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Ustica, la verità che manca

(ansa)

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L'anniversario della strage del 1980
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Sono passati quarantuno anni e la morte di 81 persone continua a restare senza una verità processuale. Ma se questo è accaduto anche per altri misteri italiani, nel caso di Ustica il fallimento delle nostre istituzioni appare ancora più clamoroso. Le indagini per cercare di fare luce sulla sorte del Dc-9 Itavia decollato da Bologna alla volta di Palermo infatti non sono mancate. Ci sono stati plurime istruttorie penali e commissioni d’inchiesta, sono stati ingaggiati periti italiani e stranieri, avviate rogatorie in mezzo mondo, è stata persino realizzata una doppia operazione di recupero del relitto dall’abisso del Tirreno. Eppure non ci sono responsabilità penali accertate, né sulle cause dello schianto del volo di linea, nè tantomeno sulle manovre per tutelare l’arcano.
In maniera paradossale, una sentenza della magistratura civile ha condannato al risarcimento delle vittime e della compagnia i ministeri della Difes…

Sono passati quarantuno anni e la morte di 81 persone continua a restare senza una verità processuale. Ma se questo è accaduto anche per altri misteri italiani, nel caso di Ustica il fallimento delle nostre istituzioni appare ancora più clamoroso. Le indagini per cercare di fare luce sulla sorte del Dc-9 Itavia decollato da Bologna alla volta di Palermo infatti non sono mancate. Ci sono stati plurime istruttorie penali e commissioni d’inchiesta, sono stati ingaggiati periti italiani e stranieri, avviate rogatorie in mezzo mondo, è stata persino realizzata una doppia operazione di recupero del relitto dall’abisso del Tirreno. Eppure non ci sono responsabilità penali accertate, né sulle cause dello schianto del volo di linea, nè tantomeno sulle manovre per tutelare l’arcano.
In maniera paradossale, una sentenza della magistratura civile ha condannato al risarcimento delle vittime e della compagnia i ministeri della Difesa e dell’Interno, riconoscendo come più probabile l’ipotesi di una battaglia aerea in cui il velivolo di linea è stato abbattuto. Qualcosa che invece le corti penali non sono mai riuscite ad accertare.


Lo scenario del combattimento tra caccia nella luce del tramonto è sempre stato quello più inquietante, su cui si è concentrato per anni il giudice istruttore Rosario Priore e che viene ancora considerato la pista più accreditata dai pm della procura di Roma. Tante le varianti. Un’imboscata supersonica contro il leader libico Gheddafi, il cui jet personale si sarebbe fatto schermo del Dc-9 Itavia. Chi sarebbero stati i killer? Intercettori americani della portaerei Saratoga o Mirage francesi partiti dalla base corsa di Solenzara. Un duello che avrebbe avuto un corollario nello schianto di un Mig-23 libico sui monti della Sila, che però ormai è sicuro sia avvenuto il 18 luglio 1980. E cosa avrebbe distrutto l’aereo di linea? Raffiche di cannone, l’impatto con un missile che non è esploso o un passaggio ravvicinato ad altissima velocità, tale da far collassare la fusoliera. Nulla di questo ha trovato un riscontro processuale.


Così come sono rimasti senza prove gli elementi sulla bomba a bordo, che il perito britannico Taylor sostiene essere chiari nei resti della toilette. Ordigno inizialmente attribuito al terrorismo di destra e che adesso invece si tende a vedere con una matrice palestinese, invocando una rilettura complessiva di Ustica e della strage di Bologna - avvenuta poco più di un mese dopo - che nascerebbe dalle carte ancora segrete del capo dell’intelligence italiana a Beirut. Anche le contestazioni di depistaggio ai danni di ufficiali dell’Aeronautica sono finite nel nulla. Insomma, una scandalosa disfatta investigativa che coinvolge tutto il Paese: i governi, il parlamento, i magistrati che in questi quarantuno anni hanno promesso giustizia e non sono stati capaci di renderla concreta.


Il presidente Mattarella ieri ha chiesto «impegno per una più completa ricostruzione dei fatti», ma il tempo affievolisce le speranze. le speranze. E rende sempre meno comprensibile il segreto di Stato che ancora copre alcuni incartamenti e la mancata risposta alle rogatorie di Paesi come il Belgio, i cui caccia erano in quei giorni in missione d’addestramento in Corsica.
Il relitto del Dc-9 ricostruito nel museo di Bologna resta come un monito a tutti gli italiani: un monumento di dolore, che testimonia il dramma di 81 bambini, uomini e donne abbandonati senza una verità.