Capita che uno non sappia cosa fare, solo gli stolti non hanno mai dubbi. Si può essere antirazzisti e non aderire a un movimento antirazzista i cui modi e la simbologia ci sembrano estranei, perché modellati su un agone diverso. È legittimo non schierarsi in pubblico, non mischiare il proprio mestiere con le battaglie politiche, senza per questo essere considerati vigliacchi o qualunquisti. È legittimo persino pensare che chi vive nel privilegio sia un pessimo ambasciatore di qualunque causa civile o umanitaria. Che le battaglie si fanno in un altro modo, non con gli hashtag né mettendosi in ginocchio prima di giocare una partita rischiando meno di zero. I tribunali del popolo che giudicano inopportuno qualsiasi comportamento diverso da quello che loro hanno stabilito essere giusto, puro e intelligente sono insopportabili.
Possiamo tranquillizzarci: quello che abbiamo visto prima dell'inizio della partita Italia-Galles non è un v…
Capita che uno non sappia cosa fare, solo gli stolti non hanno mai dubbi. Si può essere antirazzisti e non aderire a un movimento antirazzista i cui modi e la simbologia ci sembrano estranei, perché modellati su un agone diverso. È legittimo non schierarsi in pubblico, non mischiare il proprio mestiere con le battaglie politiche, senza per questo essere considerati vigliacchi o qualunquisti. È legittimo persino pensare che chi vive nel privilegio sia un pessimo ambasciatore di qualunque causa civile o umanitaria. Che le battaglie si fanno in un altro modo, non con gli hashtag né mettendosi in ginocchio prima di giocare una partita rischiando meno di zero. I tribunali del popolo che giudicano inopportuno qualsiasi comportamento diverso da quello che loro hanno stabilito essere giusto, puro e intelligente sono insopportabili.
Possiamo tranquillizzarci: quello che abbiamo visto prima dell'inizio della partita Italia-Galles non è un vulnus della democrazia, non è uno scandalo, non è la dimostrazione che noi italiani siamo una cosa o un'altra. Non dobbiamo fare i conti con una squadra composta da calciatori razzisti e calciatori antirazzisti, e neanche tra calciatori consapevoli e oltranzisti dello sticazzi. Quello che abbiamo visto in campo contro il Galles non è né assenso né dissenso: è l'armata Brancaleone. L'impressione più forte che abbiamo ricevuto, mentre alcuni giocatori si inginocchiavano in sincrono coi calciatori della squadra del Galles e altri rimanevano in piedi, è stata di una sbrindellata estemporaneità. Come se i nostri calciatori fossero stati spiazzati - oddio, che succede? - da un gesto che è stato riprodotto nel mondo milioni di volte dall'omicidio di George Floyd a Minneapolis nel maggio 2020. E non ai convegni di neuroscienze o ai corsi universitari di glottologia, ma in contesti che dovrebbero essere loro familiari: campi di basket, football, persino di calcio.
Si sono comportati come se anziché in una partita degli Europei fossero a giocare a calciotto col cugino al campetto sotto casa e i giocatori dell'altra squadra, quelli della Virtus Alessandrino, si fossero messi di colpo a ballare la lambada. Lo faccio, non lo faccio? Questo sembrava. Che non avessero nessuna consapevolezza non solo dell'omicidio di George Floyd ma del fatto che ci fossero milioni di persone a guardarli, a giudicare, a interpretare. Ma soprattutto che non ne avesse avuta nessuno, tra quel numero infinito di persone che accudisce la Nazionale di calcio. Quelli che vengono costretti a fare harakiri se un calciatore sposta una bottiglia di Coca-Cola su un tavolo. Non hanno avuto niente da dire? Bastava raccogliere le alzate di mano nello spogliatoio. Favorevoli? Contrari? Una volta stabilito quale fosse la maggioranza, si sarebbe potuto procedere compatti. Abbiamo fatto una brutta figura l'altra sera, ma non sul piano politico: su quello organizzativo. Io sono incantata dagli schemi. Le infinite variabili dello spostamento degli undici contro gli undici, gli allenatori che studiano e insegnano le traiettorie. Carmelo Bene diceva che Romario era il miglior giocatore al mondo senza mondo, per dire di chi sa leggere sul campo l'invisibile e non ha bisogno di rincorrere la palla. Il campo di calcio nasconde un palinsesto di possibilità in forma di incroci, e il gioco è l'ostinato e vano tentativo di addomesticare l'imprevedibile. Per quanti schemi tu conosca, non saprai mai da che parte si butterà il portiere, quando stai per tirare il rigore. Al contrario, che i calciatori del Galles si sarebbero inginocchiati prima dell'inizio della partita lo sapevo anche io.