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Obbligo vaccinale e no vax: la lezione di Bonaparte

(ansa)
L'immunizzazione obbligatoria per adulti  e bambini era stata introdotta per la prima volta nel mondo nel 1806, nel  piccolissimo principato di Lucca-Piombino, grazie alla straordinaria e feroce determinazione della sorella minore di Napoleone, Elisa, sovrana illuminata del piccolo Stato
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Tempo che vai, no vax che trovi. Hanno una storia  lunga  e insospettabile, nella nostra difficile contemporaneità, le strategie messe in campo  nel passato  per intercettare i renitenti alla vaccinazione antivaiolosa, per scetticismo, pregiudizio, timore di "eventi avversi". Si affaccia, a sorpresa,  persino la proposta di una sorta di  "passaporto sanitario" consigliato negli anni Venti dell'800 da uno strenuo sostenitore  dell'obbligo vaccinale,  François Emmanuel Fodéré, professore d'Igiene pubblica a Strasburgo:  per estirpare l'orrendo flagello del vaiolo dall'Europa, i sindaci avrebbero dovuto  esigere l'esibizione dei  certificati  di vaccinazione quando concedevano passaporti per viaggiare specialmente nel caso di fiere e mercati.

Elisa Bonaparte, sovrana del principato di L…

Tempo che vai, no vax che trovi. Hanno una storia  lunga  e insospettabile, nella nostra difficile contemporaneità, le strategie messe in campo  nel passato  per intercettare i renitenti alla vaccinazione antivaiolosa, per scetticismo, pregiudizio, timore di "eventi avversi". Si affaccia, a sorpresa,  persino la proposta di una sorta di  "passaporto sanitario" consigliato negli anni Venti dell'800 da uno strenuo sostenitore  dell'obbligo vaccinale,  François Emmanuel Fodéré, professore d'Igiene pubblica a Strasburgo:  per estirpare l'orrendo flagello del vaiolo dall'Europa, i sindaci avrebbero dovuto  esigere l'esibizione dei  certificati  di vaccinazione quando concedevano passaporti per viaggiare specialmente nel caso di fiere e mercati.

Elisa Bonaparte, sovrana del principato di Lucca-Piombino 
 A ispirare varie misure, più o meno rigorose,  per stanare scettici e oppositori  è l'infittirsi delle ondate epidemiche in varie città e territori, e la constatazione che a essere colpiti erano i non vaccinati. Si va  dall'esclusione da scuole, convitti, collegi alla perdita di benefici (come l'accesso a soccorsi di beneficenza e a luoghi pii). Per  i vaccinati i premi consistevano anche nella precedenza in incarichi pubblici. Il rigore era d'obbligo.  Nei  primi anni '30, stando ai calcoli di un medico vaccinatore, la "copertura" in Italia era lontanissima dall'assicurare quella che oggi si chiama  immunità di gregge:  cinque milioni di italiani conducevano la vita "con a lato un sepolcro aperto", spiegava con un'immagine che valeva cento parole. E non che enfatizzasse il pericolo , essendo il tasso di mortalità per vaiolo del 30 per cento per le forme ordinarie. La tattica per vincere le resistenze era quella che potremmo chiamare "bastone e carota".

Nello Stato pontificio un editto del 1822,  emanato da Pio VII, intreccia premi e penalità per quei  cittadini che, "mostrandosi più padrigni che padri", si rendevano  "riprensibili di aver trascurata la vaccinazione de' proprj figlj". Tolleranza zero per medici e chirurghi  che trascuravano di effettuare la vaccinazione  per contrarietà ideologica o per imperizia: potevano essere allontanati  dalle loro condotte.  Qualche anno dopo,  nel 1838, un'analoga stretta  compare in  un regolamento del Regno delle due Sicilie. I genitori che non provvedevano a vaccinari loro figli erano puniti con l'impossibilità di accedere alla "sovrana munificenza":  "Le loro petizioni non avranno corso nei reali Ministeri, né saranno accolte in qualsivoglia amministrazione di beneficenza, se non siano accompagnate dal documento che il petizionario è stato vaccinato, o che convive in famiglia i cui individui o sono stati vaccinati, o hanno sofferto il vajuolo naturale prima del presente decreto".

Nei decenni successivi, la questione dell'obbligo vaccinale  alimenterà un infuocato dibattito tra medici, igienisti, società scientifiche. Al centro il tema di sempre: era più conveniente imporre l'obbligo per vincere la diffidenza e le apprensioni dei genitori  più ostinati? O, era meglio , invece, "puntare sul dolce mezzo della persuasione e della esperienza, che ne assicuri le resultanze, e che determini una conveniente cura profilattica?

L'obbligo vaccinale verrà infine  introdotto  nell'Italia unitaria, con la prima legge sanitaria (1888) . Pochi ricordavano un primato, ricordato oggi nella letteratura internazionale: la vaccinazione obbligatoria per adulti  e bambini  era stata introdotta per la prima volta nel mondo nel 1806, nel  piccolissimo principato di Lucca-Piombino, grazie alla straordinaria, feroce determinazione della sorella di Napoleone Elisa, sovrana illuminata del piccolo Stato. 

Per neutralizzare lo scetticismo e la possibile resistenza dei vaccinatori inseriti nell'apparato,  la principessa minacciava addirittura il possibile licenziamento:   "I medici e chirurghi che hanno uno stipendio dallo Stato saranno tenuti a vaccinare gratis tutti quelli che gli saranno presentati, in caso di rifiuto saranno sospesi dal loro impiego". Storia e storie di vaccini e vaccinazioni, di resistenze e scelte,  che forse hanno ancora  qualcosa da insegnarci.