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Perché Xi insegue Mao

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L'offensiva del leader cinese contro i capitalisti
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Mao Zedong sarebbe fiero di Xi Jinping? Il leader cinese sferra un'offensiva contro i più potenti capitalisti del suo Paese, in particolare quelli che comandano i nuovi imperi digitali. Questo assalto del governo di Pechino contro Big Tech coincide con un revival nostalgico del maoismo. Non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. La Cina del terzo millennio è lontana anni luce dal Paese povero e isolato che Mao costringeva a un comunismo di guerra, egualitario e autarchico. Oggi Xi governa una superpotenza economica, finanziaria, tecnologica e militare, che ha dei giganti digitali equivalenti ad Amazon, Apple, Google, Facebook. Talvolta perfino più grossi per fatturato, rispetto agli americani: si chiamano Alibaba, Tencent, Baidu e altri ancora. Sono i "campioni nazionali" che fino a ieri la Cina esibiva come la prova della sua capacità di competere con gli Stati Uniti nei settori più avanzati. Sono anche la confutazione di un teorema …

Mao Zedong sarebbe fiero di Xi Jinping? Il leader cinese sferra un'offensiva contro i più potenti capitalisti del suo Paese, in particolare quelli che comandano i nuovi imperi digitali. Questo assalto del governo di Pechino contro Big Tech coincide con un revival nostalgico del maoismo. Non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. La Cina del terzo millennio è lontana anni luce dal Paese povero e isolato che Mao costringeva a un comunismo di guerra, egualitario e autarchico. Oggi Xi governa una superpotenza economica, finanziaria, tecnologica e militare, che ha dei giganti digitali equivalenti ad Amazon, Apple, Google, Facebook. Talvolta perfino più grossi per fatturato, rispetto agli americani: si chiamano Alibaba, Tencent, Baidu e altri ancora. Sono i "campioni nazionali" che fino a ieri la Cina esibiva come la prova della sua capacità di competere con gli Stati Uniti nei settori più avanzati. Sono anche la confutazione di un teorema occidentale: no, Internet non ha portato democrazia e libertà a Pechino come s'illudevano tanti leader da Bill Clinton a Bill Gates vent'anni fa. L'uso ubiquo e raffinato delle potenzialità del digitale finora si sposa bene con la censura, la manipolazione delle informazioni, il controllo sociale affidato al Grande Fratello.


Le ragioni per cui gli attori del Big Tech cinese sono caduti in disgrazia e subiscono castighi, restrizioni e controlli, in parte ci sono familiari. Xi è un leader al tempo stesso populista, decisionista, tecnocratico e straordinariamente moderno. Affronta problemi annosi e irrisolti qui in Occidente. Vuole tutelare la privacy dei suoi cittadini saccheggiata per motivi commerciali dai colossi digitali. È determinato a contrastare gli abusi di potere monopolistico. Interviene a proteggere i lavoratori sfruttati e sottopagati nelle consegne a domicilio. Infine la sua banca centrale avvista i pericoli legati alle cripto-valute; o all'invasione di campo di Big Tech che ruba il mestiere alle banche senza soggiacere alle stesse regole e controlli. Dopo essere stata una ritardataria su questi terreni, la Cina punta a sorpassare i Paesi occidentali nell'antitrust e nella tutela dei consumatori. Ciò non contraddice l'ispirazione nazionalista e protezionista della sua politica economica: il mercato digitale cinese, ormai il più grande e il più sofisticato del mondo, rimane ostile o del tutto vietato ai gruppi americani (cominciando dai social media).


Dove l'ombra di Mao rispunta, è nell'agenda politica parallela che si accompagna alle motivazioni di cui sopra. Xi vuole anche sottolineare chi comanda a Pechino, semmai vi fossero dubbi in proposito. Ridimensionare i miliardari di Big Tech consolida l'autorità del partito comunista. Xi riporta in auge le grandi imprese pubbliche, il dirigismo. Giudica il suo sistema di economia mista o "capitalismo politico" superiore al modello americano. Tra i castighi che infligge ai suoi capitalisti, ce n'è uno funzionale alla nuova guerra fredda: Xi ostacola le quotazioni di società cinesi a Wall Street, per spostarle su Hong Kong; non vuole più dipendere da capitali occidentali. I campioni tecnologici che predilige non sono quelli del commercio online o dei social media. Lui punta su Huawei per dominare il 5G, il futuro delle telecomunicazioni ad altissima velocità. Pianifica la supremazia cinese nell'auto elettrica e per questo costruisce un monopolio nei minerali rari.


Le mosse di Xi vengono studiate nell'altra superpotenza. Joe Biden pensa che c'è qualcosa da imparare alla scuola cinese. Anche lui vuole praticare una politica industriale attiva, con generosi aiuti pubblici alle tecnologie di punta. 5G, auto elettrica, minerali rari sono terreni di competizione dove il dirigismo pubblico viene riscoperto dai democratici Usa. L'antitrust americano, lassista per decenni, prenderà di mira Amazon, Google, Apple e Facebook, perché Biden lancia una nuova generazione di giuristi decisi a ristabilire la concorrenza e tutelare gli utenti. Imitare la Cina non è possibile in tutti i campi, però. Il Grande Fratello cinese raccoglie informazioni sanitarie su 1,4 miliardi di persone per la battaglia contro il Covid. A Washington vige un paradosso: gli americani subiscono da tempo violazioni quotidiane della privacy da parte del capitalismo privato, ma si insospettiscono se i loro dati vengono raccolti da un governo per ragioni di salute pubblica.