Secondo tempo di una leadership
di Stefano Folli , di Stefano FolliIeri sera abbiamo assistito a un passaggio importante del governo Draghi. Si potrebbe dire che è cominciato il secondo tempo di un’esperienza nata per gestire l’emergenza, forte di una maggioranza nominale che riunisce la stragrande maggioranza del Parlamento. L’esperienza prosegue restando fedele al mandato iniziale, ma al tempo stesse vede crescere in misura evidente e innegabile il profilo del premier, mentre le forze politiche sono chiamate a contrastare la loro debolezza attraverso un rinnovamento del loro discorso pubblico. Quando questo non avviene, e finora il bilancio è scarso, vengono messe quasi brutalmente di fronte alle loro responsabilità. È accaduto nei riguardi della Lega per quanto riguarda il tema del Green Pass e degli ammiccamenti più o meno espliciti rivolti all’area grigia di chi obietta davanti alle vaccinazioni e quindi al certificato che le attesta. In perfetta simmetria i Cinque Stelle sono stati info…
Ieri sera abbiamo assistito a un passaggio importante del governo Draghi. Si potrebbe dire che è cominciato il secondo tempo di un’esperienza nata per gestire l’emergenza, forte di una maggioranza nominale che riunisce la stragrande maggioranza del Parlamento. L’esperienza prosegue restando fedele al mandato iniziale, ma al tempo stesse vede crescere in misura evidente e innegabile il profilo del premier, mentre le forze politiche sono chiamate a contrastare la loro debolezza attraverso un rinnovamento del loro discorso pubblico. Quando questo non avviene, e finora il bilancio è scarso, vengono messe quasi brutalmente di fronte alle loro responsabilità. È accaduto nei riguardi della Lega per quanto riguarda il tema del Green Pass e degli ammiccamenti più o meno espliciti rivolti all’area grigia di chi obietta davanti alle vaccinazioni e quindi al certificato che le attesta. In perfetta simmetria i Cinque Stelle sono stati informati che sarà richiesto il voto di fiducia sulla riforma Cartabia. Saranno accolti alcuni correttivi “tecnici” (sui criteri della prescrizione, si suppone), ma la legge rimarrà quella votata in modo unanime dal Consiglio dei ministri.
Il tono del premier è pacato, le parole misurate, ma la sostanza lascia pochi dubbi sulla determinazione dell’uomo. È come se invitasse tra le righe Salvini e Conte, e certo non solo loro, a uscire dai vecchi schemi e a giocare la nuova partita politica ponendosi in una prospettiva adatta ai tempi. E si capisce: sembrano passati molto più di tre anni da quel 2018 in cui si votò l’attuale Parlamento, con la vittoria dei 5S e l’ottima affermazione dei leghisti. Da allora l’intreccio degli avvenimenti ha trasformato più volte lo scenario, senza che i protagonisti della politica ne siano del tutto consapevoli. Il risultato è che oggi a Palazzo Chigi c’è Draghi: un tecnico di grande prestigio, certo, un personaggio tanto forte da essere inamovibile, ma anche un politico che vede la fragilità del sistema e non se ne rallegra perché conosce i rischi a lungo andare dello squilibrio.
Per cui la sferzata al capo della Lega sui vaccini e la lezione impartita ai 5S sulla riforma della giustizia non sono sembrate mortificazioni gratuite. Semmai un modo di dire che il contributo dei partiti è essenziale, purché non s’immiserisca nel gioco della propaganda e delle continue dilazioni: secondo un metodo ben conosciuto che porta alle non-decisioni e quindi al non-governo, sullo sfondo di un’eterna campagna elettorale. La leadership di Draghi non invade il terreno della politica, ma si esercita con fermezza nell’azione di governo. Dove peraltro esiste una squadra di ministri che sono anche rappresentanti dei loro partiti e con i quali il presidente del Consiglio è attento a mantenere un ottimo rapporto. Il punto è che l’ambito del governo non può farsi condizionare dalle pulsioni di un quadro politico sfilacciato e spesso contraddittorio.
Sotto questo aspetto la leadership di Draghi si avvia a costituire un fenomeno con pochi precedenti nella storia repubblicana. E gli osservatori ne hanno avuto conferma anche nella sicurezza con cui ha descritto l’inizio imminente del semestre bianco. Molti temono che darà la stura a imprevedibili agguati partitici. Draghi ha dato invece l’impressione che non accadrà nulla di drammatico, specie se la sua leadership sarà abbastanza solida da rintuzzare gli attacchi.