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Dalla parte dei casalesi

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Il riscatto del comune campano
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Ho iniziato a frequentare dal 2015 Casal di Principe e i protagonisti della sua splendida storia di riscatto. Le forze dell'ordine e la magistratura, qui più che altrove, hanno potuto trovare un tessuto civico fortissimo di cooperative, associazioni e impegno politico. Qui Gomorra è stata battuta dal basso, con sacrificio di donne e uomini, di sacerdoti, come Don Peppe Diana, che speriamo presto beato, e con centinaia di ragazze e ragazzi e il bravissimo sindaco Renato Natale.


Per mancanza di buonsenso e di ascolto, questa realtà, tra le più difficili del Paese, rischia di tornare indietro. La gestione della città, dopo un difficile lavoro di risanamento, rischia di precipitare nel dissesto finanziario che le impedirà di aiutare, con efficacia, le fasce deboli, che le toglierà mezzi e risorse per tutelare l'ambiente. Non si può accettare che vincano le subculture e le forze che vogliono orientare i cittadini a dire che …

Ho iniziato a frequentare dal 2015 Casal di Principe e i protagonisti della sua splendida storia di riscatto. Le forze dell'ordine e la magistratura, qui più che altrove, hanno potuto trovare un tessuto civico fortissimo di cooperative, associazioni e impegno politico. Qui Gomorra è stata battuta dal basso, con sacrificio di donne e uomini, di sacerdoti, come Don Peppe Diana, che speriamo presto beato, e con centinaia di ragazze e ragazzi e il bravissimo sindaco Renato Natale.


Per mancanza di buonsenso e di ascolto, questa realtà, tra le più difficili del Paese, rischia di tornare indietro. La gestione della città, dopo un difficile lavoro di risanamento, rischia di precipitare nel dissesto finanziario che le impedirà di aiutare, con efficacia, le fasce deboli, che le toglierà mezzi e risorse per tutelare l'ambiente. Non si può accettare che vincano le subculture e le forze che vogliono orientare i cittadini a dire che "era meglio quando c'era la camorra". Ho sempre pensato che dietro "l'abusivismo di necessità" ci fossero solo tanti abusi che non meritassero alcuna distinzione e continuo a pensare che le demolizioni siano la soluzione.


È giusto rispettare, ovunque, la legge sugli abusi edilizi. A Casal di Principe vi sono oltre 200 strutture abusive da abbattere: alcuni sono semplici "scheletri", opere incompiute, solai e pilastri di cemento armato. Da demolire subito qui e ora. Ma nel conteggio di quello che "deve andare giù" figurano pareti e tetti che per tanti cittadini rappresentano le uniche abitazioni, costruite quando non c'era un piano regolatore (e a Casale è stato approvato solo nel 2006), messe in piedi nei fine settimana, quando chi sarebbe andato a viverci non era impegnato nei cantieri dei "padroni" (leggasi camorristi). E adesso rischia di non avere alternative, anche impegnative ma praticabili, dopo che lo Stato, infestato dalla camorra, a chi chiedeva che fare per dare una casa alla propria famiglia diceva "vai, costruisci, non serve nulla". Quegli stessi assessori che poi facevano i cassieri del clan. Far rispettare la legge è sacrosanto, soprattutto dove per troppo tempo ha vinto chi deliberatamente l'ha ignorata. Bisogna farlo senza eccezioni ma soprattutto senza punire la Casale che ha lottato, che si sta riscattando da un passato di violenza criminale.


"Datemi la possibilità di attuare un piano di rigenerazione ambientale": il sindaco Renato Natale lo ha gridato a parlamentari e ministri. Bisogna iniziare ad ascoltarlo. Non si tratta di un'altra delle innumerevoli richieste di condono edilizio ma la gestione di una transizione perché la legalità non sia solo un principio ma la realtà da ricostruire. Il Comune non ha neanche le risorse per gli abbattimenti disposti dalla Procura e ha dovuto accendere un mutuo di 2 milioni di euro. Per dare un esempio della quotidianità con cui combatte l'amministrazione comunale: la scorsa settimana - ha ricordato Natale - è stato appiccato un rogo in un'area che a causa degli sversamenti di rifiuti si era trasformata in una mini discarica abusiva. Anche lì serviranno 40 mila euro.


L'appello del sindaco va sostenuto, serve un supporto centrale agli interventi di rigenerazione urbana, attraverso le risorse del Pnrr, i fondi strutturali europei o i fondi nazionali per la coesione. Un Paese libero e forte riparte difendendo le proprie vittorie, a partire dal dispiegamento di tutta la sua forza per non tornare indietro. Lo Stato deve esercitare tutte le sue prerogative proprio perché non attecchiscano i messaggi della camorra che cerca di far rimpiangere l'epoca in cui lei stessa aveva le sembianze dello Stato. I casalesi di cui parlare devono essere Don Peppe Diana, la giunta di Renato Natale, le ragazze e i ragazzi della Nuova Cooperazione Organizzata, le tante associazioni come La forza del silenzio, una bellissima associazione che si occupa delle persone con disturbo dello spettro autistico. Sono quelli che hanno realizzato le mascherine che indossa il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che hanno realizzato i doni che l'Italia ha portato ai leader degli altri Paesi del G7 in Cornovaglia. Sono le tante realtà dell'Italia a prescindere di cui andare orgogliosi e che meritano uno Stato non neutrale, uno Stato che sappia decidere con determinazione chi sono "i casalesi" non solo da raccontare ma subito da sostenere senza esitazione.