Ieri mattina mi sono svegliata e ho cominciato a fare un contro a spanne. Alle elezioni politiche del 2018, sono andati a votare circa 34 milioni di aventi diritto. I follower della Ferragni sono appena più di 24 milioni, quelli di Fedez appena meno di 13 milioni. Supponendo che l’intersezione dei due insiemi non sia vuoto, possiamo pensare che in due, quando, per esempio, sono seduti sul divano, raggiungano circa 30 milioni di follower. Con questo conto rozzo, da un punto di vista meramente quantitativo, sembrerebbe che la comunicazione e la democrazia si assomiglino, che il follower tenda a coincidere col cittadino, che l’imprenditrice, o l’artista, o gli e le influencer si sovrappongano ai leader politici. Il Paese non sarebbe nuovo a queste evoluzioni, d’altronde, Silvio Berlusconi faceva il broadcaster e l’editore. Esattamente come Chiara Ferragni e Fedez (e molti altri, noi tutti invero, siamo o non siamo broadcaster e editori di noi stessi?)…
Ieri mattina mi sono svegliata e ho cominciato a fare un contro a spanne. Alle elezioni politiche del 2018, sono andati a votare circa 34 milioni di aventi diritto. I follower della Ferragni sono appena più di 24 milioni, quelli di Fedez appena meno di 13 milioni. Supponendo che l’intersezione dei due insiemi non sia vuoto, possiamo pensare che in due, quando, per esempio, sono seduti sul divano, raggiungano circa 30 milioni di follower. Con questo conto rozzo, da un punto di vista meramente quantitativo, sembrerebbe che la comunicazione e la democrazia si assomiglino, che il follower tenda a coincidere col cittadino, che l’imprenditrice, o l’artista, o gli e le influencer si sovrappongano ai leader politici. Il Paese non sarebbe nuovo a queste evoluzioni, d’altronde, Silvio Berlusconi faceva il broadcaster e l’editore. Esattamente come Chiara Ferragni e Fedez (e molti altri, noi tutti invero, siamo o non siamo broadcaster e editori di noi stessi?) fanno i broadcaster e gli editori. Parlo di Chiara Ferragni e di Fedez per lo scambio di battute con Matteo Renzi letto ieri su Twitter.
A Chiara Ferragni e Fedez è richiesta, e io credo abbiano dimostrato di averla, al più una postura civile, forse etica. Volta per volta, in base al problema che si presenta – che siano le raccolte fondi da destinare agli ospedali, che sia l’appello per la mancata calendarizzazione delle vaccinazioni a Milano, che sia una ipotesi di censura su un canale del servizio pubblico – decidono come attivarsi. Avendo a disposizione con un click trenta milioni di italiani che si fidano di loro, quando possono fare una cosa la fanno, quando possono sciogliere una ingiustizia, la sciolgono. Fanno e sciolgono, in che senso? – mi chiedevo ieri mattina, nel lettuccio di un albergo di Milano col piumone tirato sotto al naso causa aria condizionata livello Frecciarossa che non ero stata in grado di spegnere – Fanno e sciolgono in che senso? Lo annunciano, mi sono risposta.
Né Ferragni né Fedez hanno in mano poteri esecutivi, legislativi o giudiziari, non sono rappresentanti del popolo democraticamente eletti, sono una cittadina e un cittadino consapevoli, broadcaster ed editori di sé stessi, che, diversamente da Berlusconi o Grillo, non hanno (ancora) fondato un partito. Per Ferragni e Fedez che attraverso gli annunci riescono a raddrizzare storture del nostro quotidiano democratico io, personalmente, provo stima, e penso che, con due bambini, anche io vorrei fare tutto il possibile perché crescessero in una società più equa. Tra l’altro per me sono come Sandra e Raimondo e come loro mi fanno ridere e pensare.
Il mio stupore riguarda invece Matteo Renzi, senatore di una Repubblica, la nostra, di cui è stato anche presidente del Consiglio. Matteo Renzi, nelle sue funzioni di rappresentante di cittadini e cittadine successivamente a libere elezioni in libero Stato, possiede altri strumenti, oltre gli annunci via social. Matteo Renzi ha responsabilità ulteriori rispetto alla postura civile, o etica – che pure appare lasca, quando si riascoltano i discorsi sul rinascimento italiano e l’Arabia Saudita – ha deciso, infatti, candidandosi, di assumersi una responsabilità politica.
La responsabilità politica non è volta per volta, caso per caso, è un progetto ed è un processo.
La democrazia finisce quando non si esercita, mi ripetevo in mattinata e scrivo adesso quando capisco che abdicare alle lentezze e alle complessità dei percorsi democratici, per utilizzare la veloce possibilità di essere broadcaster ed editori di sé stessi, è il sintomo di uno scoraggiamento.
Da cittadina, non vorrei politici scoraggiati, ma politici coraggiosi. Senza cuore, andando alla radice delle parole. Vorrei politici che non si limitino ad annunciare, essendo meno efficaci di cittadini e cittadine influencer, ma che programmino, progettino, sottolineino quanto la soluzione ai problemi non sia volta per volta, caso per caso, ma debba contemplare un approccio più olistico, globale, con quel pizzico di prospettiva che Anton Ego chiedeva a Ratatouille nell’omonimo cartone animato Disney.