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La lunga strada di Conte

Giuseppe Conte parla durante una diretta Facebook per presentare il nuovo progetto del Movimento 5 stelle (ansa)
M5S, la tregua con Grillo è solo un passo
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Nessun vento può davvero spazzare via nubi e incomprensioni, come ha detto ieri Giuseppe Conte lanciando il suo Movimento 2050. Così, guardando oltre le parole, la location perfetta di uno studio pieno di libri, lo sguardo sicuro, le maniche arrotolate di una camicia bianca che fa risaltare l'abbronzatura, e porta impresse a vista le iniziali, si vedono ancora i mille ostacoli che l'ex presidente del Consiglio dovrà essere in grado di saltare.

Ci sono voluti cinque lunghi mesi per poter mettere nero su bianco quello che è, al tempo stesso, il progetto di un partito politico e la negazione di quel che il Movimento 5 stelle è sempre stato. Valgono a poco le parole di ringraziamento per quanto fatto in questi anni da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Vale poco il riferimento agli istituti di democrazia diretta da rafforzare, all'assemblea che ha il diritto di esprimersi in rete su tutte le future grandi scelte del nuovo M5S.

Quel che …

Nessun vento può davvero spazzare via nubi e incomprensioni, come ha detto ieri Giuseppe Conte lanciando il suo Movimento 2050. Così, guardando oltre le parole, la location perfetta di uno studio pieno di libri, lo sguardo sicuro, le maniche arrotolate di una camicia bianca che fa risaltare l'abbronzatura, e porta impresse a vista le iniziali, si vedono ancora i mille ostacoli che l'ex presidente del Consiglio dovrà essere in grado di saltare.

Ci sono voluti cinque lunghi mesi per poter mettere nero su bianco quello che è, al tempo stesso, il progetto di un partito politico e la negazione di quel che il Movimento 5 stelle è sempre stato. Valgono a poco le parole di ringraziamento per quanto fatto in questi anni da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Vale poco il riferimento agli istituti di democrazia diretta da rafforzare, all'assemblea che ha il diritto di esprimersi in rete su tutte le future grandi scelte del nuovo M5S.

Quel che vale, è scritto invece già nelle prime righe di uno statuto che - per gli intenditori - assomiglia più a quello della Dc del 1964 che a qualsiasi cosa nata dopo (c'è perfino il "consiglio nazionale"). Una struttura democratica, dove però il presidente può pressoché tutto. Per quattro anni almeno (e per altri quattro, in caso di riconferma). È in questo senso il vero pdC, il partito di Conte. Ma è anche un passo avanti dal punto di vista democratico. Una forza politica che ha una sede fisica, via di Campo Marzio 46 a Roma, e non un semplice blog nell'universo digitale. Che ha o vorrebbe avere comitati territoriali e un organo nazionale che li coordina. Che sui territori manderà finanziamenti, perché una delle cose che i 5 stelle hanno scoperto - nel tempo - è che la politica non si fa a costo zero. Che crea forum tematici sugli argomenti più diversi e una scuola di politica: la riscoperta della competenza, dopo anni passati a dire che il miglior ministro dell'Economia sarebbe stata una casalinga con tre figli.

Tra i diritti da proteggere, c'è quello al lavoro. Chi pensa sia scontato non ha mai sentito un comizio di Beppe Grillo degli ultimi dieci anni. È per questo che la strada di Conte sarà lunga e tutt'altro che sgombra, che ci sia vento a batterla oppure no. L'ex premier è riuscito a spuntarla sulla mancata diarchia perché è l'unico punto di caduta possibile di un Movimento troppo diviso per trovarne un altro. E perché Beppe Grillo, che dice di essere "un po' stanchino" praticamente da quando ha cominciato, non ha mai voluto gestire la complessa macchina di un partito. Con quel che comportano la rappresentanza legale, le cause, i ricorsi, la necessità di tenere uniti i pezzi di Movimento già presenti nelle istituzioni e ormai quasi svaniti sui territori.

È un faticoso lavoro di cucitura quello che Conte dice ora di voler fare. Con una parola d'ordine, "contaminiamoci", che non è altro che la volontà di uscire fuori dai confini di un partito in cui non sembra riconoscersi. Ne sta creando un altro quindi. Con nuove parole d'ordine, nuovi metodi, nuove gerarchie. Con l'invito alla cura delle parole, rinnegando i discorsi violenti e i vaffa che sono l'origine dei 5 stelle. Ci saranno veleni e malumori soprattutto se - come sulle nomine Rai - l'ex premier continuerà a imporre scelte senza condividerle. Cominceranno subito, quando sceglierà i suoi vicepresidenti, lasciando le prime delusioni sul terreno.

Così solo una cosa non cambierà nell'eterna tensione tra opposti dell'ircocervo a 5 stelle: chiunque guidi, avrà più avversari che alleati. E nodi non risolti da affrontare: come il via libera al terzo mandato, su cui è calato il silenzio. O il campo da scegliere: destra o sinistra, progressisti o conservatori. Statuto e carta dei valori galleggiano senza dirlo. Può essere un modo astuto di tenere insieme tutto. Ma anche una maniera per perdersi nel nulla indistinto della nuova politica.