Un americano su cinque - il 20 per cento - è seriamente convinto che il governo stia usando il vaccino anti Covid per mettergli in corpo un microchip. E sarà assurda, sarà inverosimile, ma la macrobufala sul microchip è uno dei maggiori ostacoli che sta incontrando la campagna di immunizzazione di Joe Biden.
Gli italiani, per fortuna, non credono alle panzane (o meglio: non a tutte): la percentuale di chi non vuol saperne di vaccinarsi, secondo i sondaggi, è inferiore al 10 per cento. Ma poiché il populismo non si ferma neanche davanti a 130 mila morti è partita una surreale campagna non contro il vaccino ma contro il Green Pass, il certificato di vaccinazione che potrebbe diventare indispensabile per entrare in certi locali e per usare i trasporti pubblici.
L'ha lanciata, come sappiamo, Giorgia Meloni, che non amando i mezzi termini l'ha definita "un'idea raggelante, incostituzionale, l'ultimo passo verso la soci…
Un americano su cinque - il 20 per cento - è seriamente convinto che il governo stia usando il vaccino anti Covid per mettergli in corpo un microchip. E sarà assurda, sarà inverosimile, ma la macrobufala sul microchip è uno dei maggiori ostacoli che sta incontrando la campagna di immunizzazione di Joe Biden.
Gli italiani, per fortuna, non credono alle panzane (o meglio: non a tutte): la percentuale di chi non vuol saperne di vaccinarsi, secondo i sondaggi, è inferiore al 10 per cento. Ma poiché il populismo non si ferma neanche davanti a 130 mila morti è partita una surreale campagna non contro il vaccino ma contro il Green Pass, il certificato di vaccinazione che potrebbe diventare indispensabile per entrare in certi locali e per usare i trasporti pubblici.
L'ha lanciata, come sappiamo, Giorgia Meloni, che non amando i mezzi termini l'ha definita "un'idea raggelante, incostituzionale, l'ultimo passo verso la società orwelliana". E subito si è accodato il suo principale concorrente, Matteo Salvini, che l'ha definita "una cagata pazzesca".
Non importa che in Francia il semplice annuncio del Green Pass obbligatorio abbia fatto impennare le prenotazioni del vaccino da parte degli indecisi. Per i due partiti della destra è evidentemente più importante intercettare i consensi di quella sacca di irriducibili no vax che non vogliono neanche sentir parlare di obblighi e di divieti. Un calcolo di marketing politico che sarà cinico ma non stupisce, da parte di due leader che fino a oggi non si sono vaccinati.
E in fondo non sorprende neanche sulla loro scia si siano subito accodati due giornali della loro stessa area. "No all'apartheid per i non vaccinati" titolava ieri La Verità, con un'indiavolata articolessa di Mario Giordano. Apartheid, addirittura, come nel Sudafrica di Nelson Mandela, dove sessanta anni fa tre milioni e mezzo di uomini e donne di colore furono portati via dalle loro case, privati dei diritti politici e civili, esclusi dalle scuole, dai negozi e dagli autobus dei bianchi. Il Green Pass, secondo Giordano, sarebbe la stessa cosa, come se si potessero mettere sullo stesso piano una tragedia storica dettata dalla follia del razzismo e la lotta senza quartiere contro un virus mortale. Ma con Giordano è inutile perdere tempo con questi dettagli minori. Lui è davvero convinto che ci sia un piano segreto per trasformare il non vaccinato in "un appestato, un reietto, un sottouomo da rinchiudere e da punire". Lui non ci sta. Tanto, conclude, "il vaccino non cancellerà il virus, anzi secondo qualcuno stimolerà nuove varianti". Dunque il vero pericolo pubblico, per lui, siamo noi che ci siamo vaccinati. Ma pensa.
Un altro soldato in trincea contro il governo è Nicola Porro, il quale sul Giornale sostiene che "il Green Pass è semplicemente stupido", un progetto folle per impedire ai non vaccinati di andare in vacanza, relegandoli in "un nuovo ghetto dove chi resta ha il privilegio di sapere che il vicino non è ancora stato siringato".
Quello che davvero colpisce, in queste posizioni assolutamente impermeabili alle ragioni di chi punta alla protezione massima degli italiani, è che non si tratta delle argomentazioni di una classica destra "legge e ordine" che è ben rappresentata dalla provocatoria richiesta di Vittorio Feltri di far pagare ai no vax finiti in terapia intensiva il conto dell'ospedale.
Perché se quello di Giorgia Meloni, che oggi vede nel Green Pass il passepartout di una dittatura comunista, può essere considerato un liberalismo da teatro, buono per tenere la scena dell'opposizione, l'irriducibile ostilità di questi opinionisti d'assalto a ogni strumento che induca gli italiani a proteggere se stessi e gli altri dalla più spaventosa pandemia del secolo rivela solo una facile demagogia da bar per catturare lettori no vax con la stessa disinvoltura con cui ieri si invocava la fine del lockdown e si contestavano le mascherine per lisciare il pelo a chi denunciava la "dittatura sanitaria" mentre i camion dell'esercito trasportavano le bare verso i forni crematori. Un populismo da marciapiede.