Il ritorno in tv di Giuseppe Conte è stato commentato per lo più in modo negativo. Si è detto che l'avvocato pugliese, una volta privato della cornice istituzionale che faceva brillare la sua immagine, ha mostrato tutti i suoi limiti politici e di comunicatore. Il che senza dubbio è vero, tuttavia va detto che il movimento dei Cinque Stelle è sfilacciato al punto che il generale, se si volta indietro, non riesce più a vedere dove sia l'esercito. Le incongruenze, le vaghezze e le contraddizioni sono anche figlie di questa realtà. Conte ha ripreso a parlare - e a ripetere le formule ormai consunte del "grillismo" - con il legittimo obiettivo di non disperdere la sua popolarità che è ancora grande nei sondaggi. Ma egli si rende conto che tale patrimonio è in via di dispersione se non viene collegato a un progetto politico o a qualcosa che gli assomiglia. Qui è la difficoltà decisiva.
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Il ritorno in tv di Giuseppe Conte è stato commentato per lo più in modo negativo. Si è detto che l'avvocato pugliese, una volta privato della cornice istituzionale che faceva brillare la sua immagine, ha mostrato tutti i suoi limiti politici e di comunicatore. Il che senza dubbio è vero, tuttavia va detto che il movimento dei Cinque Stelle è sfilacciato al punto che il generale, se si volta indietro, non riesce più a vedere dove sia l'esercito. Le incongruenze, le vaghezze e le contraddizioni sono anche figlie di questa realtà. Conte ha ripreso a parlare - e a ripetere le formule ormai consunte del "grillismo" - con il legittimo obiettivo di non disperdere la sua popolarità che è ancora grande nei sondaggi. Ma egli si rende conto che tale patrimonio è in via di dispersione se non viene collegato a un progetto politico o a qualcosa che gli assomiglia. Qui è la difficoltà decisiva.
Per restare padrone del suo destino, e quindi nutrire la sua popolarità, Conte avrebbe una carta privilegiata da mettere sul tavolo: presentarsi come l'anti-Draghi. In cuor suo lo vorrebbe, ma non può farlo per una serie di ragioni. In primo luogo dovrebbe ammettere di essere stato vittima di un oscuro complotto, secondo la tesi propagandata dal giornale di riferimento del "contismo". Ma naturalmente questo lo metterebbe in urto con i poteri istituzionali, a cominciare dal presidente della Repubblica. Ed è palese che l'ex premier non ha voglia di farsi spingere su tale terreno. Inoltre dovrebbe sfidare Draghi sui temi economici nei quali le competenze (e le relazioni) dell'attuale presidente del Consiglio sono assai superiori alle sue. Infine, volendo accreditarsi come l'uomo che prima di altri ha affrontato e sconfitto la pandemia, sarebbe costretto ad aprire qualche capitolo scabroso: forse non è un caso se il generale Figliuolo ha appena reso noto di aver trovato debiti per un miliardo e seicento milioni quando è stato nominato commissario per l'emergenza Covid al posto di Arcuri.
Per molti aspetti Conte ha quindi le mani legate. In teoria potrebbe attendere il semestre bianco e portare i 5S fuori dal governo così da guadagnare un margine di manovra. Ma occorrerebbe coraggio, grande determinazione nonché la coscienza di dover affrontare uno scontro con i "governisti". Cosa rimane allora all'avvocato per esercitare la sua leadership? Forse la trattativa con una serie di personaggi a cui chiedere la tregua interna in cambio di una sorta di cogestione. È ciò che Conte lascia intendere quando promette: "Non voglio essere solo al comando". Eppure è proprio quello che le circostanze lo indurranno a fare. Se il movimento è sfibrato e semi-paralizzato (vedi la questione dei due mandati), il leader in cerca di investitura può usarlo in un solo modo: trasformandolo in una struttura personale. Da partito di Grillo a partito di Conte. Il contrario della promessa "non sarò solo": e magari l'unica strada per non consumare l'indice della popolarità in una mediazione estenuante.
Il partito di Conte - da definire anche con un cambio del nome e del simbolo - è ovviamente un azzardo. Vuol dire scendere nel campo della contesa politica con argomenti solidi, anziché con qualche mezza frase evasiva da talk show. E vuol dire essere chiari sui rapporti con il Pd e quindi sui motivi per cui un elettore dovrebbe scegliere di votare il movimento anziché il partito di Enrico Letta. Al momento una leadership di questo tipo è un'ambizione lungi dal realizzarsi.