Funivia Mottarone, le parole da dire a Eitan
di Michela Marzano , di Michela MarzanoI bambini capiscono quasi tutto ciò che accade intorno a loro, talvolta ancora prima degli adulti. Un bimbo, anche quando è talmente piccolo da non avere gli strumenti adatti per verbalizzare ciò che prova o per rispondere alle mille domande che gli attraversano la mente, sente, vive e percepisce molto bene gli stati d'animo confusi, la gioia, la tristezza o l'ansia delle persone care. È inutile allora mentire, oppure anche solo provare a nascondere ciò che succede (o che è successo). Segreti e menzogne, per i bambini, sono come il veleno: senza risposte chiare da parte degli adulti, provano a rispondere a modo loro, e spesso si sbagliano, attribuendosi a torto colpe non loro.
Ma come f…
I bambini capiscono quasi tutto ciò che accade intorno a loro, talvolta ancora prima degli adulti. Un bimbo, anche quando è talmente piccolo da non avere gli strumenti adatti per verbalizzare ciò che prova o per rispondere alle mille domande che gli attraversano la mente, sente, vive e percepisce molto bene gli stati d'animo confusi, la gioia, la tristezza o l'ansia delle persone care. È inutile allora mentire, oppure anche solo provare a nascondere ciò che succede (o che è successo). Segreti e menzogne, per i bambini, sono come il veleno: senza risposte chiare da parte degli adulti, provano a rispondere a modo loro, e spesso si sbagliano, attribuendosi a torto colpe non loro.
Ma come fa un bimbo di cinque anni, come Eitan, a capire cosa sia la morte? Come può accettare che il papà, la mamma e il fratellino non torneranno più? Come potrà convivere con il sentimento di ingiustizia che prima o poi lo invaderà, anche semplicemente perché chiunque sopravvive a una tragedia si sente in colpa di essere sopravvissuto? "Perché io sono ancora in vita mentre gli altri non ci sono più?", si chiede quasi sempre chi si salva. "Perché è toccato a me e non a mio fratello?", si domanderà un giorno, forse, pure Eitan.
La strage del Mottarone ha travolto chiunque. Nessuno dei familiari delle vittime ha avuto il tempo di prepararsi al distacco, e molto probabilmente nessuno riesce ancora a capacitarsi di come una gita domenicale possa essersi trasformata in una tragedia. Parenti e amici hanno senz'altro pure loro bisogno di tempo per realizzare l'accaduto, arrabbiarsi e soffrire prima di iniziare ad attraversare l'abisso nel quale sono sprofondati, e trovare la forza di accettare e di andare avanti. Non per questo, però, zia Aya, nonno Shmuel e zia Gali - appena arrivata da Israele insieme al marito - sono esonerati dall'enorme responsabilità di accompagnare Eitan, ascoltandolo e soffrendo insieme a lui.
Nulla è peggio della denegazione. E quindi anche dell'autocontrollo che spesso gli adulti si impongono perché - come si è sentito ripetere per decenni - davanti ai bambini non si piange, non si soffre, si stringono i denti e si va avanti. Come fa d'altronde un bambino ad autorizzarsi a piangere se gli adulti non lo fanno? Come fa a capire che non c'è nulla di male se sta male, vuole la mamma, e non sopporta la mancanza del papà e del fratellino? Come fa lui stesso a elaborare pian piano il proprio lutto se non è sostenuto dai parenti che, in fondo, sono gli unici a conoscere l'esatto canale comunicativo della famiglia?
Spetterà al nonno e agli zii trovare il miglior modo per raccontare a Eitan la tragedia, parlando magari dei genitori e di Tom come stelle del cielo che si possono contemplare ogni sera e cui si può raccontare tutto, oppure utilizzando altre metafore che saranno suggerite loro da terapeuti e specialisti. Potranno affrontare pian piano la sciagura spiegando che lui non c'entra nulla, che la vita talvolta è cattiva e ostile, ma che può anche tornare a sorridere e splendere, esattamente come pian piano i genitori adottivi spiegano ai figli che l'abbandono o la perdita dei genitori biologici né dipende da loro né impedisce loro di scoprire e vivere l'amore.
I parenti di Eitan potranno trovare mille strategie per nominare le cose. L'importante è che siano consapevoli del fatto che il loro nipotino è perfettamente in grado di capire. E che ha diritto di veder soffrire il resto della famiglia e di soffrire lui stesso. E che il fatto che lui sia sopravvissuto, con l'ingiustizia, non c'entra nulla. Vivere non è mai ingiusto. Ma dopo l'atroce ingiustizia della funivia del Mottarone, sarebbe altrettanto ingiusto non dare a Eitan la possibilità (e il tempo) di elaborare il lutto, e di ricominciare pian piano a vivere, sorridere e giocare.