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Grillo, il capo per sempre

(ansa)

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La strada in salita di Conte
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Lui si fa chiamare l'Elevato. E loro, le truppe del Movimento che ha fondato, lo chiamano da anni così: l'Elevato. Può dunque Beppe Grillo, che per definizione volteggia sulle teste della sua truppa terrena, accettare che il nuovo Statuto del M5S abbia una leadership normale, con criteri ispirati alla democrazia interna, alla contendibilità dei ruoli e ai normali pesi e contrappesi nei poteri di nomina e decisione? Non era una risposta difficile, ma ieri Grillo ha tolto il dubbio ai pochi che potevano coltivarlo: "Conte ha bisogno di me, non io di lui", ha detto ieri ai parlamentari M5S sospesi nella guerra tra il capo di sempre e il capo in pectore, l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.


Sulla strada della costituzionalizzazione del Movimento c'è insomma il corpo alato del fondatore, detto anche Garante con la maiuscola, parola incongrua quanto mai, perché non è Grillo a garantire gli iscritti, casomai quest…

Lui si fa chiamare l'Elevato. E loro, le truppe del Movimento che ha fondato, lo chiamano da anni così: l'Elevato. Può dunque Beppe Grillo, che per definizione volteggia sulle teste della sua truppa terrena, accettare che il nuovo Statuto del M5S abbia una leadership normale, con criteri ispirati alla democrazia interna, alla contendibilità dei ruoli e ai normali pesi e contrappesi nei poteri di nomina e decisione? Non era una risposta difficile, ma ieri Grillo ha tolto il dubbio ai pochi che potevano coltivarlo: "Conte ha bisogno di me, non io di lui", ha detto ieri ai parlamentari M5S sospesi nella guerra tra il capo di sempre e il capo in pectore, l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.


Sulla strada della costituzionalizzazione del Movimento c'è insomma il corpo alato del fondatore, detto anche Garante con la maiuscola, parola incongrua quanto mai, perché non è Grillo a garantire gli iscritti, casomai questi ultimi che devono garantire a lui di avere sempre l'ultima parola. Quella che del resto ha avuto sempre, anche adattando le regole sul momento, o inventandole, come quando gli iscritti grillini votarono una candidata sindaca per il Comune di Genova, solo che non era quella gradita all'Elevato. Che infatti annullò l'elezione. Erano gli anni del "non Statuto", Orwell al tempo di Toninelli.


La guerra di ingiunzioni e scomuniche che ha opposto il M5S a Davide Casaleggio negli ultimi mesi ha messo in secondo piano che la grande anomalia del M5S - il suo funzionamento da setta guerrigliera - non era l'imprenditore Davide con la sua blindatissima e scalcagnata associazione Rousseau, né il padre Gianroberto, che all'amico Beppe aveva messo a disposizione l'arsenale della propaganda web e delle distopie sul mondo senza partiti, senza Parlamenti e senza conflitti, bensì Grillo medesimo. È il fondatore che ha deciso tutto, in ogni tornante della storia del Movimento, anche quando la logica e la pancia spingevano i sotto-elevati in direzioni opposte. Fu un video di Grillo a chiudere il tira e molla sulla formazione del Conte bis con il Pd, il partito che fino a pochi giorni prima era accusato dai 5S di rapire e seviziare i bambini a Bibbiano. E sempre Grillo ha trascinato tutti, stavolta con meno resistenze, nel governo Draghi, il bau bau finanziario che molti suoi adepti - alcuni siedono adesso nel governo con lui - mettevano in cima all'elenco dei grandi cospirazionisti globali anti-popolo insieme alle Banche, a Big Pharma, al Bilderberg, alla Spectre e ai produttori di scie chimiche.


La natura anti-democratica del comando di Grillo sul Movimento è stata rimossa dal dibattito pubblico anche a causa del "progressismo" delle sue più recenti scelte monocratiche, come se l'indirizzo di queste potesse cancellare lo scandalo di un partito di maggioranza relativa, pilastro parlamentare degli ultimi tre governi di un Paese del G7, le cui decisioni strategiche sono prerogativa di un dominio pieno e incontrollato. E siccome nel M5S nulla o quasi risponde mai a una logica politica razionale, il paradosso è che gli ultimi difensori del grillismo guerrigliero accusano Conte di voler varare uno Statuto monarchico, da uomo solo al comando, quando il futuro che aspetta l'ex premier, ove mai si raggiungesse un'intesa sulle regole, è fingere impegni personali quando Grillo va in visita all'ambasciata cinese.


Come tutti i partiti personali che hanno funestato gli ultimi decenni della politica nazionale, anche il M5S resiste alla trasformazione in un soggetto politico tradizionale, un animale ormai più raro dei panda nella nostra democrazia. Anche qui c'è un equivoco da superare. Il punto non è il grado di moderazione dell'identità e del programma M5S, quindi il passaggio dal populismo spinto a forme di centrismo. I grillini hanno già dimostrato di poter sostenere tutto e il suo contrario. Il nodo è proprio la rinuncia al cesarismo e all'autocrazia che sono tratti costitutivi della parabola 5S. La creatura non può sfuggire al controllo del dottor Frankenstein. Poi, come nella parodia di Mel Brooks, potrebbe anche rinunciare alla sua natura di mostro e trasformarsi in un composto borghese che legge il Financial Times prima di prendere sonno. Ma a deciderlo, nel caso, deve essere solo il Creatore e non certo Conte, pur così utile quando al Movimento servì un prestanome per occupare Palazzo Chigi.