Europei di calcio, gli Azzurri e il confine tra belli e bellissimi
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiQuando gioca la Nazionale è sempre un giorno diverso. Se ne accorgono anche quelli che non sentono la passione del calcio: a volte basta guardare una finestra, una bandiera, una piazza. Gli azzurri dell'Italia che riparte si sono arrampicati fino al Belgio, giocando benissimo e sognando di più. Stasera (venerdì 2 luglio 2021) è la sera. Uscire adesso farebbe male, perché è difficile risvegliarsi dai sogni e accorgersi che la vita è sempre più o meno la solita cosa. Il Belgio è un grande avversario, ma è anche una grandissima occasione. Forse la squadra migliore rimasta, la prima nel ranking mondiale (titolo virtuale, una specie di Oscar alla carriera) eppure mai vittoriosa: ci sarà un motivo. Se c'è, speriamo di scoprirlo.
La Nazionale è davvero una questione nazionale, una cosa praticamente di tutti. Ci tiene insieme, ci lega i ricordi. Fa parte del nostro passato condiviso, ogni even…
Quando gioca la Nazionale è sempre un giorno diverso. Se ne accorgono anche quelli che non sentono la passione del calcio: a volte basta guardare una finestra, una bandiera, una piazza. Gli azzurri dell'Italia che riparte si sono arrampicati fino al Belgio, giocando benissimo e sognando di più. Stasera (venerdì 2 luglio 2021) è la sera. Uscire adesso farebbe male, perché è difficile risvegliarsi dai sogni e accorgersi che la vita è sempre più o meno la solita cosa. Il Belgio è un grande avversario, ma è anche una grandissima occasione. Forse la squadra migliore rimasta, la prima nel ranking mondiale (titolo virtuale, una specie di Oscar alla carriera) eppure mai vittoriosa: ci sarà un motivo. Se c'è, speriamo di scoprirlo.
La Nazionale è davvero una questione nazionale, una cosa praticamente di tutti. Ci tiene insieme, ci lega i ricordi. Fa parte del nostro passato condiviso, ogni evento è una nuova occasione per dire c'eravamo. Il Belgio lo abbiamo battuto all'Europeo di cinque anni fa, loro sembravano draghi e poi diventarono i nanetti della favola. Ora quella squadra rossa è ancora più sontuosa, gioca "ai due tocchi" e fa convergere ogni pallone verso un grande personaggio, Romelu Lukaku, magnifico centravanti e persona speciale. Ha appena vinto lo scudetto con l'Inter, del nostro calcio ha imparato quasi tutto: anche come marca Chiellini. Per questo, forse non si fida.
Non vogliamo fermarci, sembra di essere di nuovo a Italia '90 oppure a Spagna '82, quando quegli undici sul prato color smeraldo erano tutti noi. Ma basta pochissimo per scivolare dal sogno e cadere dal letto. Inciampare al terz'ultimo ipotetico gradino lascia lividi indelebili, però lo slancio che si può prendere è una forza inarrestabile. I quarti sono il nostro piccolo Everest, spesso bisogna scalarlo un rigore dopo l'altro. È il nostro destino. Andò male all'Europeo 2008, azzurri precipitati nel dischetto (può diventare un pozzo) contro la Spagna che poi si sarebbe presa il mondo e la galassia. Andò invece molto bene quattro anni più tardi: ai rigori, più bravi noi degli inglesi, poi ci avrebbe pensato Balotelli in semifinale contro la Germania. Si arrivò in fondo quella volta, per essere malmenati dagli spagnoli ma una finale è sempre una finale. Nel 2016 cademmo di nuovo dentro un dischetto, e sempre ai quarti: ai tedeschi non sapemmo opporre altro che i saltelli e le mossette di Zaza e Pellè, e arrivederci.
Se la storia ha un senso, Mancini avrà allenato benissimo gli azzurri per questo gesto tecnico sublime e infido, undici metri di vertigine e precipizio, talvolta però si vola e si vince casomai un mondiale (2006). Arriviamo al giorno del giudizio pieni di gloria e speranza, sommersi dalle lodi, capaci di superare il primo vero agguato (era soltanto l'Austria ma quanta paura). Ci arriviamo dopo aver visto cadere alcuni signori del calcio, la Francia, la Germania, il Portogallo, la Croazia. Si aprono corridoi, correnti d'aria nelle quali infilarsi per gonfiare le vele. Questo è un anno di calcio al contrario, nessun campionato a parte la Bundesliga tedesca e nessuna Coppa è stata vinta da un favorito e allora forza, proviamoci.
Tra un anno e mezzo l'Italia si giocherà il mondiale ma venerdì 2 luglio non è solo una tappa, è l'intero viaggio. È sottile il confine tra pacca sulla spalla con sorriso di circostanza ("Siamo usciti a testa alta, grazie lo stesso, ragazzi": terribile) e la final four di Londra. Siamo al bivio: arrivare nel mitico Wembley, essere tra le prime quattro e poi continuare il volo, oppure scoprire che siamo stati bravi, non bravissimi. Sembra poco, invece è quasi tutto. Ma la cosa peggiore è svegliarsi credendo ancora di sognare.