumore, la sentenza di assoluzione in secondo grado dell'ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, accusato di turbativa d'asta per il bando di due piscine e per questo anche arrestato, carriera e reputazione stroncate. Ha fatto discutere anche la condanna della sindaca di Torino, Chiara Appendino, per i fatti di piazza San Carlo: quasi quattromila colleghi hanno sottoscritto l'appello in sua difesa lanciato dal presidente dell'Anci, Antonio Decaro.
È anche per questo, per leggi considerate ingiustamente punitive, che i candidati sindaci ormai sono diventati merce rara e il percorso per individuarli defatigante. A Torino la stessa Appendino in seguito a quella sentenza ha deciso di non ricandidarsi, mentre il centrodestra, dopo aver provato a rivolgersi a vecchie glorie come Guido Bertolaso e Gabriele Albertini, fatica ancora a trovare i nomi giusti per Roma e Milano.
A Napoli Pd e 5Stelle sono riusciti a a convincere alla corsa l'ex ministro Gaetano Manfredi solo dopo essersi impegnati a proporre interventi per risanare la situazione finanziaria del Comune, oberato da un debito imponente. "Andrei a fare solo il commissario liquidatore" aveva detto Manfredi rifiutando inizialmente la candidatura. E Napoli non è certo l'unica città in questa situazione: in Italia un Comune su otto è in una situazione di dissesto o pre-dissesto finanziari, come emerge dal recente rapporto del Csel (Centro studi enti locali).
Infine, ma non ultimi, ci sono i vincoli burocratici: proprio su questo giornale Decaro, che è anche sindaco di Bari, ha denunciato gli ostacoli interposti dalla locale soprintendenza ai Beni culturali per la trasformazione di un'ex caserma in una public library. Una miscela che rischia di diventare esplosiva in vista della gestione dei progetti del Recovery plan affidati agli enti locali.
Dunque perché mai politici o amministratori dovrebbero fare a gara per diventare sindaci? L'episodio di Crema sta diventando così il detonatore di una rivolta degli oltre ottomila primi cittadini italiani pronti a sfilare sotto Palazzo Chigi. "Così non si può andare avanti" commenta esasperato Beppe Sala e con lui i sindaci delle principali città, da Merola a Gori, da Nardella a Raggi. Non si tratta certo di chiedere immunità o impunità - come doverosamente sottolinea Decaro - ma bisogna almeno consentire a chi amministra di fare il proprio lavoro.