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L'altra faccia della Dad

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Appello degli studenti universitari
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Ci sono idee che, a forza di rimbalzare sui social o essere ripetute sui giornali e in televisione, pian piano diventano certezze: entrano a far parte del patrimonio culturale condiviso e soffocano ogni voce fuori dal coro. Una di queste idee è che la didattica a distanza sarebbe un disastro. È un'idea talmente diffusa che praticamente chiunque, ormai, designa la Dad come l'unica e vera responsabile del fallimento educativo di questi ultimi anni. Intendiamoci. Sono la prima a essere convinta che la scuola e l'università siano luoghi di incontro e di socializzazione, e che è sui banchi di scuola che i nostri ragazzi e le nostre ragazze non solo acquisiscono gli strumenti necessari per orientarsi nel mondo, ma imparano anche a vivere insieme agli altri, condividendo con loro esperienze, sogni, paure e fragilità. Insegnando in università già da molti anni, so bene quanto sia importante creare un dialogo costante con le proprie …

Ci sono idee che, a forza di rimbalzare sui social o essere ripetute sui giornali e in televisione, pian piano diventano certezze: entrano a far parte del patrimonio culturale condiviso e soffocano ogni voce fuori dal coro. Una di queste idee è che la didattica a distanza sarebbe un disastro. È un'idea talmente diffusa che praticamente chiunque, ormai, designa la Dad come l'unica e vera responsabile del fallimento educativo di questi ultimi anni. Intendiamoci. Sono la prima a essere convinta che la scuola e l'università siano luoghi di incontro e di socializzazione, e che è sui banchi di scuola che i nostri ragazzi e le nostre ragazze non solo acquisiscono gli strumenti necessari per orientarsi nel mondo, ma imparano anche a vivere insieme agli altri, condividendo con loro esperienze, sogni, paure e fragilità. Insegnando in università già da molti anni, so bene quanto sia importante creare un dialogo costante con le proprie studentesse e i propri alunni, e non smettere mai di osservare e ascoltare, anche semplicemente perché i silenzi o i brusii di un gruppo di ragazzi e di ragazze non sono mai neutri. Sono perfettamente consapevole del fatto che, quando si è collegati su Zoom o su qualche altra piattaforma online, vengono meno l'entusiasmo e la forza che si comunicano quando si è in presenza, viene soprattutto meno il confronto, che a volte è scontro, e che, però, è sempre alla base dell'apprendimento. E poi, come potrei ignorare tutti i problemi di fronte ai quali si è trovato chi non disponeva di una connessione internet stabile, chi non aveva un computer tutto suo, chi non ha la chance di vivere e crescere in ambienti protetti e stimolanti?


Ma poi, come capita spesso nella vita, c'è anche un'altra faccia della medaglia Dad, quella di cui nessuno parla, nonostante ci mostri altri tipi di diseguaglianze e di discriminazioni che sono diminuite proprio grazie alla didattica a distanza. Certo, quest'altra faccia della medaglia riguarda per lo più l'università. Ma siccome le verità assolute non esistono e nessuno dovrebbe mai cessare di mettere in discussione i luoghi comuni, allora qualche domanda possiamo farcela, ascoltando magari i diretti interessati. "La Dad mi ha permesso di seguire le lezioni nonostante io soffra di ansia sociale", ha detto una studentessa di Genova, raccontando come nel passato aveva dovuto rinunciare a seguire le lezioni per il disagio che provava quand'era circondata da altre persone. Un ragazzo di Udine ha spiegato che, se ci fosse stata la Dad quando gli venne diagnosticato un tumore, avrebbe potuto seguire le lezioni da casa o dall'ospedale e avere così "le stesse opportunità degli altri". "Le differenze socioeconomiche che attanagliano i nostri atenei sono forti e in aumento, le classi meno abbienti non hanno accesso all'alta formazione", ha testimoniato uno studente dell'Università di Catania, assicurando che solo la Dad può garantire a molti il diritto allo studio. E poi c'è chi ha raccontato di come la Dad abbia permesso di seguire le lezioni evitando di passare ogni giorno quattro o cinque ore in treno, e quindi di spendere una fortuna in biglietti o abbonamenti, e chi ha ammesso che, non avendo i soldi per pagare un affitto, senza più Dad non potrà continuare l'Università.

 

Sono talmente numerosi gli studenti che chiedono di mantenere la Dad in tutte le università, in affiancamento alla didattica convenzionale, che recentemente è nata un'organizzazione studentesca, l'Unidad (Universitari per la didattica a distanza integrata). Per questi studenti e queste studentesse, solo la Dad aprirebbe le porte dell'università a chi è disabile o malato, a chi presenta disturbi specifici dell'apprendimento, a chi soffre di ansia e fobie, a chi è fuori sede e pendolare, a chi lavora, a chi è genitore, a chi è meno abbiente. "Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema", si legge nel loro manifesto. Anche se nessuno sembra volerli ascoltare, questi studenti. Forse perché desideriamo talmente tutti il ritorno alla normalità, che facciamo fatica a capire che, per certe persone, la nostra normalità era ingiusta, sbagliata, penalizzante. Voci fuori dal coro cui però, forse, qualcuno deve anche dare risonanza. Invece di accontentarsi sempre dei luoghi comuni e delle statistiche, del "così fan tutti" e del "lo dicono gli esperti". Perché la realtà è sempre infinitamente più complessa delle belle immagini che ci rassicurano. E talvolta il politicamente corretto cancella le sfumature dell'umana esistenza.