Giochi, preferisco di no
di Alessandra Retico , di Alessandra ReticoNon Giochi più. Matteo Berrettini l'ultimo a rinunciare alle Olimpiadi. Motivo: infortunio muscolare alla gamba sinistra. Una delle due con le quali una settimana fa è saltato nella storia come primo finalista italiano a Wimbledon. Il giorno dopo il tennista romano, onorevolmente sconfitto da Djokovic, festeggiava con la nazionale di calcio campione d'Europa prima dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, poi dal premier Mario Draghi e infine sul pullman scoperto con gli azzurri per le vie della capitale.
"Sono estremamente dispiaciuto di annunciare la mia cancellazione dalle Olimpiadi di Tokyo. Rappresentare l'Italia è un onore immenso e sono devastato all'idea di non poter giocare le Olimpiadi". Nel post su Instagram, anche la diagnosi: "Mi sono sottoposto ad una risonanza per controllare l'infortunio alla gamba sinistra che mi sono procurato durante Wimbledon e l'esito non è stato ovviamente positivo. Non…
Non Giochi più. Matteo Berrettini l'ultimo a rinunciare alle Olimpiadi. Motivo: infortunio muscolare alla gamba sinistra. Una delle due con le quali una settimana fa è saltato nella storia come primo finalista italiano a Wimbledon. Il giorno dopo il tennista romano, onorevolmente sconfitto da Djokovic, festeggiava con la nazionale di calcio campione d'Europa prima dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, poi dal premier Mario Draghi e infine sul pullman scoperto con gli azzurri per le vie della capitale.
"Sono estremamente dispiaciuto di annunciare la mia cancellazione dalle Olimpiadi di Tokyo. Rappresentare l'Italia è un onore immenso e sono devastato all'idea di non poter giocare le Olimpiadi". Nel post su Instagram, anche la diagnosi: "Mi sono sottoposto ad una risonanza per controllare l'infortunio alla gamba sinistra che mi sono procurato durante Wimbledon e l'esito non è stato ovviamente positivo. Non potrò competere per alcune settimane e dovrò stare a riposo. Faccio un grosso in bocca al lupo a tutti gli atleti italiani, vi supporterò da lontano ma con tutto me stesso".
Matteo non è da solo: nel tennis anche Jannik Sinner ha detto no e nel golf Francesco Molinari dà forfait: infortunio alla schiena. Il golfista torinese non ce l'ha fatta a recuperare: "Sto cercando di trovare le parole giuste, ma non le trovo. Ho un problema alla schiena che mi ha frenato per buona parte della stagione e che adesso sfortunatamente mi impedisce di rappresentare il mio Paese nella più importante manifestazione sportiva al mondo. Farò il tifo per gli atleti italiani sperando di poter essere in grado di partecipare alle Olimpiadi in futuro".
Non è vero che le Olimpiadi sono il sogno più grande per un atleta. Dipende dall'atleta e soprattutto dallo sport: calcio e tennis, prima e più di ogni altro, ai Cinque Cerchi hanno sempre preferito i gioielli di casa. Tra i primi 50 del ranking Atp, quasi la metà non va a Tokyo, Nadal e Federer compresi. Non c'è confronto tra il montepremi messo in palio da Wimbledon, per dire, con quello che paga un oro. In più i calendari, specie tennistici, sono serrati (a fine agosto gli Us Open).È la dura legge del professionismo, che è anche quella del mercato.
E ora c'è anche la variante Tokyo. Giochi difficilissimi, questi. Quasi proibiti o proibitivi. La pandemia ha stravolto logistica e spirito dell'edizione più sofferta che si ricordi dell'era moderna. Per partecipare il regime è inevitabilmente ferreo: restrizioni, controlli, tracciamento, test, un soggiorno ridotto giusto al tempo della performance per ridurre al minimo il rischio contagio. Il pubblico non c'è e non ci sarà (tranne che per qualche evento del ciclismo).
Per alcuni non vale la pena. Altro che sogno, altro che dream team: Lebron James, dopo l'eliminazione dei Los Angeles Lakers dai playoff dell'Nba, a Tokyo preferisce il cinema. Gioca nella Tune Squad, la squadra dei Looney Tunes nel sequel di Space Jam dove recita al posto di Michael Jordan. Uscito nelle sale americane, in 24 ore ha incassato oltre 30 milioni di dollari. Ciak, così non Giochi più.