✕

Quel Mediterraneo di valori e interessi

Militari italiani in Libano nel 2006  
Non solo Libia
2 minuti di lettura

La delibera del governo sulle missioni internazionali, ora al voto del Parlamento, è un atto cruciale nel suo complesso per la credibilità italiana. Stabilisce gli ambiti geopolitici del nostro impegno internazionale segnatamente nel Mediterraneo allargato, fissa le regole di collaborazione con i nostri alleati, presidia i confini lontani a difesa dalle minacce, tutela i nostri interessi strategici.

Riguarda realtà, come in Libia, talvolta ben distanti da quelle che vorremmo e dai nostri valori. Deve conciliare questi ultimi con le esigenze della sicurezza e della prosperità.

Sono obiettivi che possiamo perseguire astenendoci da azioni dirette, affidandoci agli organismi multilaterali e all'Europa, assumendo i valori come parametro esclusivo di ogni scelta. Oppure, possiamo agire d'iniziativa: promuovere ad un tempo valori e interessi (che non dovrebbero confliggere poi troppo in una democrazia europea), pretendere condotte adeguate in cambio del …

La delibera del governo sulle missioni internazionali, ora al voto del Parlamento, è un atto cruciale nel suo complesso per la credibilità italiana. Stabilisce gli ambiti geopolitici del nostro impegno internazionale segnatamente nel Mediterraneo allargato, fissa le regole di collaborazione con i nostri alleati, presidia i confini lontani a difesa dalle minacce, tutela i nostri interessi strategici.

Riguarda realtà, come in Libia, talvolta ben distanti da quelle che vorremmo e dai nostri valori. Deve conciliare questi ultimi con le esigenze della sicurezza e della prosperità.

Sono obiettivi che possiamo perseguire astenendoci da azioni dirette, affidandoci agli organismi multilaterali e all'Europa, assumendo i valori come parametro esclusivo di ogni scelta. Oppure, possiamo agire d'iniziativa: promuovere ad un tempo valori e interessi (che non dovrebbero confliggere poi troppo in una democrazia europea), pretendere condotte adeguate in cambio del nostro supporto, stimolare e orientare gli enti internazionali (che dopotutto possono camminare solo sulle gambe dei loro Stati membri), muoverci all'occorrenza anche al di fuori di essi per non consentire ad altri di affermare la propria convenienza a danno della nostra.

Promuovere l'interesse nazionale è, infatti, ridurre i rischi e cogliere le opportunità a beneficio della collettività. Comporre le diverse istanze e sensibilità che vi concorrono è compito dei governi. Spetta ai parlamenti e alle opinioni pubbliche giudicare l'adeguatezza delle decisioni prese. A guidare l'azione, sono alcuni punti di riferimento: l'evoluzione delle minacce, le scelte di campo e la coerenza nel mantenerle, le componenti valoriali imprescindibili per le democrazie occidentali. Taluni atti di governo sono più significativi di altri sotto questo profilo. Da noi lo è appunto la delibera sul rinnovo delle missioni militari all'estero. È un atto di sintesi tra varie componenti.

Le minacce, anzitutto. Sarebbe un errore pericoloso considerarle statiche. La globalizzazione e la tecnologia hanno tolto in parte territorialità alle sfide. Basta una lieve pressione su di una tastiera di computer a grande distanza per mettere a repentaglio infrastrutture critiche e patrimoni di dati da cui dipende oggigiorno la 'ricchezza delle Nazioni'. Oppure per radicalizzare e addestrare un aspirante kamikaze autoctono. Nello stesso tempo, le crisi geopolitiche irrisolte continuano a creare vaste aree di instabilità e assenza di controllo, veri e propri terreni di coltura di flussi di ogni tipo e di risorgente terrorismo jihadista. Sono fenomeni apparentemente lontani, talvolta virtuali, ma le cui conseguenze rischiano di essere concrete e vicine. La nostra sicurezza si gioca sempre più su fronti molto avanzati.

La coerenza degli impegni, poi. Che si tratti della fedeltà alle alleanze o della nostra identità culturale e storica radicata nell'Occidente. Non si tratta di ortodossia acritica: si possono far valere i propri interessi anche con gli alleati. Non sempre coincidono, ma alla base - diversamente da chi alleato non è - resta comunque la condivisione dei valori. L'affidabilità, la prevedibilità dei comportamenti, la capacità di assumersi responsabilità contribuiscono in larga parte, del resto, a definire lo status internazionale di un Paese. Non è una vuota rivendicazione di prestigio, come talvolta si dice. Dallo status, dipende la reputazione e da essa il nostro merito di credito, dunque la nostra competitività, in ultima analisi il nostro benessere e la nostra capacità di investire. Ancora una volta, in senso lato, la nostra sicurezza.

Quanto ai valori, infine. Incorporare la dimensione valoriale nelle scelte complesse che definiscono l'interesse nazionale è patrimonio della nostra cultura politica, corrisponde all'indole dell'opinione pubblica, è in linea con lo schieramento atlantico e europeo. Spinge a operare in difesa dei beni pubblici globali e della pace.

Davvero, in un contesto così composito e con una posta in gioco così alta, la scelta di astenerci tutelerebbe al meglio l'interesse nazionale? Forse non proteggerebbe nemmeno i principi.