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Aiutiamo chi ha paura

(ansa)
Non solo ideologia no vax
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E se fosse semplicemente paura? Molta gente non si sta vaccinando, troppa. Noi che invece ci siamo prenotati di notte, abbiamo fatto le file, ci siamo svegliati con la febbre e le gambe molli, il braccio indolenzito ma fieri della nostra disciplina, siamo incarogniti. La loro ostinazione vanifica i nostri sforzi. Si sta formando una spaccatura tra noi e i ribelli, una guerra civile che produce fronde tra gli amici, nelle coppie, dentro le famiglie. Inconciliabili. Di più: nemici. Li chiamiamo - o sono loro stessi a essersi dati questo nome di battaglia - No Vax. Ogni pensiero, ogni smania, ogni lutto ha ormai la sua etichetta. È il nostro modo di affrontare la complessità. Sarebbero dei movimenti di opinione, ma possono essere considerati anche delle patologie collettive.

 

Non fraintendetemi, nessun giudizio negativo: intendo patologie come Jung diceva delle malattie che sono le nostre divinità: fratture, territori di crisi. Le nostre religioni sono No Logo, Metoo, No Tav, No global… Ognuno sceglie a quale affiliarsi, una, due, tutte. Perché è più facile combattere protetti da una falange che non da soli, ma purtroppo questo impone alcune semplificazioni. I No Vax per esempio sono uniti nella guerra alla ragione scientifica. Non si vaccinano perché pensano che faccia male. Si arrampicano in ragionamenti astrusi, il 5G, le alterazioni genetiche, il bric a brac che conosciamo. È interessante che non gli importi granché di convincere noi ma moltissimo di giustificare la propria diserzione. E se fosse semplicemente paura? Ci saranno sicuramente quelli davvero convinti che siamo parte di un enorme esperimento scientifico che ha lo scopo di trasformarci in robot, unicorni, sirene, non so. Quelli che si ispirano agli americani, che compulsano i blog complottisti, partecipano alle manifestazioni. Ma molte delle persone con cui ho parlato hanno semplicemente paura. E preferiscono passare da scemi che da codardi. Biascicando, imbarazzati, dati allarmanti dei quali non sembrano per niente convinti. Qualsiasi cosa, pur di non doversi fare la maledetta puntura.

 

Della loro paura dovremmo occuparci. Ogni paura è legittima e deve essere trattata con rispetto, specie in un momento storico cosi delicato. I medici non dovrebbero mai smettere di rispondere alle domande, perché non c’è niente di strano a sentirsi deboli e quindi potenzialmente a rischio se non si ha una salute perfetta. I politici dovrebbero cercare di fare chiarezza sui rischi, avere una linea unica, mostrarsi come esempi che è sempre la migliore delle strategie di informazione. Bisogna essere pazienti di fronte a chi ha bisogno di assimilare quello che potrebbe sembrare un trattamento sanitario obbligatorio, e invece è semplicemente l’unica soluzione che abbiamo a disposizione per uscire da questo inferno. E invece, di nuovo, il nostro obiettivo sembra essere quello di sventolare la nostra superiorità morale. Siamo di nuovo quelli del primo banco, i primi della classe. I colti contro gli ignoranti, gli intelligenti contro gli imbecilli. Stiamo facendo lo stesso errore che facciamo ormai da più di vent’anni in questo Paese. Da quando di fronte alla discesa in campo di Berlusconi rimanemmo tramortiti per un tempo infinito, capaci solo di arroccarci nel nostro disgusto, nello sgomento di fronte a quello che ci sembrava un affronto personale. Questo periodo così gramo ci portasse almeno la lucidità per smettere di pensare agli altri come a uno scandalo, per concentrarci su quello che dovrebbe essere il vero obiettivo: far vaccinare il maggior numero di persone possibile. Aiutiamoci, facciamoci coraggio l’un l’altro, abbandoniamo il sospetto. Trasciniamoli di peso. Qualsiasi cosa è meglio dell’ennesimo, sprezzante e permaloso disgusto.