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Europa, la piccola Lituania contro gli autocrati

La sede dell'ambasciata cinese a Vilnius, in Lituania (ansa)
Con le sue azioni Vilnius sta complicando i piani di Russia e Cina
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C'è un piccolo Paese in Europa che con le sue azioni sta complicando i piani delle sempre più assertive autocrazie di Russia e Cina: la Lituania. Da tempo la diplomazia di Vilnius rappresentava già la punta più avanzata in Europa nel confronto con i regimi di Putin e Lukashenko.


Vilnius ospita un numero sempre crescente di dissidenti russi e la sua posizione geografica, fra l'enclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia, la rende strategica per l'Alleanza Atlantica nel presidiare i confini della nuova "cortina di ferro".


La Lituania ha concesso lo status diplomatico di "ospite ufficiale" a Sviatlana Tsikhanouskaya ed è pronta a riconoscere un governo bielorusso in esilio a Vilnius se la leader dell'opposizione decidesse di insediarlo. Come ricorda il ministro degli Esteri Gabrielius Landsbergis "abbiamo conosciuto il totalitarismo sovietico e non esitiamo a sostenere chiunque si batta per la libertà…

C'è un piccolo Paese in Europa che con le sue azioni sta complicando i piani delle sempre più assertive autocrazie di Russia e Cina: la Lituania. Da tempo la diplomazia di Vilnius rappresentava già la punta più avanzata in Europa nel confronto con i regimi di Putin e Lukashenko.


Vilnius ospita un numero sempre crescente di dissidenti russi e la sua posizione geografica, fra l'enclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia, la rende strategica per l'Alleanza Atlantica nel presidiare i confini della nuova "cortina di ferro".


La Lituania ha concesso lo status diplomatico di "ospite ufficiale" a Sviatlana Tsikhanouskaya ed è pronta a riconoscere un governo bielorusso in esilio a Vilnius se la leader dell'opposizione decidesse di insediarlo. Come ricorda il ministro degli Esteri Gabrielius Landsbergis "abbiamo conosciuto il totalitarismo sovietico e non esitiamo a sostenere chiunque si batta per la libertà e contro i regimi autoritari".


E questa è la cornice all'interno della quale va collocata la scelta storica, annunciata pochi giorni fa dai governi lituano e taiwanese, di accogliere a Vilnius la prima rappresentanza ufficiale del governo di Taiwan. Per il governo della presidente Tsai Ing-wen è certamente un successo diplomatico che contribuisce alla "internazionalizzazione" della questione taiwanese, quando invece Pechino vorrebbe derubricarla a vicenda "interna" della Repubblica popolare cinese. Durante le celebrazioni del centenario del Partito comunista cinese, Xi Jinping non ha esitato ad usare toni bellicosi nei confronti di Taiwan, che per Pechino rimane una semplice "provincia" che, con le buone o le cattive, verrà prima o poi riunificata alla madrepatria.


Il ministro degli Esteri di Taiwan, Joseph Wu, nel giudicare lo storico accordo, ha ricordato che "la Lituania è un partner importante per Taiwan, dato che i due Paesi condividono gli stessi valori di libertà e democrazia" e in più "si trovano in prima linea nel difendere le democrazie di fronte agli attacchi delle autocrazie". Il messaggio a Pechino e Mosca, è chiaro.


Ma l'apertura a Taiwan non è l'unico dossier che ha incrinato i rapporti fra la Cina e la Lituania. Nei mesi scorsi Vilnius ha aumentato le distanze da Pechino, non esitando ad assumere posizioni nette su Hong Kong, Xinjiang, Via della Seta e 5G.


Il Parlamento lituano negli scorsi mesi ha definito un "genocidio" la repressione della minoranza uigura in Xinjiang, per poi adottare una serie di provvedimenti per limitare la penetrazione cinese sul suo territorio e su quello europeo. Il governo lituano ha prima bloccato gli investimenti cinesi nel porto di Klaipeda sul Mar Baltico, poi ha abbandonato il cosiddetto Formato 17+1, la piattaforma di cooperazione promossa da Pechino con i Paesi dell'Europa centrale e orientale (12 Paesi Ue più i Paesi dei Balcani), per coordinare gli investimenti infrastrutturali nel quadro della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative).


L'iniziativa 17+1 è da sempre guardata con sospetto da Washington e da molte cancellerie dell'Europa occidentale, ed è considerata il tentativo di Pechino di bypassare l'Ue, negoziando in modo diretto con i singoli Paesi gli investimenti infrastrutturali. Il recente caso della "trappola del debito" in cui è caduto il Montenegro, in seguito al finanziamento cinese di 42 km di autostrada che sta mandando in bancarotta il piccolo Paese balcanico, dà ragione a Vilnius.


Il governo lituano non ha dunque soltanto abbandonato la Piattaforma 17+1, ma sta anche svolgendo un'intensa attività di lobbying con gli altri Paesi baltici e dell'Europa orientale per chiudere definitivamente l'intero progetto, riconducendo la gestione dei rapporti con la Cina esclusivamente all'interno dell'ambito dell'Unione europea.


Ma la contrapposizione fra la Lituania e l'autocrazia cinese non è finita qui. Il Parlamento lituano ha votato poche settimane fa una risoluzione che ha invitato il governo ad escludere dallo sviluppo della rete 5G nazionale tutte quelle compagnie che possono rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale: Huawei è stata la prima azienda colpita dal provvedimento e gli operatori di telefonia e dati che la utilizzano dovranno, entro i prossimi 36 mesi, rimuovere tutti gli apparati tecnologici dell'azienda cinese già installati nel Paese.


Infine, nel settore della lotta alla pandemia e della geopolitica dei vaccini, Vilnius dopo avere annunciato, poche settimane fa, un pacchetto di aiuti a Georgia, Moldavia e Ucraina, non ha esitato a donare 20.000 dosi di vaccino a Taiwan, rafforzando ulteriormente il legame fra i due Paesi.