✕

Letta e Renzi la sfida irrisolta

(ansa)
Il punto
2 minuti di lettura

Nel giorno in cui al Senato comincia il braccio di ferro finale sulla legge Zan, Matteo Renzi vede in uscita il suo ultimo libro, "Controcorrente", e nelle stesse ore si viene a sapere che egli è inquisito per finanziamento illecito. L'inchiesta riguarderebbe i compensi eccessivi percepiti dall'ex premier per il documentario (non indimenticabile) su Firenze realizzato un paio d'anni fa con il concorso del produttore Lucio Presta, indagato anche lui.

S'intende che molti hanno voluto vedere in queste notizie che si sovrapponevano in una giornata confusa la prova di un "avvertimento" mandato al personaggio Renzi, che è riuscito di nuovo a mettersi al centro della scena con le manovre sulla Zan e persino con il suo libro. 

Ma con buona probabilità si tratta solo  di coincidenze. O di diversivi che celano  a malapena il dato di fatto: finora le mediazioni, se così vogliamo chiamarle, e i tentati…

Nel giorno in cui al Senato comincia il braccio di ferro finale sulla legge Zan, Matteo Renzi vede in uscita il suo ultimo libro, "Controcorrente", e nelle stesse ore si viene a sapere che egli è inquisito per finanziamento illecito. L'inchiesta riguarderebbe i compensi eccessivi percepiti dall'ex premier per il documentario (non indimenticabile) su Firenze realizzato un paio d'anni fa con il concorso del produttore Lucio Presta, indagato anche lui.

S'intende che molti hanno voluto vedere in queste notizie che si sovrapponevano in una giornata confusa la prova di un "avvertimento" mandato al personaggio Renzi, che è riuscito di nuovo a mettersi al centro della scena con le manovre sulla Zan e persino con il suo libro. 

Ma con buona probabilità si tratta solo  di coincidenze. O di diversivi che celano  a malapena il dato di fatto: finora le mediazioni, se così vogliamo chiamarle, e i tentativi di smussare gli angoli del disegno di legge contro l'omofobia sono falliti. La discussione va avanti in aula e al momento si deve prendere atto che la linea intransigente, quella che rifiuta il compromesso figlio di una trattativa mai iniziata, sta prevalendo. Per ora si deve dunque parlare di una vittoria tattica di Enrico Letta. Ma attenzione: vittoria tattica, appunto, e non strategica. Quest'ultima si realizzerebbe se l'intransigenza sfociasse nell'approvazione del testo di legge così com'è: vale a dire nella veste con cui è giunto al Senato da Montecitorio. Sarebbe un colpo a favore di quella fatidica intesa Letta-Conte che oggi sembra semi-diroccata. Un successo indubbio della linea politica difesa dal segretario del Pd. 

Viceversa la sconfitta della legge, ossia la sua bocciatura finale, sarebbe un grave passo falso per il fronte Pd-M5S-LeU rafforzato da un certo numero di senatori del gruppo misto. Si direbbe in quel caso che il muro della destra, consolidato dalle ambiguità di Italia Viva, ha affossato una legge sui diritti che il Pd stava spingendo in porto: un tema di polemica politica, ma certo non un grande risultato. 

In realtà la sconfitta sarebbe di tutti. Anche dello stesso partito di Letta che, secondo un argomento prevedibile, sarà accusato di aver respinto la possibilità di correggere qualcosa degli articoli 1, 4 e 7, salvando la sostanza della nuova norma, e di aver invece scelto lo scontro fino a uscirne perdente.

Renzi ovviamente è astuto, per cui evita con scrupolo di mescolarsi alla destra in modo palese. Ha votato contro la pregiudiziale di costituzionalità e sarebbe stato davvero strano il contrario. Il senatore toscano lascia che Salvini e Forza Italia sollevino le loro obiezioni, in larga parte coincidenti con le sue, ma al momento opportuno sarà pronto a fare i suoi accordi con il centrosinistra sulla base dei correttivi proposti da Scalfarotto. Non ci tiene a far vincere la battaglia d'immagine a Salvini, vuole vincerla lui. Ed è proprio per questo che il Pd lettiano si arrocca.

Quando il segretario dice: "non intendiamo cedere a Salvini" in realtà sta dicendo: "non intendiamo cedere a Renzi". Ieri sera la situazione era a questo punto. In teoria potrebbe sbloccarsi nelle prossime ore con un gesto di reciproca buona volontà tra Renzi e Letta. Oppure può andare avanti così fino al voto finale. Con tutte le incognite e gli aspetti imprevedibili che la vicenda porta con sé.