Quanto possono fare paura queste immagini di festa, libertà e stadi pieni all'Europeo? Quanto è rimasto in circolo del terrore dei numeri della pandemia, della prima e seconda ondata nel vecchio continente? Un buon sistema per misurare - con sguardo chirurgico - quel che succede in Europa è vivere, con settimane di anticipo, il protocollo delle Olimpiadi di Tokyo. Dove tra non molto Barella e Insigne saranno sostituiti da Federica Pellegrini o Gianmarco Tamberi. Dal punto di vista sanitario sarà l'Olimpiade più difficile di sempre, se così si può chiamare la rassegna che cercherà di mettere insieme 206 nazioni in piena pandemia. L'epoca dei boicottaggi? Una passeggiata.
Dello spirito olimpico, tutte le genti del mondo riunite e abbracciate sotto lo stesso cielo, nello stesso villaggio, resterà poco o niente. "In Europa gli stadi sono pieni di feste. Sfortunatamente, potremmo non essere in grado di fare lo…
Quanto possono fare paura queste immagini di festa, libertà e stadi pieni all'Europeo? Quanto è rimasto in circolo del terrore dei numeri della pandemia, della prima e seconda ondata nel vecchio continente? Un buon sistema per misurare - con sguardo chirurgico - quel che succede in Europa è vivere, con settimane di anticipo, il protocollo delle Olimpiadi di Tokyo. Dove tra non molto Barella e Insigne saranno sostituiti da Federica Pellegrini o Gianmarco Tamberi. Dal punto di vista sanitario sarà l'Olimpiade più difficile di sempre, se così si può chiamare la rassegna che cercherà di mettere insieme 206 nazioni in piena pandemia. L'epoca dei boicottaggi? Una passeggiata.
Dello spirito olimpico, tutte le genti del mondo riunite e abbracciate sotto lo stesso cielo, nello stesso villaggio, resterà poco o niente. "In Europa gli stadi sono pieni di feste. Sfortunatamente, potremmo non essere in grado di fare lo stesso" ha scandito la presidente del comitato organizzatore Seiko Hashimoto. Quasi a rimarcare una differenza tra i bagordi di Wembley sotto variante Delta, il tutto esaurito di Budapest, e la freddezza di una nazione dove i sondaggi indicano una sempre maggiore ostilità nei confronti dei Giochi.
Dello sbarco negli aeroporti di Narita e Haneda degli europei incauti, ma anche degli africani senza vaccini o dei reduci dell'inverno sudamericano che ha lasciato tracce durissime negli ospedali. I diecimila spettatori giapponesi ammessi negli impianti (gli stranieri sono già banditi da mesi) non sono ancora certi di poter entrare. Ma se anche riuscissero, verrebbero sottoposti a una serie di limitazioni: tipo, non si può festeggiare, urlare, cantare. Altro che Londra, riconfermata con sicumera dalla Uefa come sede della fase finale di Euro 2020 nonostante gli appelli di Draghi e Merkel.
È più giusto parlare di una non-Olimpiade, sulla quale vigileranno addirittura due app. Una si chiama Cocoa, e seguirà passo dopo passo con funzioni di tracking gli accreditati. Costretti a frequentare solo siti riconosciuti dal comitato organizzatore. La seconda app è Ocha, dove sarà obbligatorio registrare lo stato di salute, dalla temperatura corporea ai possibili sintomi riconducibili al Covid. Anche in questo caso, la libertà degli Europei di calcio sembra uscita non da un altro mondo, ma da un'altra epoca. E se di libertà si parla, i media americani hanno individuato anche i rischi per la stampa, condensandoli in una lettera di protesta alla quale la signora Hashimoto ha risposto con un invito a rispettare le linee guida olimpiche. Quindi leggiamolo, questo Playbook che regola i comportamenti dei media. Pagina 36: "Non devi intervistare gli spettatori". "Le interviste in città non sono consentite". "Non devi passeggiare in città, visitare aree turistiche, negozi, ristoranti o bar, palestre, etc.". Una cortina invisibile separa i giapponesi dalla pericolosa ondata in arrivo.
Quanto agli atleti che a Londra 2012 ballarono sotto il palco degli Who, il percorso è segnato: aeroporto-villaggio-sito di allenamento o di gara, andata e ritorno. Due metri di distanza dai giornalisti, che non si sa mai. Eppure un anno e mezzo di Covid hanno ormai abituato stampa e atleti a rapporti liofilizzati, a conferenze stampa su Zoom che sarebbero state rifiutate con sdegno prima del marzo 2020. Il mondo è cambiato, eppure ora che si tratta di rimettere insieme il mondo nella stessa città, non poche centinaia di calciatori, le procedure sono di stampo militare. Come se l'Europeo di calcio fosse una sbronza collettiva, che presto potrebbe chiedere il conto nonostante la diffusione del vaccino.
Eppure è strano pensare alle arene del sumo dove qualche migliaio di giapponesi - distanziati, sia chiaro - tifava ad alto volume lo scorso inverno. Oppure al basso tasso di vaccinazione tra la popolazione in cui i no vax sono una componente importante. Che si tratti di uno stadio, di una pedana di scherma, di una pista di atletica, dell'Europa che in estate festeggia o della Nuova Zelanda di Luna Rossa che chiuse Auckland per un solo caso di contagio, la lotta alla pandemia assume un volto per ogni paese e ogni competizione. Ora, prepariamoci a non urlare per Federica Pellegrini.