E alla fine l'avvocato, stanco di trattare con la controparte, si è rivolto direttamente ai signori della Corte. Cioè al popolo dei cinquestelle. Stabilite voi, dice Giuseppe Conte, se volete ristrutturare la casa del Movimento, come voglio fare io, o se vi accontentate di un'imbiancatura delle pareti, come vuol fare Beppe Grillo.
Non siate più spettatori passivi, dice l'ex premier ai militanti, ora tocca a voi assumervi la responsabilità di decidere. È un bel colpo di scena, perché è la prima volta che qualcuno osa sfidare il fondatore del M5S - violando la liturgia vuota di una finta democrazia dal basso - per chiedere un voto vero. Uno scontro aperto tra due visioni opposte. Una battaglia alla fine della quale ci sarà un vincitore e un vinto. A meno che - mai escludere niente, quando c'è di mezzo Grillo - l'uomo che ha creato dal nulla tutto questo decida alla fine di arrendersi e di consegnare le …
E alla fine l'avvocato, stanco di trattare con la controparte, si è rivolto direttamente ai signori della Corte. Cioè al popolo dei cinquestelle. Stabilite voi, dice Giuseppe Conte, se volete ristrutturare la casa del Movimento, come voglio fare io, o se vi accontentate di un'imbiancatura delle pareti, come vuol fare Beppe Grillo.
Non siate più spettatori passivi, dice l'ex premier ai militanti, ora tocca a voi assumervi la responsabilità di decidere. È un bel colpo di scena, perché è la prima volta che qualcuno osa sfidare il fondatore del M5S - violando la liturgia vuota di una finta democrazia dal basso - per chiedere un voto vero. Uno scontro aperto tra due visioni opposte. Una battaglia alla fine della quale ci sarà un vincitore e un vinto. A meno che - mai escludere niente, quando c'è di mezzo Grillo - l'uomo che ha creato dal nulla tutto questo decida alla fine di arrendersi e di consegnare le chiavi al delfino che ha avuto l'ardire di ribellarsi.
Era dal 20 agosto di due anni fa, quando mise la sua mano sulla spalla di Salvini per dargli una lezione di democrazia davanti a tutti i senatori ("Caro Matteo, tu hai chiesto pieni poteri..."), era da quel giorno che Conte non sfoderava i suoi artigli con tanta disinvoltura. Ieri sorrideva calmo, mentre alle sue spalle si illuminava un cartello con la scritta "Exit" e lui procedeva spedito con la sua requisitoria da pubblico ministero contro l'imputato Grillo Giuseppe da Sant'Ilario, chiamandolo a rispondere di due peccati gravi.
Accusa numero uno: mi hai chiesto tu di diventare il leader del Movimento, volevi incoronarmi subito all'hotel Forum. Ma quando io, invece di accettare un'investitura dall'alto, mi sono messo a lavorare a un grande progetto per riformare il Movimento mi hai fatto capire che non c'era bisogno di ristrutturare la casa: bastava tinteggiare i muri.
Accusa numero due: tu invochi il rinnovamento ma quello che è successo in questi quattro mesi induce a sospettare che vorresti essere un leader ombra affiancato da un prestanome, "e quel prestanome non potrei essere io".
Nessuno sa ancora se Conte diventerà davvero il leader di un partito - né di quale - ma il suo discorso di ieri ha rivelato che è pronto per farlo. Mai prima di lui qualcuno, nel Movimento 5 Stelle, aveva avuto il coraggio di lanciare una sfida frontale all'uomo che persino i parlamentari ormai chiamano senza pudore "l'Elevato". Gli ha riconosciuto, certo, "il grande carisma visionario", ma intimandogli di decidere una volta per tutte se essere "un padre generoso che lascia crescere la sua creatura" o "un padre padrone" che vuol comandare sempre lui. E poiché ha imparato a conoscerlo bene, adesso vuole una risposta chiara e definitiva. Ma non da lui: dalla base. "Questo è il momento in cui l'intera comunità del Movimento 5 Stelle deve assumersi la responsabilità delle sue scelte" è la frase-chiave del discorso di Conte.
Un referendum immediato sullo statuto che lui ha riscritto. Prendere o lasciare. Il paradosso è che lui, non essendo neanche iscritto al Movimento, non può neanche chiederlo. Dovrebbe chiederlo Grillo, al quale tocca la mossa decisiva. Se dice no al referendum dimostra di temere il giudizio dei militanti. Se dice sì, e vince Conte, lui dovrà cedere ogni potere sulla linea politica della sua creatura. Se invece vince lui, Conte prende armi e bagagli. È quella che gli americani chiamano "l'alternativa del diavolo".