Oggi Roger Federer compie quarant'anni e si sta domandando dov'è. Certo, al numero nove della classifica mondiale e il piano è terribilmente inclinato e c'è solo una pianta di fragole, quella di Wimbledon, a cui aggrapparsi mentre si precipita. Senza dubbio nella Storia dello sport, tra i più vincenti di tutti i tempi. Forse al capezzale del suo ginocchio destro che gli parla ormai come un compagno immaginario: gioca, perdi, ritirati, allenati, ammazzati di fatica tu che non eri abituato e riprovaci. Di sicuro in buona compagnia: Venus Williams ne ha fatti quarantuno il 17 giugno, Serena lo raggiungerà il 26 settembre, pensate: assieme si sono portati a casa cinquanta tornei del Grande Slam. Senza contare Valentino Rossi, Gianluigi Buffon, il campione australiano di equitazione Andrew Hoy, medaglia di bronzo a Tokyo nell'all-around a sessantadue anni e i tanti cinquantenni o giù di lì che corrono dietro o spazzano il ghi…
Oggi Roger Federer compie quarant'anni e si sta domandando dov'è. Certo, al numero nove della classifica mondiale e il piano è terribilmente inclinato e c'è solo una pianta di fragole, quella di Wimbledon, a cui aggrapparsi mentre si precipita. Senza dubbio nella Storia dello sport, tra i più vincenti di tutti i tempi. Forse al capezzale del suo ginocchio destro che gli parla ormai come un compagno immaginario: gioca, perdi, ritirati, allenati, ammazzati di fatica tu che non eri abituato e riprovaci. Di sicuro in buona compagnia: Venus Williams ne ha fatti quarantuno il 17 giugno, Serena lo raggiungerà il 26 settembre, pensate: assieme si sono portati a casa cinquanta tornei del Grande Slam. Senza contare Valentino Rossi, Gianluigi Buffon, il campione australiano di equitazione Andrew Hoy, medaglia di bronzo a Tokyo nell'all-around a sessantadue anni e i tanti cinquantenni o giù di lì che corrono dietro o spazzano il ghiaccio davanti alla "tazza" del curling. La compagnia della nebbia.
Sono luoghi che possono trovare tutti, basta andare su Google. No, il posto in cui Federer si sta cercando è un altro, è la panca di uno spogliatoio sulla quale si è seduto alla fine dell'ennesima giornata sul campo, cento servizi, decine di dritti lungolinea e incrociati, altrettante discese a rete sotto il sole per sentire sulle corde la carezza della sua inimitabile volée. Il problema è che improvvisamente ti accorgi che stai sudando e tutto fa male, perché il tennis a un certo punto ti "spezza" osso dopo osso, muscolo dopo muscolo - dove sono Del Potro e Murray e Wawrinka? - e ti getta come ha raccontato Andre Agassi nella confusione più terrificante. Non una tv a inquadrare Mirka e i quattro bellissimi gemelli, l'espressione sobria di mamma e papà, il volto di sfinge di Ljiubicic, suo ultimo allenatore, magari Edberg o quello svizzero con il cappellino che mai diresti sia stato da sempre il capitano della squadra di Davis, Severin Luthi, la sua famiglia allargata, la rete di protezione, il lettino dello psicanalista. Sei solo Roger assieme al Federer che rincorri, aspetti di slacciarti le scarpe e ti domandi: fino a quando? Forse a fine stagione, forse dopo un altro Wimbledon, forse come ha fatto Sampras con lacrime e standing ovation. Basta che non sia un lungo lamento. Sarebbe una delusione.
Quasi dieci anni fa Federer spiegò in una intervista al Foro italico che avrebbe ascoltato le gambe più che il braccio. Gli spostamenti, i riflessi, il timing sulla palla soprattutto nella fase difensiva, uno dei suoi punti di forza principali mai esaltato abbastanza, gli avrebbero fornito le risposte giuste nel momento giusto. Gli si leggeva negli occhi una fiducia non sbruffona, ha vinto per altri dieci anni lasciandosi sfuggire soltanto la medaglia d'oro olimpica a cui teneva moltissimo, a Londra. Purtroppo questi dieci anni sono trascorsi senza derogare al loro compito. Succede sempre che la realtà prende il sopravvento su di noi, Federer è abbastanza intelligente da saperlo ed è probabile che con discrezione glielo stiano ricordando anche gli sponsor che contribuiscono in modo cospicuo al suo tesoro da oltre novanta milioni di dollari l'anno. Forever young è soltanto una canzone o una complicata e forse patologica condizione dello spirito. Il gesto tennistico di Federer si può paragonare alla perfezione della Pietà, che Michelangelo ultimò intorno ai venticinque anni. Qualcosa vorrà dire.