Obbligo vaccinale e no vax: la lezione di Bonaparte
di Eugenia Tognotti , di Eugenia TognottiTempo che vai, no vax che trovi. Hanno una storia lunga e insospettabile, nella nostra difficile contemporaneità, le strategie messe in campo nel passato per intercettare i renitenti alla vaccinazione antivaiolosa, per scetticismo, pregiudizio, timore di "eventi avversi". Si affaccia, a sorpresa, persino la proposta di una sorta di "passaporto sanitario" consigliato negli anni Venti dell'800 da uno strenuo sostenitore dell'obbligo vaccinale, François Emmanuel Fodéré, professore d'Igiene pubblica a Strasburgo: per estirpare l'orrendo flagello del vaiolo dall'Europa, i sindaci avrebbero dovuto esigere l'esibizione dei certificati di vaccinazione quando concedevano passaporti per viaggiare specialmente nel caso di fiere e mercati.
Tempo che vai, no vax che trovi. Hanno una storia lunga e insospettabile, nella nostra difficile contemporaneità, le strategie messe in campo nel passato per intercettare i renitenti alla vaccinazione antivaiolosa, per scetticismo, pregiudizio, timore di "eventi avversi". Si affaccia, a sorpresa, persino la proposta di una sorta di "passaporto sanitario" consigliato negli anni Venti dell'800 da uno strenuo sostenitore dell'obbligo vaccinale, François Emmanuel Fodéré, professore d'Igiene pubblica a Strasburgo: per estirpare l'orrendo flagello del vaiolo dall'Europa, i sindaci avrebbero dovuto esigere l'esibizione dei certificati di vaccinazione quando concedevano passaporti per viaggiare specialmente nel caso di fiere e mercati.
Nello Stato pontificio un editto del 1822, emanato da Pio VII, intreccia premi e penalità per quei cittadini che, "mostrandosi più padrigni che padri", si rendevano "riprensibili di aver trascurata la vaccinazione de' proprj figlj". Tolleranza zero per medici e chirurghi che trascuravano di effettuare la vaccinazione per contrarietà ideologica o per imperizia: potevano essere allontanati dalle loro condotte. Qualche anno dopo, nel 1838, un'analoga stretta compare in un regolamento del Regno delle due Sicilie. I genitori che non provvedevano a vaccinari loro figli erano puniti con l'impossibilità di accedere alla "sovrana munificenza": "Le loro petizioni non avranno corso nei reali Ministeri, né saranno accolte in qualsivoglia amministrazione di beneficenza, se non siano accompagnate dal documento che il petizionario è stato vaccinato, o che convive in famiglia i cui individui o sono stati vaccinati, o hanno sofferto il vajuolo naturale prima del presente decreto".
Nei decenni successivi, la questione dell'obbligo vaccinale alimenterà un infuocato dibattito tra medici, igienisti, società scientifiche. Al centro il tema di sempre: era più conveniente imporre l'obbligo per vincere la diffidenza e le apprensioni dei genitori più ostinati? O, era meglio , invece, "puntare sul dolce mezzo della persuasione e della esperienza, che ne assicuri le resultanze, e che determini una conveniente cura profilattica?
L'obbligo vaccinale verrà infine introdotto nell'Italia unitaria, con la prima legge sanitaria (1888) . Pochi ricordavano un primato, ricordato oggi nella letteratura internazionale: la vaccinazione obbligatoria per adulti e bambini era stata introdotta per la prima volta nel mondo nel 1806, nel piccolissimo principato di Lucca-Piombino, grazie alla straordinaria, feroce determinazione della sorella di Napoleone Elisa, sovrana illuminata del piccolo Stato.
Per neutralizzare lo scetticismo e la possibile resistenza dei vaccinatori inseriti nell'apparato, la principessa minacciava addirittura il possibile licenziamento: "I medici e chirurghi che hanno uno stipendio dallo Stato saranno tenuti a vaccinare gratis tutti quelli che gli saranno presentati, in caso di rifiuto saranno sospesi dal loro impiego". Storia e storie di vaccini e vaccinazioni, di resistenze e scelte, che forse hanno ancora qualcosa da insegnarci.