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I valori più della geografia

(ansa)

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Così l'Europa cerca l'unità nei diritti
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Come la storia ci insegna, dalla peste di Giustiniano al vaiolo che devastò il XVIII secolo, dopo le grandi pandemie l'umanità tende a riflettere e ricodificare i valori di fondo che la ispirano per ridefinire la propria ragion d'essere. L'Europa del ventunesimo secolo non è sfuggita a questa regola. La grande paura del Covid sta appena accennando a scemare, ed ecco che al vertice europeo di Bruxelles la questione della continua violazione dei valori fondamentali da parte dell'Ungheria ha preso inaspettatamente e violentemente il palcoscenico, coinvolgendo i leader in una discussione aspra e, si può dire, esistenziale.
Nella stessa giornata, un'altra questione che si può considerare valoriale ha diviso gli europei di fronte alla proposta franco-tedesca di un vertice con Putin: fino a che punto la Realpolitik può spingerci a passare sopra le malefatte dei nostri interlocutori? I polacchi, i baltici, ma anche gli svedesi e gl…

Come la storia ci insegna, dalla peste di Giustiniano al vaiolo che devastò il XVIII secolo, dopo le grandi pandemie l'umanità tende a riflettere e ricodificare i valori di fondo che la ispirano per ridefinire la propria ragion d'essere. L'Europa del ventunesimo secolo non è sfuggita a questa regola. La grande paura del Covid sta appena accennando a scemare, ed ecco che al vertice europeo di Bruxelles la questione della continua violazione dei valori fondamentali da parte dell'Ungheria ha preso inaspettatamente e violentemente il palcoscenico, coinvolgendo i leader in una discussione aspra e, si può dire, esistenziale.
Nella stessa giornata, un'altra questione che si può considerare valoriale ha diviso gli europei di fronte alla proposta franco-tedesca di un vertice con Putin: fino a che punto la Realpolitik può spingerci a passare sopra le malefatte dei nostri interlocutori? I polacchi, i baltici, ma anche gli svedesi e gli olandesi, che ricordano le vittime del volo Klm, hanno respinto la proposta. Se il vertice si farà lo stesso, il che è probabile, sarà in un formato che non rappresenta l'intera Unione europea.


È particolarmente interessante osservare come la legge ungherese, che equipara l'omosessualità alla pedopornografia, abbia suscitato reazioni fortemente emotive tra i capi di governo. Si è arrivati al punto che l'olandese Rutte ha invitato Orbàn a uscire dall'Ue seguendo l'esempio della Gran Bretagna. Anche il portoghese Costa ha affermato che chi viola i valori fondamentali dell'Unione non può farne parte. La condanna degli ungheresi è stata unanime, se si escludono i populisti polacchi e sloveni, estremamente dura e condivisa anche da Commissione e Parlamento. È stato proprio il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a sollevare la questione nel suo intervento in apertura dei lavori. La reazione di Orbàn e la controreplica di Sassoli hanno incendiato le polveri di un dibattito che ha occupato tutta la cena dei leader.


Certo, i diritti della comunità Lgbt sono un tema valoriale caldo e popolare, come dimostra anche la polemica in Italia per l'intervento del Vaticano contro la legge Zan anti-omofobia, su cui poi la Santa Sede ha avviato una diplomatica marcia indietro. Ma ormai il dibattito pubblico sembra imboccare ad ogni occasione la pista dell'etica più che quella della politica. Anche le reazioni all'ingerenza vaticana, prima di tutto l'intervento del presidente del Consiglio, hanno subito toccato la questione della laicità dello Stato invece che il merito delle obiezioni mosse. Oggi Sassoli, che incontra il Papa e il cardinale Parolin, probabilmente sarà coinvolto ancora in una discussione valoriale con il Segretario di Stato vaticano, visto che il Parlamento europeo, oltre a difendere a spada tratta i diritti della comunità Lgbt, ha appena approvato una risoluzione che inscrive l'aborto tra i diritti fondamentali.


Ma questa ansia di ridefinire e ribadire i principi fondanti dell'Europa non riguarda solo la sfera delle libertà sessuali. Con il calare dell'emergenza pandemica, con la spinta che Biden ha dato alla creazione di una alleanza delle democrazie, con il crescere delle interferenze russe o cinesi nel dibattito politico europeo, con l'aumentare della pressione di regimi antidemocratici alle nostre frontiere, la necessità di rifondare la coesione europea sulla condivisione di valori democratici e liberali è diventata una esigenza primaria. L'attacco particolarmente duro di Draghi verso "il dittatore" turco Erdogan ne è un segno evidente. Sotto questo punto di vista, l'Europa si sente assediata e vede con sempre maggiore chiarezza che le quinte colonne al proprio interno, come è il caso dell'Ungheria ma anche dei partiti politici che simpatizzano con Orbàn, si definiscono proprio per il dissenso dai principi etici delle nostre democrazie. Questo spiega la nuova durezza dimostrata verso ungheresi e polacchi. Nei giorni scorsi il Parlamento europeo, forzando l'interpretazione della norma sulla condizionalità dei fondi Ue al rispetto dello stato di diritto, ha intimato alla Commissione di procedere immediatamente indicando quali Paesi della Ue non rispettano gli standard democratici e debbano dunque essere colpiti da sanzioni economiche. Pochi mesi fa il Partito popolare europeo ha espulso il partito di Orbàn, Fidesz, dalle proprie file costringendolo a cercare una ricollocazione politica tra Salvini e Meloni. E ieri si è arrivati al punto che, per la prima volta nella storia europea, alcuni capi di governo hanno esplicitamente suggerito ad uno Stato membro di lasciare la Ue, invocandone l'estraneità politica. In tanti anni di scontri con la Gran Bretagna, non si era mai arrivati ad un punto così estremo. Il riflusso della pandemia lascia l'Europa alla ricerca di una identità rafforzata, che sia fondata più sui valori che sulla geografia. Il processo è solo all'inizio, ma già rischia di fare le prime vittime.