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Il peso di Berlino su Roma

(ansa)

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La battaglia sul debito pubblico
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A fine gennaio, il ministro Helge Braun, capo della Cancelleria di Berlino, e Cdu vicino ad Angela Merkel, propose di modificare la legge costituzionale tedesca per consentire nei prossimi anni di non applicare la "regola del debito", un meccanismo automatico di riduzione del debito pubblico, istituito nel 2011, a cui furono subito ispirati il Fiscal Compact e la regola del debito europei.


Braun avanzò argomenti non banali che miravano a salvaguardare l'utilità delle regole fiscali negli anni post-pandemia. Ma il suo proposito fu interpretato diversamente. Si pensò che Braun volesse imbonirsi i Verdi, possibili alleati di governo e favorevoli a un allentamento della disciplina fiscale europea. A settembre di quest'anno i tedeschi voteranno il nuovo Parlamento e i sondaggi giustificano l'attesa di un governo Cdu-Verdi. In quel caso, la Cdu potrebbe aspirare a sei ministri più il cancelliere. Dei sei ministri Cdu tre sarebbero donne. A…

A fine gennaio, il ministro Helge Braun, capo della Cancelleria di Berlino, e Cdu vicino ad Angela Merkel, propose di modificare la legge costituzionale tedesca per consentire nei prossimi anni di non applicare la "regola del debito", un meccanismo automatico di riduzione del debito pubblico, istituito nel 2011, a cui furono subito ispirati il Fiscal Compact e la regola del debito europei.


Braun avanzò argomenti non banali che miravano a salvaguardare l'utilità delle regole fiscali negli anni post-pandemia. Ma il suo proposito fu interpretato diversamente. Si pensò che Braun volesse imbonirsi i Verdi, possibili alleati di governo e favorevoli a un allentamento della disciplina fiscale europea. A settembre di quest'anno i tedeschi voteranno il nuovo Parlamento e i sondaggi giustificano l'attesa di un governo Cdu-Verdi. In quel caso, la Cdu potrebbe aspirare a sei ministri più il cancelliere. Dei sei ministri Cdu tre sarebbero donne. A Braun, quindi, non resta che combattere per uno dei tre posti rimanenti e per farlo è utile avere gli alleati di governo a favore.


Pochi mesi dopo, il presidente del Parlamento, Wolfgang Schäuble, anch'egli Cdu, ha risposto con un carico di dinamite, denunciando i danni dell'indisciplina fiscale, indicando l'Italia come un Paese esposto a tentazioni immorali e minacciando l'istituzione di un fondo di ammortamento per il controllo forzato del debito pubblico.
Dietro questa violenza si esprime una dialettica interna alla Cdu. Si pone cioè una questione, la cui risposta determinerà il baricentro politico europeo del futuro. La Cdu, il maggior partito europeo, deve avvicinarsi sempre di più ai Verdi, oppure deve presidiare l'elettorato conservatore per disinnescare tentazioni di destra radicale? Da 25 anni questa è la domanda cruciale della politica europea e da 25 anni la risposta vede contrapposti Angela Merkel e Wolfgang Schäuble, i dioscuri della politica europea, il cui rapporto sta diventando solo ora più stretto quanto più constatano la debolezza dei loro successori.


L'opzione pro-Verdi considera che se votassero solo gli elettori con meno di 60anni, già oggi i Verdi otterrebbero più voti di Cdu e Spd assieme. Forse i Verdi non vinceranno nel 2021, ma quasi certamente lo faranno dal 2025 in poi. Se la Cdu non avvicina l'elettorato verde, si confinerà all'opposizione.
L'opzione conservatrice si basa sul fatto che negli ultimi due decenni la Cdu ha perso un terzo del proprio elettorato, ma a differenza dell'Spd (che ne ha perso due terzi), recupera il ruolo di primo partito ogni volta che agita il tema della sicurezza, anche nella sua declinazione finanziaria. Più apre ai rifugiati e più perde voti, ma più si oppone all'indisciplina fiscale e meglio argina la destra estrema.


All'ultimo congresso Cdu, quasi la metà dei delegati si sono schierati contro Armin Laschet, ora candidato cancelliere, e a favore di Friedrich Merz, sostenuto da Schäuble. Nel partito fanno la voce più grossa frange di destra come la WerteUnion, gli esponenti del Mittelstand e singoli leader favorevoli a cooperare con i nazionalisti. La partita è tutt'altro che decisa, perché mentre Schäuble sarà ancora in Parlamento, Merkel tutt'al più troverà un nuovo ruolo fuori dalla Germania.


Vista in questi termini, la questione fiscale europea, di cui l'Italia è magna pars, assume un valore esistenziale. Il debito italiano sarà ufficialmente vicino al 160% del Pil - o più se si contano i prestiti del fondo europeo - contro un debito tedesco del 60%. Una divergenza abissale di obiettivi economici e di possibilità d'azione politica. Entro due anni, Berlino tornerà ad avere surplus di bilancio, rendendo il 2023 molto simile al 2011. Se i fondi europei - in buona parte finanziati dai tedeschi - non faranno ripartire l'economia italiana, Schäuble avrà buona ragione a dire che non resta che mettere condizioni più stringenti alla politica economica italiana. In tal caso però, come abbiamo già visto dopo la crisi dell'euro e la vittoria elettorale di forze politiche antieuropee, il conflitto si sposterà dall'interno della Germania all'interno dell'Italia. Questa dinamica politica di reciproco danno tra Roma e Berlino deve essere superata.