Cybersecurity, il tempo scade
di Paola Pisano , di Paola PisanoCaro direttore,
la questione cybersecurity non è nuova ma l'attacco al Ced (Centro elaborazione dati) della Regione Lazio - per sensibilità dei dati e del settore colpito - dimostra urgenza, delicatezza e strategicità del tema ormai pari ad altre sfide internazionali quali quelle economiche, industriali, ambientali o sociali. L'ampiezza del fenomeno è in consistente fase ascensionale dovuta anche alla solita miscela esplosiva. Infrastrutture e competenze non sempre adeguate, bassi investimenti - 1,3 miliardi di euro la spesa per l'anno 2020 - scarsa manutenzione e monitoraggio. Come ebbi modo di dire ad ottobre 2020 nell'audizione al Senato sulle "Linee guida per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)" e in altre occasioni, una cosa è certa. Nel cyberspazio nazionale i cittadini devono poter essere sicuri di conservare i dati più sensibili, le aziende di ospitare le funzioni chiave per le lo…
Caro direttore,
la questione cybersecurity non è nuova ma l'attacco al Ced (Centro elaborazione dati) della Regione Lazio - per sensibilità dei dati e del settore colpito - dimostra urgenza, delicatezza e strategicità del tema ormai pari ad altre sfide internazionali quali quelle economiche, industriali, ambientali o sociali. L'ampiezza del fenomeno è in consistente fase ascensionale dovuta anche alla solita miscela esplosiva. Infrastrutture e competenze non sempre adeguate, bassi investimenti - 1,3 miliardi di euro la spesa per l'anno 2020 - scarsa manutenzione e monitoraggio. Come ebbi modo di dire ad ottobre 2020 nell'audizione al Senato sulle "Linee guida per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)" e in altre occasioni, una cosa è certa. Nel cyberspazio nazionale i cittadini devono poter essere sicuri di conservare i dati più sensibili, le aziende di ospitare le funzioni chiave per le loro attività centrali, lo Stato di sviluppare al meglio il funzionamento di settori strategici quali ricerca, sanità, difesa. Questa la motivazione che ha indotto me a definire l'impianto normativo e progettuale - e il ministro Colao a rinforzare i finanziamenti del Pnrr- per sviluppare un'infrastruttura Cloud per la Pubblica Amministrazione. Struttura tecnologica per mettere al sicuro dati sensibili e applicativi conservati in 11.000 Ced della Pubblica Amministrazione. Investire in infrastrutture digitali è necessario per migliorare (purtroppo non potrà mai garantire) sicurezza dei dati, delle informazioni ma anche la business continuity ossia la capacità di continuare a erogare un servizio a fronte di incidenti molto gravi e difficili da affrontare come il caso della Regione Lazio. Investire nel creare infrastrutture sicure e nel loro monitoraggio e manutenzione è fondamentale quanto condividere pratiche operative semplici ma importanti per evitare comportamenti superficiali e migliorare la capacità di reazione minimizzando i danni.
Ben vengano l'impegno del governo Draghi nel Next Generation Eu nella gestione di eventi giudicati rischiosi, nel miglioramento delle capacità tecniche di valutazione e audit della sicurezza, nell'immissione di nuovo personale.
Così come l'impegno della Commissione Europea e del Seae (Servizio europeo per l'azione esterna) nella nuova strategia sulla cybersecurity per rafforzare collaborazione tra Stati membri, obblighi di sicurezza anche delle reti 5G e di future generazioni, sanzioni e altro. Che occorra sviluppare l'industria italiana e europea affinché la cybersecurity non sia solo tema universitario è assodato. Sarà necessaria volontà politica, pazienza e visione magari indirizzando parte degli investimenti anche nello sviluppo industriale di crittografia quantistica che sfrutta i principi fondamentali della fisica quantistica per rendere sempre più sicuri gli scambi di informazioni sensibili.
Su scelte operative e rapidità di attuazione si gioca la partita. Progetti di formazione delle capacità (capacity building) e condivisione - nei modi dovuti - di tipologia di attacchi e risposte sono fondamentali nei rapporti tra paesi. Sulla cybersecurity è necessario che tutti crescano. Le interconnessione delle infrastrutture e delle attività fanno sì che un attacco su un soggetto in un determinato settore e Paese, si ripercuota altrove. Progetti utili sono già in atto come la piattaforma unica europea per mettere in comune informazioni sulle minacce. Chiamare con urgenza tutti i maggior esperti italiani - e ne abbiamo molti in tema cybersecurity anche e soprattutto nel Lazio - per valutazione, adeguamento e monitoraggio delle infrastrutture è oggi la cosa più urgente da fare. Non solo per la sicurezza digitale. Per la crescita economica di tutti i settori, la stabilità geopolitica (il rapporto Usa e Cina sul tema in questi giorni è chiarificante), la libertà del nostro Paese e la tutela dei diritti democratici e digitali. Fanno parte di questi diritti poter sviluppare in sicurezza le nuove attività imprenditoriali dall'essere un influencer alla vendita on line. Con la tranquillità di potersi appoggiare a soggetti preposti ad aiutare qualora si incorra in attacchi malware, hate speech o truffe online.
L'autrice è stata ministro per l'Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione