Ci sono casi in cui è meglio affidarsi ai numeri per capire di che cosa si parla. Bene: secondo alcune stime - elaborate, va detto, mentre i lavori sono ancora in corso - se si riuscisse ad applicare la global minimum tax, cioè la tassa sulle multinazionali della Rete con un'aliquota di almeno il 15 per cento, l'Italia potrebbe incassare fino a dieci miliardi di dollari. Una cifra importante che basterebbe, a titolo di esempio, per finanziare nel prossimo triennio, e anche più, la riforma degli ammortizzatori sociali e magari posare pure i primi mattoni per le politiche attive per il lavoro. Tutti interventi che nel passato abbiamo fatto male per mancanza di risorse oltreché che di visione strategica.
Sempre i numeri: il gettito dell'attuale web tax nazionale non supererà i 600 milioni di euro. La differenza tra le due cifre spiega senza ombra di dubbi qual è la strada che conviene imboccare. Le soluzioni ai problemi globali…
Ci sono casi in cui è meglio affidarsi ai numeri per capire di che cosa si parla. Bene: secondo alcune stime - elaborate, va detto, mentre i lavori sono ancora in corso - se si riuscisse ad applicare la global minimum tax, cioè la tassa sulle multinazionali della Rete con un'aliquota di almeno il 15 per cento, l'Italia potrebbe incassare fino a dieci miliardi di dollari. Una cifra importante che basterebbe, a titolo di esempio, per finanziare nel prossimo triennio, e anche più, la riforma degli ammortizzatori sociali e magari posare pure i primi mattoni per le politiche attive per il lavoro. Tutti interventi che nel passato abbiamo fatto male per mancanza di risorse oltreché che di visione strategica.
Sempre i numeri: il gettito dell'attuale web tax nazionale non supererà i 600 milioni di euro. La differenza tra le due cifre spiega senza ombra di dubbi qual è la strada che conviene imboccare. Le soluzioni ai problemi globali sono necessariamente globali. Vale per la tassazione di Google & Co., vale per la lotta alla pandemia, vale per il contrasto al cambiamento climatico. Con la presidenza del G20 l'Italia, potenza di medio calibro nello scacchiere mondiale, si è trovata al centro di queste tre sfide. E se la sta giocando, sfruttando il ritorno del multilateralismo con Joe Biden alla Casa Bianca dopo la parentesi oscurantista di Donald Trump e l'indebolimento, con l'annuncio della sua uscita di scena in autunno, della leadership di Angela Merkel nel Vecchio Continente. In questi nuovi, e più larghi, spazi politici si è inserito Mario Draghi, che certo non ha avuto bisogno di presentarsi: ha mischiato la tradizione europeista con il neo-atlantismo, il pragmatismo con il decisionismo, il solidarismo con le esigenze del mercato. Ha fatto apparire l'Italia più forte di quel che è o di quel che l'attuale classe politica può esprimere. Ha nascosto tante nostre (antiche e più recenti) magagne. Basta leggere la stampa internazionale. E tuttavia, se dal vertice a Venezia dei ministri economici del G20 (rappresentano l'80 per cento del Pil mondiale e il 75 per cento del commercio internazionale) uscirà un accordo di massima sul livello della web tax globale e sulla cosiddetta riallocazione dei profitti dei giganti della Rete, sarà anche un successo dell'Italia, che ha lavorato per l'intesa (non da ora, per la verità) sul doppio binario, europeo e mondiale. L'adesione della Cina all'eventuale accordo sarà assai più significativa dell'opposizione alla global tax dei (soli) quattro Paesi europei (non membri del G20, peraltro) che del dumping fiscale hanno fatto uno dei capisaldi delle proprie discutibili politiche economiche, l'Irlanda, l'Estonia, l'Ungheria e Cipro.
Globalizzare le soluzioni, dunque. La "media" potenza italiana si è mossa così durante questi mesi di presidenza del G20. Con la spinta a "vaccinare il mondo" si è chiuso a maggio il Global Health Summit di Roma e negli stessi giorni i tre colossi della farmaceutica americana, Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson annunciavano l'impegno a donare 3,5 miliardi di dosi di vaccini ai Paesi poveri nel biennio 2021-2022. La Dichiarazione di Roma ha segnato una svolta, in chiave globale, della lotta contro il Covid-19. L'Italia ha incassato.
A novembre si terrà a Glasgow la conferenza sul clima mondiale. Gran Bretagna e Italia ne hanno la co-presidenza. Nessuna decisione potrà essere efficace senza il coinvolgimento delle potenze asiatiche dell'India e soprattutto della Cina, la grande fabbrica del mondo che da sola produce il 30 per cento circa delle emissioni di anidride carbonica (tutta l'Europa è sotto il 10 per cento). Draghi vuole il diretto coinvolgimento di Pechino negli impegni che si assumeranno. Dice che la Cina è un concorrente nel commercio, un nemico nel campo dei diritti, ma deve essere un alleato nella lotta al cambiamento climatico. Pragmatismo. Secondo Janet Yellen, segretaria al Tesoro dell'amministrazione americana "Draghi ha una rara combinazione di competenza, comprensione del mercato e immenso talento diplomatico". Ecco, Draghi pesa più dell'Italia nelle partite internazionali. Però - diciamolo - poteva andarci anche molto peggio.