In un Paese dove l'unico concetto matematico che ci è rimasto in testa è l'insiemistica - lo ripeto spesso, ma è un pallino politico - la definizione per caratteristica di un insieme contenente Paola Egonu, la pallavolista italiana scelta tra i portabandiera alla cerimonia inaugurale delle prossime Olimpiadi, non è banale. Paola Egonu è italiana, veneta anzi, i suoi genitori sono nigeriani, si è innamorata di una collega, dunque potrebbe essere lesbica, ma anche no perché dice di sé di essere una che si innamora a prima vista, è alla sua seconda Olimpiade, modella per Emporio Armani, gioca nelle fila della Imoco Volley di Conegliano, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, l'ha definita un esempio di integrazione, e lei stessa, sollecitata sulla nomina a portabandiera, ha risposto: "Sono molto onorata per l'incarico che mi è stato dato a far parte del Cio per portare la bandiera olimpica: at…
In un Paese dove l'unico concetto matematico che ci è rimasto in testa è l'insiemistica - lo ripeto spesso, ma è un pallino politico - la definizione per caratteristica di un insieme contenente Paola Egonu, la pallavolista italiana scelta tra i portabandiera alla cerimonia inaugurale delle prossime Olimpiadi, non è banale. Paola Egonu è italiana, veneta anzi, i suoi genitori sono nigeriani, si è innamorata di una collega, dunque potrebbe essere lesbica, ma anche no perché dice di sé di essere una che si innamora a prima vista, è alla sua seconda Olimpiade, modella per Emporio Armani, gioca nelle fila della Imoco Volley di Conegliano, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, l'ha definita un esempio di integrazione, e lei stessa, sollecitata sulla nomina a portabandiera, ha risposto: "Sono molto onorata per l'incarico che mi è stato dato a far parte del Cio per portare la bandiera olimpica: attraverso me esprimerò e sfilerò per ogni atleta di questo pianeta". E questo si legge sul sito del Coni.
Mi fermo all'espressione portare la bandiera. Sul dizionario Treccani: "portare la bandiera, essere il primo in qualche cosa; portare alta la bandiera, fare onore al proprio Paese, partito, corpo, ecc.". Di certo Paola Egonu porterà la bandiera, sarà la prima degli atleti e delle atlete del suo Paese - Team Italia, si legge sempre sul sito del Coni - e la porterà in alto (perché sfilare con la bandiera ammainata?), dunque Paola Egonu farà onore al proprio Paese, riprendendosi e incarnando la parola onore ormai appannaggio di partiti di destra o destra estrema, e ritornello di anonimi profili Twitter con bandierine italiane nel nome.
Paola Egonu, come tutti e tutte, ma più visibilmente di molte persone, è tante cose insieme e dunque è difficile definirla appartenente all'insieme X costituito dagli elementi "x tale che x è una donna di colore", o all'insieme Y costituito dagli elementi "y tale che y è una donna omosessuale", e nemmeno dalla sua appartenenza all'insieme Z costituito dagli elementi "z tale che z è una modella di Emporio Armani", forse, ma è perché sono campanilista, potrebbe Paola Egonu essere definita dall'appartenenza all'insieme V costituito dagli elementi "v tale che v è veneto", perché ci è nata, e ha scelto di rimanere nella squadra di Conegliano nonostante le proposte da squadre straniere. Si appartiene a ciò che si sceglie e, lo sappiamo bene, scegliamo tante cose, come tante ne abbandoniamo.
Se ci affidiamo insomma al nostro esercizio naturale - incasellare le persone, le donne specialmente, secondo una sola delle appartenenze o declinazioni - Paola Egonu ci sfugge. Direi dunque che il primo motivo per festeggiare è che Paola Egonu ci ha spostato dal nostro innato o esercitato razzismo, dalla nostra innata o esercitata omofobia, dalla nostra innata o derivata diffidenza per simboli come la bandiera, per sostantivi come onore e patria (per vero può essere anche aggettivo).
Paola Egonu, che saltando inganna per qualche secondo la forza di gravità, dall'alto delle sue tante appartenenze e intersezioni, e con la forza dei suoi ventidue anni, ha dichiarato "attraverso me esprimerò e sfilerò per ogni atleta di questo pianeta" e dunque anche per noi atleti della domenica o delle sei, per noi atleti mancati. Oppure c'è una riflessione più amara, che pure vale la pena accennare oggi. È vero che il maschio bianco eterosessuale, per utilizzare una espressione trita, è categoria in dismissione, ma il modo del maschio bianco eterosessuale è intatto: prendere le cose e darle in pasto al mondo, ridurre i viventi all'insiemistica del simbolo e tacitarli. Prendere una serie di registe a Cannes e premiarle, prima ancora della loro opera, prendere una incredibile campionessa di pallavolo, nera e forse omosessuale, e farne la porta bandiera della nazionale italiana. Ma forse oggi basta riprendersi l'onore e festeggiare Paola Egonu.