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E' ora di salvare l'ambiente

(reuters)
Una risposta globale alla crisi climatica
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Le recenti alluvioni, che in Europa hanno causato centinaia di morti e gravi danni, colpiscono società già duramente provate dalla pandemia di Covid-19. Sfortunata circostanza, si potrebbe pensare. Ma ancora una volta, la storia si ripete. Nel Trecento, i decenni precedenti la Peste Nera furono caratterizzati da un'accentuata instabilità metereologica. In tutta Europa si susseguirono alluvioni devastanti; in Italia si segnalano almeno quattro episodi di portata eccezionale tra 1327 e 1339, che colpirono soprattutto il centro-Nord. Le piogge eccezionalmente intense devastarono i raccolti e innescarono una sequenza di carestie, compresa quella terribile del 1328-30. Il resto d'Europa soffrì maggiormente per la "Grande Fame" del 1315-21, acuita da una devastante peste bovina: forse la peggiore epizoozia della storia del continente. Infine, come se tutto ciò non bastasse, nel 1347 la peste tornò in Europa dopo sei secoli di assen…

Le recenti alluvioni, che in Europa hanno causato centinaia di morti e gravi danni, colpiscono società già duramente provate dalla pandemia di Covid-19. Sfortunata circostanza, si potrebbe pensare. Ma ancora una volta, la storia si ripete. Nel Trecento, i decenni precedenti la Peste Nera furono caratterizzati da un'accentuata instabilità metereologica. In tutta Europa si susseguirono alluvioni devastanti; in Italia si segnalano almeno quattro episodi di portata eccezionale tra 1327 e 1339, che colpirono soprattutto il centro-Nord. Le piogge eccezionalmente intense devastarono i raccolti e innescarono una sequenza di carestie, compresa quella terribile del 1328-30. Il resto d'Europa soffrì maggiormente per la "Grande Fame" del 1315-21, acuita da una devastante peste bovina: forse la peggiore epizoozia della storia del continente. Infine, come se tutto ciò non bastasse, nel 1347 la peste tornò in Europa dopo sei secoli di assenza, e nel giro di pochi anni sterminò circa la metà della popolazione.


Circostanze "eccezionalmente" sfortunate? Forse no, visto che una simile sequenza di eventi si riscontra anche, ad esempio, nell'Italia centro-settentrionale prima della peste del 1630: preceduta da eventi meteorologici estremi, alluvioni e carestie. Nell'Ottocento, il colera iniziò la sua espansione globale a partire dal delta del Gange, dove era endemico, dopo una serie di alluvioni e carestie i cui effetti sulla popolazione furono acuiti dai danni al tessuto sociale causati dalla colonizzazione inglese. Tanti indizi fanno una prova? Ciò che sappiamo, sulla base di studi paleoclimatologici, è che fasi di rapido cambiamento climatico, come furono ad esempio quelle precedenti la peste del Trecento e quella del Seicento (in entrambi i casi si passò da una fase secolare di raffreddamento a una di surriscaldamento), sono associate a elevata instabilità meteorologica. Tale instabilità può facilmente causare alluvioni e danni rovinosi ai raccolti, ma determina anche una più generale instabilità nell'ambiente biologico, favorendo sia la diffusione a nuove aree e nuovi ospiti di patogeni preesistenti, sia la comparsa di nuovi patogeni.


Nessuno potrà mai dimostrare che Covid-19 sia stato "causato" dal cambiamento climatico. Tuttavia, pare probabile che la generale instabilità ambientale associata al cambiamento climatico abbia favorito l'emergere di questa nuova minaccia, tramite uno qualsiasi di molti meccanismi possibili (mutazioni del patogeno, attività inconsueta dei suoi ospiti animali, e così via). Le recenti alluvioni e la pandemia ancora in corso, assieme, ci danno un segnale preciso: ci attende un periodo, probabilmente lungo, di elevata instabilità ambientale in cui eventi estremi e nuove minacce si verificheranno con una frequenza molto maggiore rispetto al passato. Che cosa possiamo fare per prevenire questo scenario? Nulla - purtroppo, i buoi sono già scappati dalla stalla. Gli sforzi in corso per contenere il surriscaldamento globale arrivano troppo tardi (ma sono cruciali per evitare una situazione ancora peggiore). Possiamo però fare molto per attenuare le conseguenze più negative dell'instabilità ambientale. Tutti, in Italia, sanno che il nostro ambiente fisico è fragile e va messo in sicurezza. Ma se guardiamo al quadro generale, dobbiamo riconoscere che la natura del problema è globale, e dunque globali devono essere i rimedi. Pandemie, carestie e alluvioni devastanti non guardano ai confini delle piccole patrie. L'Unione Europea, anche grazie al rinnovato spirito di collaborazione che pare animarla, può senz'altro aiutare a disegnare politiche di prevenzione e contenimento più adeguate alla nuova situazione che si va delineando, specialmente se sarà in grado di includere in una rete di fattiva collaborazione almeno l'area mediterranea. Sarà più difficile affrontare in modo costruttivo il problema alla scala globale - ma se non riusciremo a farlo, la storia ci dice in modo inequivocabile che ne pagheremo tutti le conseguenze.
 
guido.alfani@unibocconi.it