Mi si nota di più se mi inginocchio, se mi inginocchio solo un po' o se non mi inginocchio per niente? Posseduta dallo spirito di Nanni Moretti, la Nazionale capace di battere il record di vittorie di Vittorio Pozzo e quello di imbattibilità di Dino Zoff non è stata in grado di uscire palla al piede dal trappolone che l'attendeva all'Europeo: non è riuscita a prendere una posizione chiara e immediata nella lotta al razzismo.
Ci sono squadre, e sono in minoranza, che hanno scelto di inginocchiarsi per i diritti degli oppressi, in solidarietà al movimento Black Lives Matter. Ce ne sono altre, la grande maggioranza, che hanno deciso di restare in piedi. E poi c'è l'Italia che ha assunto tutte le posizioni fin qui possibili, adattando il modulo di coscienza allo schieramento avversario. Nelle prime due partite non s'è neanche posta il problema, e a essere sinceri nessuno di noi glielo ha nemmeno chiesto. Nella terza,…
Mi si nota di più se mi inginocchio, se mi inginocchio solo un po' o se non mi inginocchio per niente? Posseduta dallo spirito di Nanni Moretti, la Nazionale capace di battere il record di vittorie di Vittorio Pozzo e quello di imbattibilità di Dino Zoff non è stata in grado di uscire palla al piede dal trappolone che l'attendeva all'Europeo: non è riuscita a prendere una posizione chiara e immediata nella lotta al razzismo.
Ci sono squadre, e sono in minoranza, che hanno scelto di inginocchiarsi per i diritti degli oppressi, in solidarietà al movimento Black Lives Matter. Ce ne sono altre, la grande maggioranza, che hanno deciso di restare in piedi. E poi c'è l'Italia che ha assunto tutte le posizioni fin qui possibili, adattando il modulo di coscienza allo schieramento avversario. Nelle prime due partite non s'è neanche posta il problema, e a essere sinceri nessuno di noi glielo ha nemmeno chiesto. Nella terza, con il Galles tutto in ginocchio, si è fatta infilare in contropiede. Il risultato è stato goffo, più che scandaloso: qualcuno a terra, qualcuno no, qualcuno a metà, con l'involontario effetto comico che si raggiunge sulle spiagge quando è arrivato un nuovo ballo di gruppo e ognuno esegue il movimento un po' come cavolo gli pare. Risultato finale: cinque azzurri giù per terra, cinque in piedi, più uno che non s'è mica capito bene, forse faceva stretching, la foto non era chiara, e per questo è stato celebrato contemporaneamente da sinistra, come nuovo eroe popolare, e da destra, fra i difensori dei sacri confini della patria.
Solo a questo punto l'Italia si è trovata costretta a dire finalmente qualcosa ed è venuto fuori che non avesse poi molto da dire. La Federcalcio ha solo spiegato di aver lasciato alla squadra la libertà e la responsabilità di scelta, decisione rivendicata ieri pomeriggio in una nota. I giocatori, candidamente, hanno ammesso di non averci pensato, di non essersi organizzati. E infatti per la partita con l'Austria una decisione è stata presa solo pochi minuti prima del via: stiamo in piedi, a meno che non ce lo chiedano gli altri. Fra tre giorni a Monaco di Baviera ci sarà il Belgio e allora ci si inginocchia di nuovo, stavolta tutti, per ragioni di cortesia, poi c'è Lukaku, sai, lui ci tiene. Più avanti si vedrà. Ormai una settimana fa, in quello stesso stadio la Germania ha eliminato l'Ungheria con un gol di Goretzka, uno che prima del torneo ha posato con la bandiera "nessun calcio per i fascisti" e dopo quel gol ha disegnato un cuore per mandare idealmente un messaggio d'amore a tutta l'Europa. Lui almeno si era organizzato.
Eppure questa è una Nazionale diversa, con un livello di istruzione superiore alle precedenti, priva di grandi divi, composta in prevalenza da giocatori che coltivano interessi fuori dal calcio: non vivono in un acquario e anzi, molto spesso, hanno dovuto lavorare a un piano B nella vita perché non erano certi di sfondare col pallone. Non hanno rifiutato a priori di farsi carico del ruolo di rappresentanza del Paese che si accompagna all'investitura azzurra: a ogni gol, a ogni vittoria, è seguito il riferimento alla pandemia e alla sofferenza della gente comune che in questo Europeo ha intravisto la prima esperienza collettiva di ritorno alla normalità. E allora? E allora, evidentemente, la lotta al razzismo e a ogni forma di discriminazione non ha la medesima cittadinanza nel sentire comune nel Paese. Non è in cima all'agenda, anzi è un "tema divisivo", si dice così: chiediamo alla Nazionale un gesto forte, univoco, coraggioso, tutto quello che invece manca a noi, mentre la politica e la coscienza civile, ogni volta che c'è da giocare contro le diseguaglianze e in difesa dei diritti, si rifugiano nella melina, nel calcolo di convenienza, nella ricerca di "altre priorità" che consentano di calciare in tribuna questa palla fastidiosa: l'arte del rinvio. Alla Nazionale va imputata una pessima gestione della questione. Ma è al Paese intero che servirebbe incrociare un Galles o un Belgio. Qualcuno che interrompa la distrazione, che squarci l'indifferenza e ci chieda una risposta unitaria e immediata: "Ehi, noi siamo già in ginocchio e voi? Che avete deciso?".