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Lo sport dell'empatia

(agf)

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Cosa si impara dagli Europei e da Wimbledon
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Che fare sport sia buona cosa è assodato. D'altronde l'educazione fisica è una disciplina che si insegna nelle scuole di ogni ordine e grado e la massima di Giovenale, mens sana in corpore sano, viene oramai interpretata come la certificazione che il benessere esiste solo se è psicofisico. Ciò che sappiamo meno bene e, che parrebbe o una questione oziosa o una faccenda che riguarda solo la metà del genere umano - i maschi - è che anche guardare lo sport fa bene. Non che ci si debba sedere davanti a una partita di calcio o a una partita di tennis o alle qualificazioni per le Olimpiadi - cose che pure sono sugli schermi e nelle nostre radio in questi giorni - con l'idea che gli atleti e le atlete stiano lì a insegnarci qualcosa, tuttavia, anche senza nessuna tensione didattica può accadere di imparare qualcosa. Per esempio. È interessante constatare come in un mondo dove tutti rispettano le regole non ci sono vin…

Che fare sport sia buona cosa è assodato. D'altronde l'educazione fisica è una disciplina che si insegna nelle scuole di ogni ordine e grado e la massima di Giovenale, mens sana in corpore sano, viene oramai interpretata come la certificazione che il benessere esiste solo se è psicofisico. Ciò che sappiamo meno bene e, che parrebbe o una questione oziosa o una faccenda che riguarda solo la metà del genere umano - i maschi - è che anche guardare lo sport fa bene. Non che ci si debba sedere davanti a una partita di calcio o a una partita di tennis o alle qualificazioni per le Olimpiadi - cose che pure sono sugli schermi e nelle nostre radio in questi giorni - con l'idea che gli atleti e le atlete stiano lì a insegnarci qualcosa, tuttavia, anche senza nessuna tensione didattica può accadere di imparare qualcosa. Per esempio. È interessante constatare come in un mondo dove tutti rispettano le regole non ci sono vincitori e vinti predestinati. Francia, Germania e Portogallo sono uscite agli ottavi. I favoriti, insomma, possono terminare la loro corsa ben prima della vittoria e nuovi campioni e nuove squadre possono giungere laddove nessuno, all'inizio degli Europei, avrebbe scommesso: sul podio. Dove arriverà la Svizzera, per esempio?


Sulla stessa idea di squadra ci sarebbe da riflettere, è chiaro per esempio che ci sono grandi campioni che possono pure sbagliare un rigore - e chi, se non noi, dopo Baggio, può comprendere l'epica e la tragedia di un rigore sbagliato - ma è chiaro che grandi campioni come Kylian Mbappé senza una squadra, oltre ad assumersi la responsabilità del fallimento, non possono fare. E così, questo Europeo, su mobilità sociale e collettività ha già detto più di una lezione di educazione civica. Dal centrale di Wimbledon, dove due giorni fa c'è stata una standing ovation per Sarah Gilbert - la ricercatrice che ha contribuito allo sviluppo di AstraZeneca e che insegna a Oxford, - ho imparato, tranquillizzandomi, che nonostante l'infodemia, le superstizioni e le paure, nonostante i "feroci conduttori di trasmissioni false", come canta Francesco Guccini in Cyrano, è evidente a tutti quanto i ricercatori e le ricercatrici, che in tempi inediti per la medicina hanno sviluppato scudi vaccinali contro il coronavirus, sono stati, oltre i distanziamenti e le chiusure, i creatori dello strumento che da lunedì ci consente, con attenzione e controllo, di stare all'aria aperta senza mascherina dopo più di un anno. Le classificazioni di atletica per le Olimpiadi poi mi mettono una grande allegria, l'Italia sembra semplicemente più vasta, più larga e migliore. Sotto il tricolore ci sono persone le cui famiglie sono originarie di altri paesi e dunque la vergognosa questione dello Ius soli sembra non esistere (non è così, ma sembra, e i diritti, proprio come le leggi matematiche nascono per immaginazione).
Così, forse, anche guardare lo sport esercita un muscolo. Non è però un muscolo che è in noi, è un muscolo che è tra di noi: l'empatia.