Per affrontare in maniera fredda e razionale la questione costi/benefici legata alla somministrazione di AstraZeneca bisognerebbe non avere davanti agli occhi la fotografia di Camilla Canepa, il sorriso innocente dei suoi 18 anni e l'allegra fiducia in un'estate spensierata con la quale aveva offerto il braccio al vaccinatore. Per il rispetto dovuto a Camilla e ai suoi straziati genitori, che in questi giorni - a differenza di alcuni politici e alcuni media - stanno dimostrando una tenuta morale impressionante, del caso particolare sarebbe opportuno non parlare affatto. Di fronte a chi dà l'esempio tenendosi lontano dalle polemiche, con l'estremo atto di generosità della donazione degli organi, lo spettacolo del meschino tornaconto politico, l'osceno banchetto degli sciacalli intorno al corpo della ragazza, francamente non si può vedere.
Detto questo, è sbagliato anche fare finta che non sia successo nulla. Il governo e le Regioni, i m…
Per affrontare in maniera fredda e razionale la questione costi/benefici legata alla somministrazione di AstraZeneca bisognerebbe non avere davanti agli occhi la fotografia di Camilla Canepa, il sorriso innocente dei suoi 18 anni e l'allegra fiducia in un'estate spensierata con la quale aveva offerto il braccio al vaccinatore. Per il rispetto dovuto a Camilla e ai suoi straziati genitori, che in questi giorni - a differenza di alcuni politici e alcuni media - stanno dimostrando una tenuta morale impressionante, del caso particolare sarebbe opportuno non parlare affatto. Di fronte a chi dà l'esempio tenendosi lontano dalle polemiche, con l'estremo atto di generosità della donazione degli organi, lo spettacolo del meschino tornaconto politico, l'osceno banchetto degli sciacalli intorno al corpo della ragazza, francamente non si può vedere.
Detto questo, è sbagliato anche fare finta che non sia successo nulla. Il governo e le Regioni, i membri del Comitato tecnico scientifico, l'Aifa e il generale Figliuolo, tutti i decisori insomma, devono essere consapevoli che si è prodotta una grave crisi di fiducia tra gli italiani. Da quando il 30 gennaio è stato dato il via libera ad AstraZeneca "per l'utilizzo preferenziale dai 18 ai 55 anni", le indicazioni sono cambiate tre o quattro volte. Verrebbe da dire: tre o quattro volte di troppo. L'ultima giravolta ieri, con l'ordine addirittura "perentorio" di non vaccinare più con Az chi ha meno di sessant'anni.
E adesso cosa andiamo a dire alla giovane insegnante o poliziotta, magari 25enne, che aspetta la seconda dose di AstraZeneca? In ogni tinello italiano da ieri si parla di questo, c'è rabbia, c'è delusione. Ci si sente traditi da uno Stato che ha spinto i propri ragazzi a vaccinarsi in massa negli Open Day, spronando i più giovani a dimostrare la loro generosità e il loro altruismo nei confronti degli anziani, salvo poi scoprire improvvisamente di averli esposti a un rischio potenzialmente fatale.
Per questo è utile, anzi è necessario, tornare ai fondamentali. Spiegare cosa sta succedendo. Parlare di real life, come dice il professor Locatelli. Il fatto è questo e nella sua brutalità è molto semplice: per fermare il Covid serve vaccinare tutti a rotta di collo. È una corsa a velocità sostenuta, perché lo Stato deve correre più delle varianti del virus. Lui muta, noi dobbiamo togliergli ossigeno prima che cambi abito e si trasformi in qualcosa di ancora più contagioso e ancora più letale. Camilla è morta e niente potrà cambiare questa orribile tragedia. Ma ieri ci hanno lasciato su un letto d'ospedale, intubate in terapia intensiva o a casa loro, 69 persone. Soltanto un mese fa i deceduti erano quasi il triplo. Non si può ragionare di eventi avversi o fatali senza parlare di questo, dimenticare non è onesto. È vero, c'è stata una corsa a vaccinare a raffica con Az, anche i giovani, con il vaccino che riempie i depositi delle Regioni. Ma è grazie a questo sprint se ieri i posti occupati in terapia intensiva erano 600, sei volte in meno rispetto ad aprile. Un risultato impressionante, conseguito nonostante le riaperture e lo spostamento di un'ora del coprifuoco. Oggi piangiamo Camilla. Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che ci saranno altri casi come il suo, lo sappiamo fin dall'inizio. I gelidi numeri della statistica ce lo dicono: uno su centomila vaccinati. Anzi, se vogliamo scendere in questa contabilità dei lutti, il tasso di decessi ogni centomila inoculazioni è di 1,99 con Moderna, 0,96 con Pfizer, e "solo" 0,79 per i due vaccini a vettore virale, Janseen e AstraZeneca. Cosa significa? Nulla, nient'altro che questo: dobbiamo continuare a vaccinarci, facendoci orientare dall'unica bussola possibile, la scienza.
È vero, la scienza cambia idea. Funziona così, si sbaglia e si migliora grazie agli errori. Al momento molti scienziati, la maggior parte, sostengono ad esempio che la seconda dose può essere somministrata con un vaccino diverso rispetto alla prima. Altri dicono che, in caso si sia fatto Az o J&J, sia meglio continuare senza mix. Il Cts ha scelto di ascoltare i primi pareri. Speriamo che abbiano ragione. È comprensibile l'ansia di chi a giorni deve scegliere come procedere e ha il diritto di non esporsi a quella che somiglia a una roulette russa. Proprio per questo ora è fondamentale che dall'alto venga fatto uno sforzo in più di comunicazione. Bisogna prendere atto che la rottura del patto di fiducia c'è stata e non basta rallegrarsi perché quasi la metà degli italiani ha ricevuto almeno una dose e battersi le pacche sulle spalle perché un connazionale su quattro ha ottenuto anche la seconda. Questa dovrebbe essere l'ora dell'umiltà, non dei trionfalismi. In Gran Bretagna sembrava tutto finito e la variante isolata in India sta facendo risalire i contagi, AstraZeneca non è una barriera sufficiente. L'ultima cosa che ci serve è alimentare la sfiducia nella medicina e nella scienza. Sta quindi al governo e ai presidenti di Regione smetterla di bisticciare e provare a riconquistare le menti e i cuori di chi ancora deve farsi vaccinare. Perché è la fiducia, dopo i vaccini, l'arma più importante che ci resta contro il Covid.