Dopo tanto parlare di nuovo mondo post-Covid, le elezioni regionali in Francia hanno appena resuscitato la politica d'antan, ridando vita al classico bipolarismo tra sinistra e destra, confermate in tutte le loro roccaforti, lasciando macronisti e lepenisti a mani vuote. Il ritorno in forze più clamoroso è quello dei neogollisti che sembravano ormai fuorigioco dopo due presidenziali perse, nel 2012 con l'ex campione Nicolas Sarkozy battuto dal socialista François Hollande, e nel 2017 con l'esclusione per la prima volta nella Quinta Repubblica dal ballottaggio dove si era imposto l'outsider Emmanuel Macron contro Marine Le Pen.
Si può anche ridurre la portata simbolica del voto. Come dice il politologo Jérôme Fourquet, dopo un anno sfiancante, i francesi "contano i giorni per andare in vacanza a fare i barbecue con gli amici", erano quindi poco interessati da uno scrutinio locale, reso meno comprensibile dalla riforma…
Dopo tanto parlare di nuovo mondo post-Covid, le elezioni regionali in Francia hanno appena resuscitato la politica d'antan, ridando vita al classico bipolarismo tra sinistra e destra, confermate in tutte le loro roccaforti, lasciando macronisti e lepenisti a mani vuote. Il ritorno in forze più clamoroso è quello dei neogollisti che sembravano ormai fuorigioco dopo due presidenziali perse, nel 2012 con l'ex campione Nicolas Sarkozy battuto dal socialista François Hollande, e nel 2017 con l'esclusione per la prima volta nella Quinta Repubblica dal ballottaggio dove si era imposto l'outsider Emmanuel Macron contro Marine Le Pen.
Si può anche ridurre la portata simbolica del voto. Come dice il politologo Jérôme Fourquet, dopo un anno sfiancante, i francesi "contano i giorni per andare in vacanza a fare i barbecue con gli amici", erano quindi poco interessati da uno scrutinio locale, reso meno comprensibile dalla riforma che ha accorpato diverse regioni. L'astensione record (65%) è lì a dimostrare un'allarmante indifferenza. Ma vale anche una regola mai smentita dal 1965, ovvero da quando esistono i sondaggi in Francia. Nessun pronostico è mai stato azzeccato a dieci mesi dalle presidenziali. È sempre accaduto qualcosa che ha stravolto equilibri e previsioni, portando una "sorpresa" all'Eliseo. Che potrebbe arrivare da quel partito, Les Républicains, che spera di concludere la sua traversata del deserto. "Se perdono un'altra presidenziale, con la prospettiva di altri cinque anni all'opposizione, sarà la fine dei neogollisti" dice Fourquet a proposito di una forza politica abituata a essere egemone per decenni.
Dal 2017 il ciclone Macron, che si è imposto come "né di destra né di sinistra", aveva fatto pensare che i neogollisti fossero un reperto dell'archeologia politica del Novecento. E invece. Il partito sta dimostrando di avere un vivaio ricco di "presidenziabili", da Valérie Pécresse a Laurent Wauquiez, da Michel Barnier a François Baroin. Il favorito è Xavier Bertrand, che ha doppiato il rivale lepenista nel voto della sua regione al nord, e umiliato al primo turno la lista macronista nella quale erano stati inseriti ben cinque ministri. Se le presidenziali fossero oggi, registra l'ultimo sondaggio Ipsos, Bertrand sarebbe al 18% contro il 24-25% di Macron e il 19-20% di Le Pen. È ancora qualche punto sotto il risultato che aveva fatto François Fillon, il candidato dei Républicains nel 2017, ma è in costante progressione da quando ha dichiarato di voler correre per l'Eliseo. E se arrivasse al ballottaggio, Bertrand potrebbe battere la leader del Rassemblement National con un vantaggio molto più largo di Macron che nel voto sconterà inevitabilmente essere stato al governo per cinque anni, con in mezzo molte crisi, dalla rivolta dei gilet gialli alla pandemia.
I Républicains dovranno scegliere il loro candidato entro novembre, probabilmente senza primarie per non esasperare le divisioni che stanno già emergendo. La "guerra delle destre" accompagna la storia del gollismo, con lotte dure tra le varie correnti. L'esito sull'investitura finale non è quindi scontato. Ma ora appare meno granitico il duello tra Macron e Le Pen, che ha schiacciato tutto il dibattito negli ultimi anni. Il capo di Stato mantiene una base di popolarità molto più alta dei suoi predecessori: 40% contro il 28% di Sarkozy nello stesso periodo e il 15% di Hollande. La rabbia dei francesi forse è nel congelatore e l'autunno potrebbe essere caldo. Macron scommette sul fatto che i partiti non saranno decisivi, ispirandosi proprio quello che De Gaulle aveva teorizzato sull'elezione presidenziale: "È l'incontro tra un uomo e un popolo".