Di fronte a un’economia in ripresa, con un tasso di crescita anche più sostenuto di quanto previsto prima dell’estate, incombe la variante Delta. Una variabile imprevedibile e imprevista che rischia di vanificare tutti gli sforzi messi in campo finora. Alle prese con questa nuova emergenza, anche il governo è stato costretto a rivedere le sue priorità, focalizzandosi su quanto necessario affinché gli argini che sono stati alzati contro la quarta ondata non vengano travolti. Non bisogna dimenticare che Mario Draghi ha come missione principale proprio questa, la campagna vaccinale di massa. Tutto il resto, dalla ripresa economica al successo del Pnrr, è in qualche modo subordinato alla premessa. Le cose non stanno andando male, anzi. I due terzi degli italiani sopra i dodici anni hanno ricevuto almeno una prima dose e già 40 milioni di cittadini hanno scaricato sul proprio smartphone il sospirato Green Pass. Proprio per questo i toni…
Di fronte a un’economia in ripresa, con un tasso di crescita anche più sostenuto di quanto previsto prima dell’estate, incombe la variante Delta. Una variabile imprevedibile e imprevista che rischia di vanificare tutti gli sforzi messi in campo finora. Alle prese con questa nuova emergenza, anche il governo è stato costretto a rivedere le sue priorità, focalizzandosi su quanto necessario affinché gli argini che sono stati alzati contro la quarta ondata non vengano travolti. Non bisogna dimenticare che Mario Draghi ha come missione principale proprio questa, la campagna vaccinale di massa. Tutto il resto, dalla ripresa economica al successo del Pnrr, è in qualche modo subordinato alla premessa. Le cose non stanno andando male, anzi. I due terzi degli italiani sopra i dodici anni hanno ricevuto almeno una prima dose e già 40 milioni di cittadini hanno scaricato sul proprio smartphone il sospirato Green Pass. Proprio per questo i toni nei confronti di chi semina dubbi, di chi - come Matteo Salvini – dall’interno della maggioranza sembra mettere sabbia nel motore della macchina vaccinale, sono stati ieri così duri. Fino all’ultimo il presidente del Consiglio deve aver sperato che il leader leghista si riallineasse a quanti, nel suo stesso partito, hanno sposato tesi più ragionevoli. I governatori come Fedriga e Zaia, in prima linea sia nelle vaccinazioni sia sul green pass. Ma anche i ministri. Salvini ha scelto di andare da un’altra parte, rincorrendo le posizioni più estreme di Fratelli d’Italia e lisciando il pelo alla marea nera che sui social inneggia alla lotta contro la presunta nazi-dittatura sanitaria. Salvini ha sposato la linea di Claudio Borghi, non quella di Zaia, ma su questa posizione lo scontro frontale con Draghi era inevitabile. Quello che ha stupito è il carattere così perentorio e senza possibilità di replica usato dal premier. Dire che chi gioca sulle vaccinazioni di fatto sta incitando la gente a morire o a far morire non lascia spazio ad alcuna via di fuga politica. È una sconfessione in piena regola di Salvini, che in altri tempi non sarebbe rimasta senza conseguenze sul governo.
Ma al di là della durezza dei toni, anche sui contenuti non c’è stata la minima apertura. La Lega infatti, prima dell’inizio del Consiglio dei ministri, ha inopinatamente fatto trapelare l’elenco delle richieste imprescindibili che portava al tavolo dell’esecutivo. Nell’ordine: tetto al 20% delle terapie intensive per passare dal bianco al giallo, esclusione dei ristoranti e dei bar dal Green Pass, riapertura immediata delle discoteche, tamponi gratis per chi non vuole vaccinarsi. Ebbene, su tutte e quattro le richieste Draghi ha detto di no e il decreto approvato ieri dà risposte diverse. Una sconfitta politica che sarà difficile per Salvini mascherare proprio perché aveva incautamente alzato l’asticella così tanto. Quanto alle parti mancanti del decreto, ovvero il nodo dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico, l’obbligo del Green Pass anche per i trasporti o per andare in fabbrica o in ufficio, la decisione è soltanto rimandata di una o due settimane. Tutto lascia credere che anche questi tre settori saranno investiti quanto prima dalla pressione del governo. Perché l’imperativo è arrivare alla fine dell’estate mettendo gli ultimi no vax con le spalle al muro. L’area dei recidivi si sta restringendo, ma ancora non abbastanza. Come ha spiegato ieri Massimo Galli nel podcast Metropolis di Gerardo Greco, i no vax si possono dividere in tre categorie: i riluttanti pigri, i paurosi e i riluttanti ostili. Se sugli “ostili” si può fare ben poco, sui primi due gruppi, messi alle strette dall’obbligo del green pass per fare qualsiasi cosa, si concentra l’attenzione per restringere al massimo il numero dei non vaccinati.
Sistemato Salvini, che stava giocando in maniera pesante sulle vaccinazioni, Draghi ha lanciato qualche segnale di avvertimento anche a Giuseppe Conte e ai Cinque Stelle. Le parole si sono fatte più prudenti e circospette, eppure il messaggio è stato chiaro anche su quest’altro fronte di gioco. Il premier considera di fatto chiusa la partita della giustizia, salvo qualche miglioria “tecnica” sempre possibile. Un approccio ben diverso da quello dei Cinque Stelle, che in commissione stanno facendo ostruzionismo con una valanga di emendamenti alla riforma votata in Cdm dai loro stessi ministri. Draghi ha specificato che la richiesta di fiducia equivale a un “punto fermo”. Traccia una riga in terra per capire chi sta da una parte e chi si colloca all’opposizione. Come sui vaccini, anche sulla riforma Cartabia il tempo per i posizionamenti tattici si sta esaurendo e Conte dovrà scegliere se attraversare oppure no il suo Rubicone.