Per una singolare e chissà quanto casuale coincidenza, il rimbrotto di Sergio Mattarella ai due presidenti del Parlamento è giunto proprio nel giorno dell'80esimo compleanno, mentre si rincorrevano gli auguri e le manifestazioni di affetto, alcune di mera circostanza, verso il capo dello Stato. Certo, ieri era anche il giorno in cui al Quirinale è stato firmato il decreto-legge Sostegni-bis e in cui si è potuto valutare il solito abuso, cioè la cattiva abitudine di sovraccaricare oltre ogni limite, come un autobus di Calcutta, il provvedimento da convertire, rimpinzandolo di aggiunte e chiose, di piccole e medie misure che nulla hanno da spartire con l'oggetto del testo originario. In questo caso i sussidi e i "ristori" anti-Covid al mondo produttivo.
La riprovazione del presidente per tale pratica disdicevole, già condannata in passato, è apparsa netta, quasi sferzante nel ricordare che altri episodi del genere nel …
Per una singolare e chissà quanto casuale coincidenza, il rimbrotto di Sergio Mattarella ai due presidenti del Parlamento è giunto proprio nel giorno dell'80esimo compleanno, mentre si rincorrevano gli auguri e le manifestazioni di affetto, alcune di mera circostanza, verso il capo dello Stato. Certo, ieri era anche il giorno in cui al Quirinale è stato firmato il decreto-legge Sostegni-bis e in cui si è potuto valutare il solito abuso, cioè la cattiva abitudine di sovraccaricare oltre ogni limite, come un autobus di Calcutta, il provvedimento da convertire, rimpinzandolo di aggiunte e chiose, di piccole e medie misure che nulla hanno da spartire con l'oggetto del testo originario. In questo caso i sussidi e i "ristori" anti-Covid al mondo produttivo.
La riprovazione del presidente per tale pratica disdicevole, già condannata in passato, è apparsa netta, quasi sferzante nel ricordare che altri episodi del genere nel prossimo futuro avrebbero come esito il rinvio in Parlamento del decreto snaturato. I destinatari della nota sono, come si è detto, i presidenti di Camera e Senato, invitati a esercitare il loro ruolo con maggiore attenzione. Anche al presidente del Consiglio si rammenta l'esigenza di non accettare che le cattive abitudini delle due assemblee diventino prassi consolidata. Tuttavia è evidente che non è Draghi il vero destinatario della missiva, bensì coloro che a Montecitorio e Palazzo Madama assecondano un pessimo andazzo.
Si diceva che il giorno scelto per la ramanzina è quello del compleanno presidenziale. Ma vale la pena sottolineare un altro incrocio di date: fra dieci giorni comincia il fatidico semestre bianco, quando il capo dello Stato non potrà più sciogliere le Camere, ma che non rappresenta una sorta di pensionamento anticipato del garante istituzionale. Forse è proprio questo che Mattarella ha voluto dire. Né il traguardo degli 80 anni né l'inizio degli ultimi 180 giorni del mandato vanno intesi come un venir meno della vigilanza e un appannamento dei doveri verso il Paese. In fondo, adombrare il rinvio di leggi magari rilevanti equivale a precisare che al Quirinale si continua a lavorare come nei sei anni e mezzo precedenti. Dunque la Presidenza della Repubblica non diventa da un giorno all'altro il semplice terreno delle manovre tra i partiti che tramano per immaginare il successore dell'attuale presidente. Il quale, come si sa, gode di stima universale e forma con il premier Draghi una specie di tandem istituzionale, se così si può dire, che sta funzionando e trasmette all'esterno un senso di armonia e di stabilità.
Non va dimenticato che tutto si tiene, benché in apparenza certe questioni non siano legate da alcun nesso. Un conto è l'abuso dei decreti-legge, altro è la riforma della giustizia. Ma per spiegare lo stato d'animo del Presidente della Repubblica non è irrilevante quello che sta accadendo nella magistratura e in particolare nel Consiglio Superiore, presieduto come è noto dallo stesso Capo dello Stato. Sembrava che potesse prevalere una linea di almeno parziale collaborazione, invece il primo segnale è stato un "no" secco alla riforma, di cui si è messo a fuoco solo il punto delle prescrizioni. Al Quirinale questo non è piaciuto e la richiesta al Csm adesso è di un parere più ponderato sul complesso della legge Cartabia. Come dice Luciano Violante all'HuffPost, "serve un cambio di mentalità... la magistratura rischia di aggravare la sua crisi di legittimità".