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Cittadinanza à la carte: un rischio democratico in Europa

(reuters)
Gli Stati che la mettono in vendita (o in svendita) fanno del male anzitutto a se stessi. E nel caso di quelli europei, anche a tutti noi. La differenza tra "acquisire" e "acquistare" è sostanziale
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Cittadinanza in vendita. Per quanto possa suonare enfatica o apparire paradossale, questa espressione risponde a un dato di fatto, noto ma scarsamente considerato. Il dato di fatto è che in molti Paesi si può ottenere la cittadinanza in tempi rapidi e con procedure semplificate grazie al versamento o all'investimento di denaro a favore dello Stato che la concede.


Una recente inchiesta del Guardian ha focalizzato l'attenzione sull'isola di Vanuatu, dove acquistare la cittadinanza richiede un investimento di 130.000 dollari e un solo mese di tempo. Tra chi ha approfittato di questa opportunità ci sono bancarottieri scappati con i soldi, politici e funzionari di regimi autoritari in disgrazia, presunti estorsori (come l'italiano Torzi, broker del Vaticano), capi di gang, autori di furti di criptovalute. Naturalmente per chi se lo può permettere comprare la cittadinanza ha molti vantaggi: sfuggire alla giustizia, riciclare denaro, salvarsi la …

Cittadinanza in vendita. Per quanto possa suonare enfatica o apparire paradossale, questa espressione risponde a un dato di fatto, noto ma scarsamente considerato. Il dato di fatto è che in molti Paesi si può ottenere la cittadinanza in tempi rapidi e con procedure semplificate grazie al versamento o all'investimento di denaro a favore dello Stato che la concede.


Una recente inchiesta del Guardian ha focalizzato l'attenzione sull'isola di Vanuatu, dove acquistare la cittadinanza richiede un investimento di 130.000 dollari e un solo mese di tempo. Tra chi ha approfittato di questa opportunità ci sono bancarottieri scappati con i soldi, politici e funzionari di regimi autoritari in disgrazia, presunti estorsori (come l'italiano Torzi, broker del Vaticano), capi di gang, autori di furti di criptovalute. Naturalmente per chi se lo può permettere comprare la cittadinanza ha molti vantaggi: sfuggire alla giustizia, riciclare denaro, salvarsi la pelle, ad esempio.


Fin qui la faccenda potrebbe interessare solo gli addetti ai lavori. Il punto, però, è che il fenomeno della Citizenship by investment non ha luogo solo in sperdute isole dell'oceano, ma anche nella Unione europea: a Malta il Golden Passport costa 800.000 euro oltre all'acquisto di un bene immobile, a Cipro due milioni e in Bulgaria un milione. Nel caso di Malta, la gestione della operazione è appaltata a una società privata, la Henley & Partners, che si dichiara leader globale in questo campo.


Chi compra la cittadinanza di un Paese della Ue ha molti vantaggi, molti di più che nel caso di Vanuatu. Essi sono legati ai diritti e alle prerogative della cittadinanza comunitaria, che si acquisisce con quella nazionale: prima di ogni altra cosa la libera circolazione e l'accesso al mercato unico. Non va poi dimenticato che l'area Schengen ha in pratica eliminato i controlli di frontiera. E, non certo per ultimo, i Paesi della Unione sono ai primi posti del Passport Index, un indice internazionale che attribuisce ai passaporti un valore commisurato al numero di Paesi nei quali si può entrare senza bisogno del visto. Un cittadino maltese, ad esempio, può viaggiare senza visto in 134 Paesi, al quinto posto di questa graduatoria.


La Unione europea si è occupata poco e tardivamente della questione, forse perché più preoccupata della cittadinanza dei poveri che di quella dei ricchi: una risoluzione del Parlamento del 2014, un report della Commissione del 2019. Quest'ultimo sottolinea che la cittadinanza comporta un "legame effettivo" con il Paese e mette in guardia dai rischi per la intera Unione connessi alla sicurezza, al riciclaggio di denaro, alla evasione fiscale. E problemi ce ne sono, se è vero che l'inchiesta condotta proprio su questo tema dalla giornalista maltese Daphne Caruana Galizia le è costata la vita, nel 2017.


Gli economisti invitano a non scandalizzarsi e notano - per la verità in modo cervellotico - che acquistando la cittadinanza i ricchi pagano anticipatamente i vantaggi che otterranno da questo status. I giuristi, invece, fanno giustamente notare che i criteri di inclusione ed esclusione della cittadinanza per naturalizzazione sono sempre arbitrari.


Il fatto, però, è che la cittadinanza non è solo uno status legale, né può essere ridotta a un calcolo di costi e benefici. Si tratta piuttosto dell'associazione a una comunità di eguali, che comporta, oltre allo status legale, uno status sociale, un senso di identità comune, un insieme di diritti e doveri, la partecipazione alla definizione di finalità e regole del gioco della comunità politica.


In questa visione meno angusta, il fenomeno è un chiaro indicatore della crisi della cittadinanza democratica. Si tratta, infatti, di una cittadinanza à la carte, in cui allo status legale e ai vantaggi ad esso connessi non si accompagna alcun altro elemento che fa di questo istituto quel dispositivo di inclusione, coesione e sviluppo che è la sua ragion d'essere. Gli Stati che la mettono in vendita (o in svendita) in realtà fanno del male anzitutto a se stessi; e, nel caso di quelli europei, anche a tutti noi. Ciò è, a suo modo, più grave dei rischi connessi alla sicurezza o ai reati finanziari. La differenza tra "acquisire" e "acquistare", ad onta delle pochissime lettere che differenziano le due parole, resta sostanziale.