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Covid, il capitale della salute

(fotogramma)
I riflessi sulla crescita economica
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L'infezione da Covid 19 sta riprendendo forza nei Paesi che ne erano usciti per primi. In Cina, a Wuhan, si sono manifestati nuovi casi. Negli Usa, dove la ripresa dei contagi si manifesta in modo preoccupante da New York alla California. In Israele. Il caso è più complesso nel Regno Unito dove i nuovi casi, che parevano destinati a dinamiche apocalittiche dopo gli Europei di calcio e dopo la completa riapertura del Paese, stanno decrescendo a sorpresa, ma sono ancora elevati.


Al momento non è chiaro se la ripresa della pandemia sia l'ennesima ondata legata alla variante Delta, oppure se siamo destinati a una epidemia con cui dovremo convivere. In entrambi i casi, tuttavia, la ripresa del virus pone nuove e grandi sfide ai governi. L'obiettivo è duplice: si tratta di salvaguardare al massimo la salute pubblica, evitando il diffondersi del virus, e di preservare al massimo la crescita e la coesione sociale. Ciò che abbiamo appreso negli …

L'infezione da Covid 19 sta riprendendo forza nei Paesi che ne erano usciti per primi. In Cina, a Wuhan, si sono manifestati nuovi casi. Negli Usa, dove la ripresa dei contagi si manifesta in modo preoccupante da New York alla California. In Israele. Il caso è più complesso nel Regno Unito dove i nuovi casi, che parevano destinati a dinamiche apocalittiche dopo gli Europei di calcio e dopo la completa riapertura del Paese, stanno decrescendo a sorpresa, ma sono ancora elevati.


Al momento non è chiaro se la ripresa della pandemia sia l'ennesima ondata legata alla variante Delta, oppure se siamo destinati a una epidemia con cui dovremo convivere. In entrambi i casi, tuttavia, la ripresa del virus pone nuove e grandi sfide ai governi. L'obiettivo è duplice: si tratta di salvaguardare al massimo la salute pubblica, evitando il diffondersi del virus, e di preservare al massimo la crescita e la coesione sociale. Ciò che abbiamo appreso negli ultimi diciotto mesi è che salute pubblica e crescita economica non sono obiettivi alternativi: un trade-off su cui scegliere la combinazione ottimale. Al contrario, preservare la salute pubblica è necessario per proteggere la crescita economica e l'inclusione.


I due obiettivi, si può osservare, sono sempre complementari, soprattutto nel medio termine. Sono diventati complementari e non alternativi anche nel breve termine con l'arrivo dei vaccini, anche se questi paiono contenere la malattia più che l'infezione, almeno con le varianti conosciute del virus. Il problema però è che in tutte le democrazie c'è uno "zoccolo duro" di no vax, intorno al venti per cento della popolazione, che rifiuta vaccini, Green Pass, persino tamponi e mascherine. Questa fascia di popolazione crea un problema collettivo, perché mette a rischio il raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge, ed è un problema fondamentale perché si tratta almeno in parte di una posizione in buona fede, o dettata da ostacoli oggettivi alla vaccinazione.


Quali sono gli strumenti dei governi per affrontare la questione? Ad un estremo si può introdurre l'obbligo di vaccinazione e di Green Pass per tutti, che solleva tuttavia problemi fondamentali sul piano delle libertà individuali. All'altro estremo ci sono gli incentivi monetari per chi si vaccina, che mirano a convincere gli incerti e gli scettici, senza costringere nessuno. È interessante notare che i due approcci coesistono negli Stati Uniti d'America. A New York City si pensa all'obbligo. A livello nazionale l'Amministrazione Biden pensa a un incentivo di cento dollari per chi accetta di vaccinarsi. Nel Regno Unito sinora è stata usata una moral suasion molto forte.


Dappertutto, a fianco delle politiche per spingere la popolazione a vaccinarsi, sono in discussione misure di micro gestione, come l'obbligo di Green Pass per segmenti e settori specifici della popolazione, come il personale sanitario o scolastico, dove la diffusione del virus rappresenta un rischio specifico. In qualsiasi caso, micro o macro, gli interventi si distinguono in misure di comando e controllo, come l'obbligo, e in misure di incentivo, che personalmente preferisco perché non lesivi di alcuna libertà. Le cifre in gioco sono abbordabili e comunque molto inferiori rispetto ai costi di una nuova ondata di pandemia. Tanto per fare un esempio necessariamente approssimativo, ipotizzando un incentivo di cento euro, se circa un decimo della popolazione totale italiana accettasse la misura, l'esborso complessivo sarebbe intorno a 600 milioni di euro.

Parlando dell'Italia, la situazione è delicata da interpretare. Guardando ai dati di oggi il quadro complessivo è positivo. I dati sull'infezione, sui ricoveri e sui decessi sono bassi anche se in lieve risalita. La crescita economica è molto buona: nel secondo trimestre il Pil è cresciuto del 17 per cento rispetto all'anno passato e nel 2021 ha già acquisito un 4,8 per cento, con una dinamica migliore rispetto a Francia e Germania. In molti settori mancano addetti e l'inflazione è pienamente sotto controllo all'1,5 per cento. La stagione turistica, fondamentale per la crescita nel terzo trimestre, procede bene. Persino i successi sportivi, al di là del loro valore intrinseco, hanno un impatto positivo sul sentiment. Senza voler esagerare in ottimismo, il quadro economico in termini di crescita e inflazione assomiglia in qualche modo agli anni Sessanta.

Eppure, è molto probabile che la ripresa del Covid arrivi anche da noi, proprio perché si tratta di una pandemia, dove l'infezione è una esternalità e dipende dal contagio. Il grande vantaggio è che in questo caso non arriveremo per primi, come nella prima ondata. Avremo così il tempo di attrezzarci, come già sta facendo il governo, e di imparare quanto stanno sperimentando altri grandi Paesi per estendere al massimo la diffusione dei vaccini. La dinamica della pandemia ci può dare una mano, ma occorre non sprecare l'occasione.