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A lezione di vaccino

(ansa)

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Giusto renderlo obbligatorio a scuola
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Posso dire che la collera di una parte degli insegnanti per l'introduzione del Green Pass obbligatorio non la capisco proprio? So già che, sui social, sarò sommersa di critiche e insulti. Alcuni commenteranno: "hai perso un follower", "da te non me l'aspettavo", "non sei tu quella che difendeva la libertà e l'autonomia?"; altri, meno gentili o meno educati, non esiteranno a utilizzare parolacce e a maledirmi. Ma non importa, preferisco la chiarezza. Non solo perché non si può sempre piacere a tutti, ma anche perché l'argomento vaccini, in tempo di pandemia, necessita prese di posizioni nette. Quello che però posso fare, è spiegare, passo dopo passo, le ragioni della mia posizione, e mostrare a chi avrà la pazienza di leggere fino in fondo quest'articolo che vaccinarsi è la conseguenza di un banale sillogismo pratico.

C'è un proverbio salentino che recita:…

Posso dire che la collera di una parte degli insegnanti per l'introduzione del Green Pass obbligatorio non la capisco proprio? So già che, sui social, sarò sommersa di critiche e insulti. Alcuni commenteranno: "hai perso un follower", "da te non me l'aspettavo", "non sei tu quella che difendeva la libertà e l'autonomia?"; altri, meno gentili o meno educati, non esiteranno a utilizzare parolacce e a maledirmi. Ma non importa, preferisco la chiarezza. Non solo perché non si può sempre piacere a tutti, ma anche perché l'argomento vaccini, in tempo di pandemia, necessita prese di posizioni nette. Quello che però posso fare, è spiegare, passo dopo passo, le ragioni della mia posizione, e mostrare a chi avrà la pazienza di leggere fino in fondo quest'articolo che vaccinarsi è la conseguenza di un banale sillogismo pratico.

C'è un proverbio salentino che recita: "Oi la mujere beddhra, ricca e cu mangia picca", che letteralmente significa "vuoi la moglie bella, ricca e che mangi poco" e il cui senso è che, nella vita, non si può pretendere tutto e il contrario di tutto. Cosa che, in fondo, sembra caratterizzare quegli insegnanti e quelle docenti che contestano il certificato verde. Da un lato, infatti, criticano la Dad, spiegando che l'essenza stessa della scuola (o dell'università) è lo stare insieme: ascoltare, discutere, distrarsi, a volte pure litigare, ma sempre e comunque in presenza - posizione che, sebbene sia convinta che in università si dovrebbe inaugurare una didattica integrata per chi è fuorisede, lavora, ha figli, o ha problemi di apprendimento, condivido al cento per cento. Dall'altro lato, parlano di dittatura sanitaria e pretendono che il Green Pass obbligatorio violi il consenso libero e informato dei cittadini. Inviterei però queste persone a ragionare. Chi (o cosa) restringe oggi la nostra libertà e la nostra autonomia? Il governo che impone misure per contrastare la pandemia oppure il virus? Il problema non è il certificato verde, ma il coronavirus: la sua diffusione, la sua capacità di mutare, la sua pericolosità. Se non si parte dalla causa effettiva che determina una decisione, non si capisce più nulla.

Proviamo allora a ragionare insieme. Che cos'è che oggi desideriamo tutti? Senz'altro il ritorno progressivo a una vita normale, ossia alla possibilità di scegliere e decidere liberamente cosa fare (viaggiare, andare al cinema, accalcarsi durante un concerto dal vivo, ecc.) senza doversi preoccupare di chi (o cosa) si tocca, oppure di quanta distanza c'è tra sé e gli altri. Ma se è questo ciò che noi tutti desideriamo, allora dobbiamo prima capire attraverso quali strumenti possiamo raggiungere lo scopo prefisso, e poi fare ciò che è necessario. È un ragionamento semplicissimo, spiegato per la prima volta da Aristotele: oltre al sillogismo teorico - "se tutti gli A sono X, e se questo è un A, allora questo è X" - il filosofo greco teorizzò infatti il sillogismo pratico: "se è desiderabile (o opportuno) ottenere X, e se fare Y è un mezzo per ottenere X, allora farò immediatamente (è bene che io faccia, devo fare...) Y".

Torniamo quindi al Green Pass. Dai dati ufficiali, risulta che il 15% del personale scolastico non ha ancora ricevuto la prima dose di vaccino. Ammettiamo pure che alcune di queste oltre 200.000 persone non ne abbiano ancora avuto la possibilità. Gli altri però, se non sono vaccinati, è perché non vogliono farlo. A questo punto, sempre secondo il ragionamento aristotelico, verrebbe da chiedersi se costoro non vogliono vaccinarsi perché non desiderano tornare alla normalità. Ma, sempre secondo i dati, non sembra questo il motivo. Pure loro vogliono tornare a insegnare in presenza, ma sono no vax, oppure hanno paura del vaccino, oppure aspettano... Ma di cosa hanno paura? Lo sanno che ogni farmaco ha effetti collaterali? E poi cosa aspettano? Ma evitiamo di entrare nei dettagli, ci sono già tanti esperti che hanno provato a rassicurarli, e affrontiamo il tema dell'obbligo. Loro dicono: il corpo è mio, nessuno può obbligarmi a fare il vaccino! Ammettiamo pure che l'argomento sia valido, ma tiriamone le giuste conclusioni.

Se è vero che costoro sono liberi di non vaccinarsi, è anche vero che lo Stato è libero di non lasciar loro svolgere un servizio pubblico in cui altri rischiano di dover pagare le conseguenze delle loro scelte. Non volersi vaccinare e voler al tempo stesso tornare a insegnare in presenza è come volere al tempo stesso l'uovo e la gallina, la botte piena e la moglie ubriaca, una moglie bella, ricca e che mangi poco... Tertium non datur. Non certo per colpa del governo! L'unico responsabile è il virus che ha scatenato una pandemia. Virus che odiamo tutti. Ma questa è la realtà cui, purtroppo, ognuno di noi deve far fronte, volente o nolente.