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L'ultima mossa di Angela

(afp)

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Merkel si allontana dalla Cina
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Se in Europa certe cose ci appaiono burocratiche, non dimentichiamo che per secoli sono state risolte sui campi di battaglia". Così anni fa Joschka Fischer restituiva il senso di un'Unione spesso derubricata a consesso di misuratori di curve di banane. Da allora l'Europa continua ad essere un continente in pace, ma il mondo si è ingrandito, si è polarizzato ed è diventato più minaccioso. E ieri Emmanuel Macron ha fotografato e twittato l'Europa, ha cercato di avvicinarla a quell'entità geopolitica in cui anche Ursula von der Leyen ha promesso di trasformare il vecchio continente. Nell'istantanea del presidente francese dal G7 in Cornovaglia si vedono lui, Merkel, Draghi, von der Leyen a Michel intorno a un tavolo. E per Macron quell'immagine è la rappresentazione plastica di una promessa, "la stessa unità, la stessa determinazione ad agire". L'Europa.


Ma per la veterana dei "camin…

Se in Europa certe cose ci appaiono burocratiche, non dimentichiamo che per secoli sono state risolte sui campi di battaglia". Così anni fa Joschka Fischer restituiva il senso di un'Unione spesso derubricata a consesso di misuratori di curve di banane. Da allora l'Europa continua ad essere un continente in pace, ma il mondo si è ingrandito, si è polarizzato ed è diventato più minaccioso. E ieri Emmanuel Macron ha fotografato e twittato l'Europa, ha cercato di avvicinarla a quell'entità geopolitica in cui anche Ursula von der Leyen ha promesso di trasformare il vecchio continente. Nell'istantanea del presidente francese dal G7 in Cornovaglia si vedono lui, Merkel, Draghi, von der Leyen a Michel intorno a un tavolo. E per Macron quell'immagine è la rappresentazione plastica di una promessa, "la stessa unità, la stessa determinazione ad agire". L'Europa.


Ma per la veterana dei "caminetti" dell'Occidente, giunta al suo ultimo G7 da cancelliera, quell'immagine deve aver avuto un retrogusto amaro. Quando Merkel ospitò a Heiligendamm la sua prima riunione dei Grandi, nel 2007, era ancora un G8 e includeva la Russia. Soprattutto, se qualcuno avesse fatto una foto dell'Europa, avrebbe incluso anche il premier britannico Tony Blair. A quel vertice, Merkel riuscì per la prima volta a strappare a George W. Bush un impegno ad agire contro i cambiamenti climatici. E da allora, la cancelliera più longeva della storia ha intrattenuto con gli Stati Uniti un rapporto altalenante. Ma la sua funzione principale, sullo scacchiere geopolitico, è stata quella di mediare per conto dell'Europa con le due potenze sfidate oggi apertamente da Joe Biden: Cina e Russia.


Alla vigilia del G7, Biden ha seppellito il dossier che aveva causato le maggiori frizioni con Berlino e ha accettato il completamento di Nordstream 2. Va ricordato che quella spina fu un'eredità del predecessore di Merkel, Gerhard Schroeder. Che la cancelliera ha sempre continuato a sostenere, controvoglia, per un solo motivo: per avere una leva con Vladimir Putin. Merkel si dimostrò invece lungimirante nel 2008, quando Bush tentò di allargare la Nato alla Georgia e all'Ucraina: la cancelliera si mise di traverso. Cresciuta dietro la Cortina di ferro, con la testa rivolta a Mosca sin da bambina, capì che quella mossa sarebbe stata letta da Putin come una provocazione. Al più tardi quando nel 2014 la Russia invase la Crimea e avviò una guerra a bassa intensità alle porte dell'Europa, fu chiaro che la cancelliera aveva avuto ragione. E Merkel è rimasta, anche come architetto degli accordi di Minsk, una mediatrice fondamentale. ogni volta che il presidente russo ha avuto la tentazione di flettere i muscoli. Non risparmiando al Cremlino prese di posizioni durissime, come dimostra la vicenda di Aleksei Navalny. Difficile immaginare qualcuno che possa prendere il posto di Merkel nel complicato ma necessario funambolismo europeo con la Russia.


Con la Cina il discorso è diverso: a lungo Merkel è stata sorda, quando Pechino esercitava il suo soft power con l'Africa, i Balcani occidentali, ma anche con alcuni Paesi europei. O quando, mantenendo semichiuso il suo mercato e imbrigliando la sua moneta, Pechino invadeva i mercati europei. Ora che Biden cerca una convergenza con l'Europa contro un paese che si sta anche trasformando anche in una minaccia militare, Berlino è meno rigida, rispetto a qualche anno fa. Lo ha dimostrato di recente, erigendo barriere contro lo shopping cinese dell'high tech, congelando l'accordo europeo appena firmato con Pechino, sollevando con forza la questione della persecuzione della minoranza uigura. In questo, Merkel ha già cominciato ad avvicinare le due sponde dell'Atlantico.