Tra qualche anno, qualcuno spero scriverà su quanto e perché la madrina di questa pandemia e della sua gestione sia stata Lady Macbeth. Prima per quella sua coazione a lavarsi le mani (noi pure, continuiamo a detergerle), adesso per questo colore bianco che ci aspetta su tutto il territorio nazionale dal 28 giugno quando, anche la Valle d'Aosta, cambierà colore. Sarà tutto così bianco. "My hands are of your color, but I shame to wear a heart so white". Per squadernare questa esegesi o immaginazione, ci vorrà qualche anno, e bisognerà aver davvero introiettato la natura, anche culturale, della zoonosi. Oggi però questa geografia a venire tutta bianca mi riporta immediatamente alle cartine mute. Non so se si utilizzino ancora nelle scuole elementari e medie, o se il Gps abbia sostituito anche in classe, le cartine e le mappe di qualsiasi natura.
Una cartina muta dell'Italia può essere di almeno due tipi (…
Tra qualche anno, qualcuno spero scriverà su quanto e perché la madrina di questa pandemia e della sua gestione sia stata Lady Macbeth. Prima per quella sua coazione a lavarsi le mani (noi pure, continuiamo a detergerle), adesso per questo colore bianco che ci aspetta su tutto il territorio nazionale dal 28 giugno quando, anche la Valle d'Aosta, cambierà colore. Sarà tutto così bianco. "My hands are of your color, but I shame to wear a heart so white". Per squadernare questa esegesi o immaginazione, ci vorrà qualche anno, e bisognerà aver davvero introiettato la natura, anche culturale, della zoonosi. Oggi però questa geografia a venire tutta bianca mi riporta immediatamente alle cartine mute. Non so se si utilizzino ancora nelle scuole elementari e medie, o se il Gps abbia sostituito anche in classe, le cartine e le mappe di qualsiasi natura.
Una cartina muta dell'Italia può essere di almeno due tipi (si possono scaricare e stampare direttamente dalla Rete, ho controllato). Il primo: una Italia tutta bianca delimitata solo dai confini nazionali. Il secondo: una Italia tutta bianca delimitata dai confini nazionali all'interno dei quali sono segnati anche i confini regionali. Le domande a cui si può tentare di rispondere davanti a una cartina muta sono molteplici. Si può prendere quella senza confini regionali e chiedere alla studentessa o allo studente di turno di segnare il corpo del Po, l'isola d'Elba, le foci del Garigliano, o il golfo di Taranto, per esempio. Oppure, prendere la cartina con i confini regionali e chiedere all'interrogata o all'interrogato di segnare, regione per regione, i capoluoghi. Con le cartine mute si capiva subito, questione non secondaria, che la geografia non è un'elencazione, ma un esercizio di proporzione e distanza. Ovviamente le risposte, i segni a matita, non potevano essere altro che approssimative (più o meno il corso del Po è una linea orizzontale all'altezza dell'Emilia Romagna che occupa quasi tutto il cappello dello stivale; più o meno Roma sta al centro della regione Lazio ed è poco distante dal mare; sul golfo di Taranto si poteva tentare una maggiore esattezza, e pure sull'Elba). Ognuno segnava le sue proporzioni o le sue distanze, aiutandosi con mnemotecniche (Roma è un po' più in basso dello spuntone direzione nord est della regione Lazio) o con una buona memoria fotografica, ma il gioco, la possibilità di relazione e confronto, l'esercizio e il fine, stavano nel fatto che tutti cercassero di essere più esatti possibile. Il mio maestro alle elementari, per esempio, per renderci partecipi del fatto che tutti dovessimo imparare distanze e proporzioni, ce ne faceva usare una sola, e passandola di banco in banco, a ciascuno chiedeva di segnare una città o il corso di un fiume, dare il nome a un'isola o a un promontorio. Il voto lo dava alla fine, dopo che ciascuno aveva esercitato a suo modo distanza e proporzione, il voto era la somma delle nostre approssimazioni.
Va detto, che alcune cartine mute potevano essere colorate, ma quelle più in voga, perché più economiche immagino e perché cancellando si rovinavano meno, erano tutte bianche. Forse c'era anche un po' di allegro sadismo educativo. Ecco, dal 28 staremo in piedi in una cartina tutta bianca, senza obbligo di mascherina all'aperto ma da portare sempre in tasca come una volta il fazzoletto di stoffa, dovremmo valutare distanze e assembramenti, leggere, tenere a mente e seguire il numero di persone ammesse al chiuso. Insomma, cammineremo su una cartina muta, tutta bianca, così bianca, sperando che questo esercizio di geografia, svolto in comunità, ci permetta di essere più efficaci possibile nel contenimento del Covid. Tra distanziamenti, proporzioni e vaccini dovremmo farcela. Non si tratta di voti, ma è sempre bello ricordare quanti comportamenti abbiamo imparato a scuola, quante abilità, pensando di fare altro.